Francis Thompson: un poeta oppiomane e derelitto in fuga dal Segugio del Cielo

di Luca Fumagalli

Francis Thompson

Francis Thompson fu uno dei maggiori esponenti della poesia religiosa inglese del tardo Ottocento. Di lui, però, è stata tramandata un’immagine edulcorata e semplificata di scrittore ortodossamente cattolico, quando in verità i suoi versi lo collocano piuttosto fra i capofila di quel rinnovamento spirituale e formale che ha nutrito le complesse radici dell’eta contemporanea. Se le sue liriche sono la testimonianza di una Fede autentica, allo stesso modo segnalano un’inquietudine esistenziale decisamente moderna.

Thompson era nato a Preston, nel Lancashire, il 18 dicembre 1859 da una famiglia cattolica della media borghesia. Fin dall’età di sette anni si diede a letture appassionate dei poeti medievali, di Walter Scott, e in particolar modo di Shakespeare. Maturò pure una predilezione per la musica e la liturgia.

Sensibile all’influsso culturale e affettivo di un amico di famiglia, il canonico John Carroll, il giovane Francis iniziò precocemente ad accarezzare l’idea di farsi sacerdote, e a undici anni, nel 1870, venne iscritto all’Ushaw College, dove il conservatorismo teologico coabitava con una grande apertura umanistica. Si distinse, oltre che per i risultati atletici e il delicato senso dell’umorismo, per una non comune abilità poetica: scriveva infatti eleganti versi sia in latino che in inglese, ma non disegnava nemmeno affondi “maccheronici” o parodistici.

Tuttavia con l’avanzare dell’adolescenza cominciò a emergere nel suo animo quel drammatico conflitto – sul modello petrarchesco – fra la religione istituzionale e quella interiore della poesia, tra il crocifisso e l’alloro, destinato a dominare tutta la sua vita e la sua arte. Prese a comporre con sempre maggior frequanza, così assorbito dalla poesia che i superiori finirono per rimproverarlo per la scarsa assiduità alle pratiche del culto. Simili mancanze, da sommarsi alla naturale indolenza e alla timidezza, vennero giudicate gravi per un futuro sacerdote. Di conseguenza Thompson fu costretto a lasciare l’istituto e si ritrovò iscritto per volontà della famiglia alla Madical School dell’Owens College di Manchester.  Vi restò dal 1877 al 1885, disertando sistematicamente le lezioni per rifugiarsi nelle gallerie d’arte e nelle biblioteche pubbliche. Il senso crescente di colpa e di fallimento, aumentato dalla mancata accoglienza delle sue poesie da parte delle riviste letterarie a cui le inviava, lo avvicinò gradualmente all’oppio, anticamera di un grave esaurimento nervoso.    

Un giovane Francis Thompson

Accantonata definitivamente l’ipotesi della carriera medica, Thompson ruppe ogni contatto con i genitori e si traferì a Londra munito solo di una piccola provvigione per l’alloggio e di un paio di libri. Per i successivi tre anni fece vita da strada nello Strand e negli squallidi slums del tempo, passando le notti negli ospizi ma più spesso sotto i ponti dell’Embankment e di Charing Cross. Tentò dapprima un lavoro come fattorino librario, ma ben presto fu ridotto a raccogliere stoppa o a vendere fiammiferi ai passanti. Nel resto della giornata si dedicava alle letture nella ben riscaldata Guildhall Library da cui, però, venne in seguito cacciato a causa dei vestiti malridotti e dell’aspetto da mendicante (una scena che si ripeté identica anche alla National Gallery).

A questo periodo, precisamente ai mesi trascorsi presso il fabbricante di scarpe e filantropo McMaster – che diede a Thompson un alloggio e un lavoro leggero – risale il saggio Paganism Old and New, dove si confutano le teorie dell’arte per l’arte proprie del levigato estetismo decadente e in cui l’autore si fa propugnatore, come nella sua poesia, di un’unione armonica di amore e bellezza, ovvero di un cristianesimo arricchito e perfezionato dalla migliore eredità classico-pagana. Complementare è il saggio The Way of Imperfection, successivo di qualche anno, che si risolve in una critica all’algido neoclassicismo di Pater e a un elogio della saggia “imperfezione” della Natura e della grande arte.

Dopo una breve relazione amorosa con una prostituta, che lo nutrì e lo ospitò nella sua povera casa di Brompton, nel 1887, sull’orlo della disperazione, Thompson mandò alcune delle sue poesie, inclusa la struggente “The Passion of Mary”, a Wilfrid Meynell, direttore del giornale cattolico «Merry England». Oltre a pubblicare i suoi versi, Meynell e la moglie Alice – anch’essa poetessa di talento – accolsero il povero Francis in casa loro, salvandolo dalla miseria e rimettendolo sulla retta via. Lo convinsero poi a ricoverarsi in un ospedale per disintossicarsi e ad accettare un posto tra lo staff del loro periodico. Il nuovo incarico permise a Thompson di incontrare vari intellettuali cattolici – tra cui Hilaire Belloc, Lionel Johnson e il gesuita George Tyrrell, leader del movimento modernista – e soprattutto di mettere in mostra le sue qualità di scrittore, di critico e di recensore. Se Robert Browning non mancò di spendere parole d’elogio per il poema “Ode al sole che tramonta” (“Ode to the Setting Sun”), un articolo in difesa dell’Esercito della Salvezza, Catholics in Darkest England, venne largamente apprezzato dal cardinale Manning che ricevette con calore il poeta e lo pregò di tornare. Quando il porporato morì, nel 1892, Thompson gli dedicò l’ode “Al defunto Cardinale di Westminster” (“To the Death Cardinal of Westminster”).

