[DA LEGGERE] Cattolicesimo ed Ecologia: contro le accuse della Nouvelle Droite

Sintesi della 605° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano , non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo causa epidemia di coronavirus. e preparata durante la festa della Madonna del Carmine. La conferenza si riallaccia ad una conferenza critica di Piergiorgio Seveso, la numero 8, tenuta il 24 gennaio 2008. Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso).

In ampi settori “laici” del pensiero contemporaneo e post moderno è presente una ben precisa accusa nei confronti della tradizione cristiana, segnatamente quella occidentale: di aver avvilito, svalutato la natura, lanciando un’ impostazione culturale faustiana, mirata al prepotente e incontrastato dominio dell’uomo sul cosmo. È un’ accusa mossa al cristianesimo da Alain de Benoist, più in generale, dalla galassia della Nouvelle Droite francese, e di default, da molti settori della sinistra “verde”.

Per quanto riguarda il pensiero neo pagano post moderno, muovendo questo strale polemico contro il cristianesimo, esso si richiama segnatamente alla filosofia di F. Nietzsche e di M.Heidegger; il” filosofo dello Zarathustra” sosteneva che la morale cristiana avesse prodotto la svalutazione e il risentimento contro il “mondo reale”(natura) a vantaggio di un “supposto “”mondo in se” soprasensibile.

Alain de Benoist imputava al cristianesimo segnatamente,ma in linea generale a tutto il monoteismo, la denigrazione della natura, come conseguenza del fatto che il monoteismo, sostituendosi al politeismo, avrebbe sostituito al ” sacro” della natura immanente il “Santo” trascendente.

Concordando con M.Heidegger, Alain de Benoist sostiene che già la metafisica razionale del pensiero cristiano preparerebbe il terreno alla tecnica e al pantecnicistico progetto di totale assoggettamento della natura ( secondo l’ autore di “Essere e tempo”, da un punto di vista metafisico, gli USA e l’ URSS non differiscono granché, dal momento che sia il capitalismo statunitense occidentale che il collettivismo sovietico contemplano il primato della tecnica e non si oppongono alla sua onnipervasivita’).

A tal guisa, il sovramondo Divino monoteista si colloca nell’alveo d’ elezione della cultura moderna, industrialista e tecnicista, che ha progressivamente degradato l’ambiente (1).

Nondimeno, la sensibilità naturale appartiene esclusivamente alle religione pagane?

Il monoteismo e le religioni della trascendenza hanno necessariamente come esito la trascuranza dell’ecologia e delle sue problematiche, nonché quello svilimento dell’ambiente naturale che la Nouvelle droite francese imputa al cristianesimo?

Una maggior sensibilità verso la natura è indiscutibile in contesti culturali-filosofici precristiani, pagani e neo pagani, in forme di pensiero di natura naturalista e panteista. Infatti la trascendenza di Dio comporta che egli sia l’Essere stesso, la Perfezione auto sussistente, mentre le creature non possiedono l’essere che in maniera imperfetta e contingente. Ogni filosofia religiosa della trascendenza di necessità in qualche modo ” desacralizza” la natura, l’ambiente, tutto il creato. Dice Marcello Veneziani” È anche vero che in linee generali ogni religione fondata sulla trascendenza del mondo ” desacralizza” e in qualche modo relativizza i beni di questo mondo,e dunque anche i beni ambientali e il mondo naturale..

Un paragone tra Cristianesimo e religiosità pagane da questo punto di vista, sancirebbe la indiscutibile superiorità della sensibilità naturale nelle religioni pagane”(2)

Comunque rimane infondata e generica l’accusa nei confronti del cristianesimo di sottovalutare i beni ambientali e naturali, almeno per il fatto che Nouvelle droite francese e sinistra ecologista muovono questa accusa, prendendo in considerazione ed astraendo dal contesto delle pagine dei Vangeli o delle opere della cristianità, soltanto le espressioni di un presunto atteggiamento svalutativo verso la natura; sottacendo

 invece tutte le espressioni che, al contrario, intendono stimolare ed educare ad atteggiamenti di valorizzazione verso il creato,di vera e propria amorosa sollecitudine. Come dimenticare le parole di imperitura bellezza del nostro compianto amico Antonio Diano? “Ogni gradino del creato, nella sua natura vegetale o animale, riveste un ‘indiscutibile dignità rispecchiando la bellezza e bontà del Creatore, pur in orizzonte gerarchico”. Basta una lettura attenta dei Vangeli stessi per rintracciarvi espressioni di commozione e amorosa sollecitudine verso tutto il creato.

Sin dai Padri della Chiesa, il magistero cattolico ha definito la destinazione di natura sociale e universale dei beni naturali, insistendo sulla natura peccaminosa di qualsiasi abuso, violazione, appropriazione indebita di essi.

Come non citare il Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi, opera che con metodo paradigmatico e forse insuperabile, testimonia il legame fraterno che correla l’umanità e il creato?

