[GLORIE DELL’EPISCOPATO] Tommaso Michele Salzano O.P. (1807-1890)

Napoletano, entrò nell’ordine domenicano nel 1825, sacerdote nel 1829, docente di teologia e diritto canonico all’Università di Napoli dal 1834 al 1850, fu nominato vescovo titolare di Tanis nel 1854 ed elevato arcivescovo titolare di Edessa di Osroene dal 1873 da papa Pio IX. Il 12 marzo 1854 era stato consacrato vescovo dal cardinale Sisto Riario Sforza. Della sua partecipazione al Concilio Vaticano ci rimane questo monumentale discorso di sacra eloquenza e passione episcopale tradotto a cura di Piergiorgio Seveso.

Estratti da un discorso tenuto il 2 giugno 1870 al Concilio Vaticano

[…] Vediamo quale sia il giudizio di Sant’Antonino su questa materia. Egli nella terza parte della sua Summa Teologica, titolo 22, della natura dei sommi pontefici, dove parla del Papato, inizia a mostrare l’altissima dignità del successore di Pietro, quando a lui adatta quello che di Cristo profeticamente si diceva nel salmo VIII: “L’hai posto poco sotto gli angeli, l’hai coronato di gloria e d’onore e l’hai costituito sopra le opere delle tue mani”. Dice Sant’Antonino che il Sommo Pontefice, che Cristo ci lasciò come suo vicario in terra, sia per natura minore agli angeli ma per autorità e potere superiore. Un angelo infatti non può nè sciogliere, nè legare, il Papa ha invece il potere plenario e universale di sciogliere e legare. Il Papa è coronato di gloria e di onore perchè è posto al sommo di tutte le dignità, onde meritatamente lo si appella beatissimo e santissimo. E’ coronato con la grandezza dell’autorità, perchè giudica tutti e non è giudicato da nessuno.

Fu collocato sopra tutte le opere di Dio perchè dispone di tutti come di inferiori, apre le porte del cielo, stabilisce gli ordini in tutto il clero e conferma gli Imperi. Da qui secondo sant’Antonino nascono tutti i privilegi che competono al Pontefice, tra i quali l’inerranza nelle questioni di fede e di costumi.[…]

Quindi ancor più manifestamente in medesimo punto Sant’Antonino difende questa medesima sentenza dove dimostra che il sommo pontefice è capo supremo e monarca nella Chiesa di Dio e di qui viene naturalmente il privilegio della sua stessa inerranza.[…]


Eppure per alcuni questa definizione dell’Infallibilità non è urgente, come se non avessimo Annibale alle porte.
Sappiamo in ogni caso che Annibale fu vinto non dalla prudenza di Fabio ma dall’ardore di Scipione. In ogni caso noi non abbiamo Annibale alle porte ma da tempo l’abbiamo tra le nostre mura. Da qualunque punto di vista è chiarissimo con quale violenza, con quale impeto, con quale satanico furore si combatta contro il principio di autorità nell’ecclesiastica ma anche nella civile società. Contro questo principio gli innovatori non cessano di tenere i loro furiosi baccanali.

Possiamo davvero dire che l’eresia dominante dell’epoca nostra è la negazione dell’autorità, eresia che ha pervaso il civile consorzio e la stessa f amiglia. Uomini infami hanno potuto in tutta sicurezza non solo bisbigliare alle orecchie del popolo i loro discorsi che si diffondono come un cancro ma pubblicamente spargere il loro veleno e vomitare il loro pestilenziale morbo con tutti i suoi errori. […] Noi che siamo ricercatori nel tempio di Dio, dobbiamo portare una medicina alla moderna società, non dobbiamo assuefarci alle malattie di questa stessa società.


Annibale non è alle porte ma è tra le mura. Chi ignora quanto oggi si diano da fare i sicofanti e i ciarlatani per abbattere la retta filosofia, i principi del vivere sociale, i principi e la dottrina della Chiesa?
I sommi pontefici furono come sempre pronti a marchiare con apostolico stigma e a condannare queste operazioni, così come fa oggi chi regge la sede di Pietro, il nostro pontefice amatissimo.


Tuttavia è ormai chiaro il tentativo dei rivoluzionari che dicono senza alcun pudore e diffondono tra il popolo, che il Papa non è infallibile[…], che le sue condanne hanno valore attraverso il consenso del concilio o dei vescovi dispersi. In questo modo condannare una proposizione o una dottrina non varrà a nulla e nel frattempo l’errore ogni momento di più si diffonderà con somma rovina delle anime e dei popoli. Se dunque, in tempi passati in cui non v’era tutta questa prurigine di insegnare e di scrivere, non c’era ancora necessità di definire questa verità cattolica, ora è necessario, affinchè l’errore sia schiacciato e domato e la verità brilli sempre di più in questa nebbia di tenebre.


Annibale non è alle porte ma è tra le mura. Infatti in quel tempo in cui i reggitori degli stati erano grandi di nome, di fatto e di autorità per la loro sottomissione alla chiesa, essi erano pronti a confermare con la loro autorità le leggi e le sanzioni canoniche della Chiesa, ed ad applicarle efficacemente nella prassi. Da questo vennero infiniti beni sia alla Chiesa che alla civile società. Oggi res ad triarios pervenit. Posto l’infausto principio della separazione tra Chiesa e stato, è necessario che i vincoli dell’ecclesiastica gerarchia siano strettamente rafforzati, più validamente consolidati, più magnificentemente esaltati, affinchè, persi i supporti umani e confidando nell’aiuto di Dio e tutta pervasa dalla fede nell’inerranza del suo Capo, la Chiesa possa stringersi con maggiori vincoli di sicurezza e obbedienza ed insorgere come una compatta falange contro i suoi nemici e combattere con esito felice più validamente, più alacremente e più velocemente.[…]


Non temo le ribellioni, nè le turbe tumultuose, nè i popoli, nè i re, non temo Garibaldi, non temo Lucifero.
Temo le divisioni tra i vescovi: proclamiamo insieme la medesima verità e non vi siano divisioni tra noi.[…]
Abbracciati in fraterno amore, non dubitiamo di ripetere con il più ampio significato queste parole auree che San Gerolamo scrisse a Papa Damaso, parole auree per questi nostri tempi: io, seguendo nessun’altro che Cristo, mi associo alla tua beatitudine, cioè alla Cattedra di San Pietro. So che quella pietra è edificata la Chiesa. Chiunque mangerà l’agnello fuori da essa, è profano. Se qualcuno non sarà sull’arca di Noè, perirà nel diluvio. Non conosco Vitale, respingo Melezio, ignoro Paolino. Chi non raccoglie con TE, disperde. Chi non è di Cristo, è dell’Anticristo.” […]

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