“Il Segugio del Cielo” (edizione del 1965)

Del 1889 è invece il lungo poema “Il Segugio del Cielo” (The Hound of Heaven”), il suo capolavoro. La descrizione della caccia data alla desiderosa e riluttante anima da parte di Dio, che la assedia col suo passo inseguitore di «tremendo Amante», riflette l’irrequietezza di un’umanità che cerca di barricarsi nelle cose seducenti del mondo: «Pur conoscendo il Suo amore Inseguitore, / temevo fieramente / che, avendo Lui, non avessi null’altro». Ma niente può estinguere la sete di verità e bellezza, men che meno una natura descritta leopardianamente come «povera matrigna». Rifuggire ostinatamente dalla grazia divina significa, in altre parole, accartocciare l’anima in una perenne insoddisfazione: «Nulla dà asilo a te, che non dai asilo a Me».

Dopo “Il Segugio del Cielo” la fatica poetica più ambiziosa di Thompson fu senz’altro rappresentata dalle “Canzoni sorelle” (“Sister Songs”), dedicate alle due figliolette dei Meynell, Monica e Madeline (detta Sylvia). Scritte nel 1890, rivelano il ricco influsso della poesia elisabettiana e della grande tradizione romantica, svelandosi al lettore come una corona di quadretti naturali, con tocchi di fantastico, che si chiudono con quel verso «cercatemi nelle nurseries celesti» che i Meynell scelsero quale epitaffio del poeta.

Nel frattempo Thompson venne coinvolto per breve tempo nel movimento riformatore dei Giovani Cappuccini, anticipatore del modernismo ed assai impegnato socialmente. Pur criticando l’eccessivo naturalismo del gruppo, rimase un ammiratore del suo slancio sincretistico, che coniugava le teorie di Darwin e la filosofia di Nietzsche col pensiero mistico orientale.

Sopraggiunse quindi nuova crisi, complicata dal difficile rapporto con il poeta Coventry Patmore, del quale, al netto dell’ammirazione e del sostegno ricevuto, Thompson non sopportava l’aristocraticismo metafisico e spirituale. Ricadde nell’oppio e ritornò temporaneamente alla vita di strada. Meynell intervenne di nuovo e questa volta inviò l’amico all’abbazia di Pantasaph, in Galles, per collaborare con padre Cuthbert alla redazione dei «Franciscan Annals». Lì Thompson vi rimase, salvo brevi intervalli, dal 1892 al 1897, forse gli anni più equilibrati e fisicamente sani della sua vita. Sull’evoluzione del suo simbolismo cristiano-pagano non vi è dubbio che influirono lo studio dell’ebraico e quelli, tenuti più segreti, del misticismo kabbalistico, dell’astrologia e della massoneria, sulla quale aveva ipotizzato persino di scrivere una storia.

Francis Thompson nel 1893

Nel 1893 vide finalmente la luce sua prima raccolta poetica, Poems, che vendette bene e ricevette recensioni perlopiù lusinghiere, mentre il 1897 fu la volta di New Poems a cui l’autore si era dedicato anima e corpo per reagire alla nuova crisi depressiva provocata due anni prima dalla pubblicazione non autorizzata delle “Canzoni sorelle” da parte di Meynell. Il volume recava una dedica a Patmore con cui Thompson si era ormai riappacificato.

Nel 1897 il poeta ritornò a Londra, stabilendosi in casa dell’editore Arthur Doubleday. A nuove delusioni amorose seguirono le critiche negative ai New Poems che lo costrinsero a ripiegare sul lavoro di recensore per il «Daily Chronicle» e per l’«Athenaeum» e a dedicarsi a una serie di poesie “pubbliche” su commissione, fra cui l’ode giubilare per il sessantennio di regno della Regina Vittoria, quella sulla guerra anglo-boera del 1899 e un’altra per la morte di Cecil Rhodes. Sul suo taccuino Thompson annotò amaramente: «Fine del poeta. Inizio del giornalista. Completati gli anni di transizione». Eppure questo fu anche il periodo dell’ode ai martiri inglesi, “To the English Martyrs”, e della lirica “Il Regno di Dio” (“The Kingdom of God”) in cui il Paradiso è descritto non come qualcosa di lontano e irraggiungibile, ma come parte della quotidianità, quando la grazia divina incontra l’uomo supplicante: «Sì, nella notte, Anima mia, mia figlia, / piangi, afferrando il Cielo per la veste; / ed ecco, Cristo cammina sulle acque / non di Gennesareth, ma del Tamigi!».

Nell’autunno del 1907, proprio mentre i lettori stavano iniziando ad accorgersi del suo genio poetico, la salute di Thompson, minata dalla malnutrizione e dall’abuso di droghe, declinò rapidamente. Venne ricoverato in ospedale, ma ormai per lui non c’era più niente da fare: morì il 13 dicembre ripetendo ossessivamente il verso di una sua poesia: «I miei sogni appassiti, i miei sogni appassiti». Donò per testamento tutti i suoi scritti e diritti letterari a Wilfird Meynell, che era andato a visitarlo ogni giorno.

“Canzoni sorelle” (1895)

Dopo la scomparsa le sue raccolte presero a vendere molto bene, lasciando un profondo segno sugli scrittori cattolici delle generazioni future. La passione di Antonia White per i lavori di Thompson è solo uno dei molti esempi che si potrebbero citare per testimoniare il grande consenso di cui egli godette presso i giovani inglesi nati all’inizio del Novecento. Del resto mai prima di allora un poeta fedele alla Chiesa di Roma aveva parlato con tale intensità al cuore di coloro che erano in cerca di Dio.

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