“Gesù il primo comunista”? Basta con le invocazioni catto-entusiaste “pro Morricone nostro”, davvero.

Un genio, un musicista da aggiungere nel novero di quelli che hanno fatto la storia, non c’è dubbio.

Ma l’entusiasmo del mondo trad-cons per un Morricone immaginario, restauratore della Tradizione e invitto trionfatore sulla modernità, fa un po’ ridere. E fa scopa con il visibilio dei catto-prolifi per le dichiarazioni di Platinette, dalle cui auguste labbra ormai pendono, in attesa di un nuovo testimonial.

Non stupisce che tutto questo sbuchi dal brodo di coltura del post-ratzingerismo, i cui epigoni sono pronti ad andare in delirio per un paio di scarpette rosse ma restano affetti da cecità selettiva di fronte al disastro di Assisi 2011 e ad un altro mezzo vagone di follie neomoderniste.

Un po’ di realismo, gente.

Un quadro “anti-apologetico” del vero Morricone, cattolico all’incirca, lo offrono i bergogliani del Faro di Roma, che come tutti gli orologi rotti un paio di volte al giorno segnao l’ora esatta.

Lo riportiamo per rimettere qualche verità nel nostro piccolo mondo, a valle dei lanci trionfalistici delle ultime ore. Grassettature nostre:


Che effetto le fa l’appoggio di Clint Eastwood a Donald Trump? «Rispetto Clint e le sue idee. Ma su Trump proprio non sono d’accordo!». Rispose così il Maestro Ennio Morricone al Corriere della Sera in una delle sue ultime interviste. «Obama – disse – a me non è dispiaciuto. Ha fatto il suo dovere, pur avendo il Congresso contro».

Ed un giudizio positivo il maestro Morricone lo riservò anche a Renzi:
«fa bene a battersi in Europa per avere più flessibilità. A me pare bravo. So che molti non sono d’accordo con lui, che gli rimproverano forzature. Ma viva le forzature, se servono a scuotere un Parlamento che dormiva da anni: Renzi ha fatto la riforma del Senato, le unioni civili. Spero e credo che continuerà».

Quanto alle sue proprie idee politiche confidò: «Sono cattolico, votavo Dc, ma ho sempre considerato Gesù il primo comunista – diceva -. Mi sento dalla parte dei poveri, anche se ho una bella casa; ma i soldi non li ho rubati…».

In quello stesso colloquio con Aldo Cazzullo, Morricone ricordò la pagina oscura dell’occupazione di Roma: «Mio zio aveva una falegnameria, e io nei mesi dell’occupazione nazista andavo impolveratissimo con il triciclo a prendere sacchi di trucioli per portarli dal fornaio: ogni dieci sacchi, un chilo di pane. Un giorno in piazza Colonna incontrai un prete partigiano, don Paolo Pecoraro, che mi disse: ‘Tra poco ne sentirete delle belle’. Poco dopo sentii un botto. Era la bomba di via Rasella. Poi arrivarono gli americani, e suonai la tromba per loro nei locali di via Cavour. Non ci davano soldi ma cibo — pane bianco, cioccolata, anche pietanze già cucinate — e sigarette; io non fumavo, rivendevo le sigarette per strada e portavo i soldi a casa».

Don Paolo Pecoraro, che fu poi professore e preside di scuola pubblica a Subiaco, si è meritato la medaglia d’argento della Resistenza, per il bene compiuto durante l’occupazione tedesca, come ha ricordato anche Giulio Andreotti sul Corriere della Sera qualche anno fa: «un giovane sacerdote sventolava in Piazza San Pietro a Roma una bandiera rossa incitando i cittadini romani a sollevarsi».

Della moglie, Maria Travia, compagna di tutta la vita e mamma molto dolce (come racconta chi li ha frequentati in anni lontani), il grande compositore rivelò in quel colloquio: «Ci siamo conosciuti a Roma nell’Anno Santo, il 1950. Lei è nata in Sicilia, ma è venuta nella Capitale a tre anni. Era amica di mia sorella Adriana. A me piacque subito moltissimo. Ma a lei io piacevo meno. Poi Maria ebbe un incidente con la macchina di suo papà. Era ingessata dalla testa ai piedi, come usava allora. Io le sono rimasto vicino. E così, giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, l’ho fatta innamorare».

«Anche l’amore per Roma, come per Maria, dura da una vita; mi fa molto male – confidò Morricone – vedere la mia città ridotta così. Abito vicino a piazza Venezia. Quando esco in macchina mi pare di stare in barca o su una pista da ballo, tanto è sconnessa la strada. Purtroppo non ci sono più soldi, amministrare è diventato difficilissimo». Una considerazione che Morricone volle estendere anche alla Rai che, rilevò, non ha più soldi per le orchestre.

Infine quell’incontro con Papa Francesco che fece commuovere il maestro Morricone, in occasione del concerto per i poveri nel 2016.

L’incontro di #EnnioMorricone e la moglie con #PapaFrancesco in occasione del Concerto per i poveri nel 2016 https://t.co/eyEEEuKFo1

2 Commenti a "“Gesù il primo comunista”? Basta con le invocazioni catto-entusiaste “pro Morricone nostro”, davvero."

  1. #bbruno   8 Luglio 2020 at 9:46 pm

    “Gesù, il primo comunista”…Ecco la prova di come la banalità possa convivere con la genialità.
    Come il suo entusiasmo per Papa Francesco: la banalità del cattolico odierno….
    L’amore per i poveri? Un conto è ‘amare’ i poveri, un conto è esserlo…

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  2. #Federico   9 Luglio 2020 at 2:37 pm

    Premetto di non poter essere incluso tra i bravi osservanti , su Gesù se ne sono dette di tutti i colori e forse non è poi così un male visto che da più di 2000 anni ancora parrebbe pietra di scandalo.Riguardo a classificare Gesù con un paragone politico ,credo che lui stesso abbia risposto nel passo evangelico riguardo alla moneta con l’effige di Cesare.

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