Dal mondo conservatore ora si va contro il ratzingerismo. In modo piuttosto chiaro. Un’analisi:

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di Redazione

Adesso sarebbe facile per noi martellare con il classico e un po’ fastidioso: Lo avevamo detto! Dopo anni in cui ci è toccata la parte dei troppo severi, di quelli che si ostinavano ad andare contro o che non volevano vedere il bicchiere mezzo pieno, ora che in tanti notano che il bicchiere non solo è vuoto ma è pure sparito, la tentazione di brandire il noto adagio è forte. Ma non lo faremo per tre motivi: 1. non è nel nostro stile, 2. sappiamo che come noi abbiamo scoperto la verità un passo alla volta, così è normale che succeda ad altri, 3. abbiamo rispetto e talvota stima del lavoro fatto da chi ora parla più chiaramente.

Già ieri, col Guelfo Rosa, si è fatto il punto della situazione: La maschera del Concilio è caduta. Benvenuti nel club, ma occhio alle 7 regole di base.

Entriamo nei dettagli. Dopo le dichiarazioni di Mons. Schneider contro l’ecumenismo e la definizione della Messa Tridentina come forma straordinaria (forma costante, dice il vescovo kazako, qui) e quelle di Mons. Viganò contro l’ermeneutica della continuità (qui), è iniziato uno tsunami di più o meno aperte prese di distanza dalla marcia lenta della rivoluzione, quella woitil-raztingeriana (per un affresco di alcuni errori/orrori dell’Emerito, qui). Sia chiaro: i due vescovi non hanno dato luogo ad un attacco diretto a Benedetto XVI, ma è di piana evidenza quale sia la conseguenza logica immediata delle loro parole nel giudizio sull’operato del teologo bavarese.

Prendiamo alcuni esempi dai commentatori dell’area, con grassettature nostre.

Aldo Maria Valli in un suo intervento annota, riprendendo Mons. Viganò:

Insomma, “nonostante tutti i tentativi di ermeneutica della continuità miseramente naufragati al primo confronto con la realtà della crisi presente, è innegabile che dal Vaticano II in poi si sia costituita una chiesa parallela, sovrapposta e contrapposta alla vera Chiesa di Cristo. Essa ha progressivamente oscurato la divina istituzione fondata da Nostro Signore per sostituirla con un’entità spuria, corrispondente all’auspicata religione universale di cui fu prima teorizzatrice la massoneria. Espressioni come nuovo umanesimo, fratellanza universale, dignità dell’uomo sono parole d’ordine dell’umanitarismo filantropico negatore del vero Dio, del solidarismo orizzontale di vaga ispirazione spiritualista e dell’irenismo ecumenico che la Chiesa condanna senza appello”. Arrivare a queste conclusioni provoca, lo ripeto, sofferenza, eppure, come scrive Viganò, occorre guardare in faccia la realtà.

Sul sito di Marco Tosatti, anche Mons. Ics inizia a porsi seri dubbi:

Ma che cosa significa – Concilio mal interpretato? Forse Magister voleva dire – Concilio tradito – da parte di chi si era impossessato delle conclusioni? Cioè i nuovi teologi alla Karl Rahner, maestro di Kasper, maestro di Bergoglio? E chi li ha lasciati impossessarsi delle conclusioni del Concilio? Magister fa una difesa appassionata di Benedetto XVI, filiale ed affettuosa, che io condivido.

Ma Ratzinger come Vescovo, Cardinale e Papa ha passato decenni a prevedere il crollo della civiltà cristiana, della fede, della Chiesa. E si è limitato a prevedere e osservare? Perché Benedetto XVI ha lasciato dichiarare che c’era continuità del successore con lui, senza mai correggere? La non spiegazione della rinuncia mai spiegata di Benedetto rafforza le tesi di Viganò. La rinuncia è un mezzo per un fine. Se non si è certi di cogliere il fine non si usa il mezzo. Il fine era avere un successore come ha avuto? Sia chiaro, da toscanaccio amo polemizzare. Guai chi tocca Ratzinger, ma in questo momento voglio aiutare Viganò.

Roberto De Mattei (che, a onor del vero, non è nuovo a critiche in questo senso) in un articolo dove vengono ribaditi alcuni consolatori clichés conservatori dai quali ribadiamo la nostra ABISSALE distanza, mette però il carico da 90:

Era logico prevedere che con la convivenza di “due Papi” in Vaticano, una parte del mondo conservatore, disgustato da Francesco avrebbe rivolto lo sguardo a Benedetto, considerandolo il “vero Papa”, contrapposto al “falso profeta”. Pur convinti degli errori di papa Francesco, questi conservatori non hanno voluto seguire la strada aperta dalla Correctio filialis consegnata a papa Francesco l’11 agosto 2016. La vera ragione della loro riluttanza sta probabilmente nel fatto che la Correctio mette in rilievo come la radice delle deviazioni bergogliane risale ai pontificati di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II e, prima ancora, al Concilio Vaticano II. Per molti conservatori, invece, l’ermeneutica della continuità di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, non ammette fratture e poiché il pontificato bergogliano sembra rappresentare la negazione di questa ermeneutica, l’unica soluzione per risolvere il problema è quella di eliminare Francesco dall’orizzonte.

Anche Maria Guarini, col lavoro quotidiano di Chiesaepostconcilio, è sempre più esplicita nell’analisi di questi fenomeni. Già cinque anni fa, lo ricordiamo con affetto, ebbe modo di tenere uno dei discorsi d’inizio al nostro primo 25 aprile radiospadista.

Speriamo che questo cammino continui.

2 Commenti a "Dal mondo conservatore ora si va contro il ratzingerismo. In modo piuttosto chiaro. Un’analisi:"

  1. #bbruno   2 Luglio 2020 at 12:56 pm

    perfetta, e quindi l’unica vera, l’analisi di Valli (a parte il riferimento a Viganò): una chiesa parallela e sovrapposta e quindi grottesca deformazione della (Vera) Chiesa di Cristo, dal vaticano secondo in poi. Per stare ai due papi in contemporanea , l’unica differenza che c’è tra i due – oltre il fatto in sé di essere simultanei) è l’astuzia luciferina del tedesco, che ancora riesce ad irretire nell’inganno, o illusione, tanti conservatori (conservatori di che, infatti non si sa….Non basta un ‘formuletta’ per accreditarli come tali…)

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  2. #Leo   2 Luglio 2020 at 5:39 pm

    Bruno , concordo .

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