Si tratta di un intreccio profondo, di una profondità che è fraternità, che pure non è scevro da insidie, momenti conflittuali, difficoltà di interazione, dal momento che occorre pur sempre tener conto del fatto che l’uomo e la natura hanno codici e linguaggi differenti. Eppure vi è legame profondo e fraterno…Pensiamo alla superficialità di tanta pubblicistica di oggigiorno, non solo laicista ma anche cattolica, che presenta in maniera tutto sommato superficiale il messaggio e l’ insegnamento di San Francesco d’Assisi, riducendo con un buonismo petulante l’opera del Santo  a un manifesto ante litteram  dell’ambientalismo contemporaneo e della “sinistra verde”. Scandagliando in profondità l’opera di San Francesco, comprendiamo come la simbiosi tra l’uomo e la natura sia tutt’ altro che facile e immediata, si tratta di una dialettica che alterna al momento dello scontro quello dell’incontro; il contadino medievale rappresenta l’ antitesi dell’ homo faber del XXI secolo; tanto il primo si guarda bene dal violentare la natura, onorandola nelle sue misteriose architetture, quanto il secondo​ tende a un atteggiamento di prometeica tracotanza e trasforma la tecnica in pantecnicismo; tanto il contadino medievale è consapevole della propria finitudine, dell’inevitabilità dell’insuccesso e scopre in fondo il significato del proprio insuccesso proprio nell’intimo rapporto con la campagna e la natura, quanto l “homo faber” novecentesco non accetta né limiti, né catene; non si farà mai una ragione della propria finitudine né dei propri insuccessi e in una sorta di gnosi prometeica potrà abbandonarsi a violenze e sopraffazioni nei confronti della natura.

Nella posizione della Nouvelle droite e in quella heideggeriana, secondo cui la metafisica razionale cristiana avrebbe spianato il terreno alla tecnica (“esito secolare della metafisica stessa”), all’atteggiamento faustiano di assoggettamento e svilimento della natura è facile cogliere un equivoco; si tratta della confusione tra visione cristiana e visione gnostica . È appannaggio di quella visione gnostico- manichea che i Padri della chiesa, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, Gregorio di Nissa, Gregorio Nazianzeno, San Tommaso d’Aquino, hanno confutato con successo affermare un dualismo tra il mondo dello spirito e quello della carne o della natura e dall’ orfismo pitagorico il manicheismo stesso ha ereditato l’idea della natura come prigionia e mortificazione dello spirito. Invece la “philosophia perennis” respinge con argomenti di metafisica razionale questo dualismo; attraverso la via razionale “ex gradu” l’ Aquinate risale all’esistenza di Dio Sommo Bene e Creatore ; le perfezioni dell'” Esse” e del ” Bonum” sono partecipate dai vari enti in una gerarchia di gradazioni, nondimeno in questa gerarchia mai si configura dicotomia tra vegetale, sensibile, intellegibile,spirituale,ma comunanza.

Sempre contro Alain de Benoist e Martin Heidegger osserviamo che la tesi del dualismo catartico tra spirito e natura appartiene alle eresie del cristianesimo, ma non alla filosofia cristiana in quanto tale. Marcello Veneziani considera le eresie medievali come una sorta di “fiume carsico” che si sarebbe riversato nel puritanesimo radicale di certo protestantesimo, ma che non ha contaminato nel corso dei secoli la visione cattolica del cosmo; non è un caso che lo spirito faustiano e pantecnicista sia appannaggio del protestantesimo (almeno di una buona parte di esso) e non già del cattolicesimo. Il magistero ecclesiastico costantemente stigmatizza la tracotanza superomistica e prometeica che non si arresta a un equilibrato dispiegamento delle potenzialità offerte dalla tecnica; che aspira a quel totale assoggettamento della natura denunciato anche da E. Husserl nella sua “Crisi delle Scienze Europee”, indice di un oblio del legame costitutivo tra scienza, tecnica e razionalità classica.

Oggigiorno, l’ideologia ambientalista ed ecologista si presenta (salvo rare dignitose eccezioni) come un fenomeno radical chic di inaudita aggressività , di vitalista irrazionalità che rasenta l’isteria, dissociato da ogni trascendenza, da ogni traccia di quell’originaria idealizzazione della natura da cui pure ha preso piede; gran parte della contemporanea ideologia ambientalista è laicista sino al idollo e , al contempo, non ha più nemmeno alcun nesso di continuità con la filosofia di Rousseau, né con la dignitosa ancorché insostenibile neo pagana sacralità del Benoist.

E’ scaduta a propaganda ideologica allo stato puro e soltanto spiriti ingenui possono continuare a pensare che vi sia contrapposizione tra questa ideologia ambientalista decadente e la sfera del turboconsumismo.

È lecito sostenere la diffusione di un vero e proprio “imbroglio ecologico”. Assillanti e petulanti pubblicità a favore dei cosiddetti cibi transgenici, l’ossessiva pubblicità di vacanze ” low cost” alla volta di incontaminati paesaggi esotici sono il sintomo tangibile che la società dei consumi ha egemonizzato l’immaginario ambientalista, i confini tra ambientalismo e sfera del business sono diventanti vieppiù labili sino a scomparire del tutto.

(1) Marcello Veneziani disamina in profondità nel suo “Processo all’ Occidente” edito per Sugarco la contrapposizione tra politeismo pagano o neo pagano e monoteismo cristiano in rapporto al problema della natura e dell’ambiente; confuta in maniera ineccepibile l’idea del De Benoist secondo cui il monoteismo, sostituendo al concetto immanente di “sacralità” quello trascendente di “Santità” avrebbe già per se inaugurato la direttrice dell’Occidente moderno”faustiano” e pantecnoctatico, denigratore dell’ecologia. La tesi del neo pagano De Benoist è facilmente destituibile di fondamento, almeno per il fatto che tra l’avvento del cristianesimo e la temperie newtoniano-cartesiana della scienza e tecnica moderna intercorrono innumerevoli secoli.

(2) sicuramente la visione naturalista pagana e neo pagana in virtù del suo concetto di “divino immanente da prova di maggior sollecitudine verso la natura e l’ambiente ciò nondimeno non autorizza ad affermare che le filosofie della trascendenza sottovalutino o disprezzino tout court l’ambito naturale

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