I 50 anni della nuova messa: l’Institutio generalis Missalis romani (3)

Continua l’analisi della Institutio generalis Missalis Romani che riprendiamo da fsspx.new.
QUI la prima parte
QUI la seconda parte

[foto da qui]

Il 3 aprile 1969, Paolo VI pubblicò la Costituzione apostolica Missale Romanum. Promulgò l’Instituto generalis Missalis Romani – Istituzione generale del Messale romano (IGMR) – che accompagnava il Novus Ordo Missæ (NOM). Questo articolo conclude la rassegna dell’IGMR.

Il memoriale della Risurrezione e dell’Ascensione

La Messa è prima di tutto il rinnovamento incruento della Passione e della morte del Signore; rinnova il sacrificio di Cristo. La doppia consacrazione si riferisce immediatamente ad esso. Ricorda anche, ma secondariamente, la Risurrezione e l’Ascensione di Cristo, intimamente legate alla sua Passione. Questo collegamento è esplicito, ad esempio nella preghiera Unde et memores immediatamente dopo la consacrazione.

Così nel n° 2, la messa è chiamata il “memoriale della Passione e della Risurrezione” di Cristo; al n° 48 si dice che durante l’Ultima Cena “Cristo abbia istituito il memoriale della sua morte e risurrezione”[1]; al 55°, il testo spiega che immediatamente dopo la consacrazione, “la Chiesa celebra il memoriale di Cristo, ricordando principalmente la sua santa Passione, la sua gloriosa Risurrezione e la sua Ascensione in Cielo”; nel n° 55d, si afferma che nell’Ultima Cena, Nostro Signore “istituì il sacramento della Passione e della Risurrezione”; il n° 335 chiama la Messa “il sacrificio eucaristico della Pasqua di Cristo”; e i numeri 7 e 268 affermano che nella Messa celebriamo il “memoriale del Signore”. Il termine Passione non è mai usato da solo, la Resurrezione è sempre legata ad esso.

L’impressione generale di questi testi è che la Messa celebra la Passione del Signore, ma l’enfasi è in egual modo posta anche sul Cristo Risorto, e quindi sulla Risurrezione e l’Ascensione. La dimensione sacrificale della Messa si trova così ridotta.

Il preambolo del 1970

Di fronte alle critiche sollevate da questa prima bozza dell’IGMR, sono state apportate modifiche più o meno notevoli. Alcuni articoli sono stati fortemente rivisti. Una nuova versione compariva nel maggio 1970, preceduta da un lungo preambolo, intesa a rimediare alle gravi carenze della prima versione.

Come sottolinea lo stesso vescovo Bugnini, questo prologo insiste su tre aspetti: a) la storia del messale romano, sforzandosi di mostrare uno sviluppo omogeneo tra il lavoro del Concilio di Trento e di San Pio V da un lato e quello del Concilio Vaticano II e del Consilium d’altro; b) la fedeltà teologica e rituale dell’uno e dell’altro messale alla dottrina della Chiesa; c) la legittimità dei criteri che regolano la riforma.

Il testo ha cura di riprendere alcuni insegnamenti tragicamente imperfetti nella versione iniziale, o che sono stati distorti al suo interno: il sacerdozio ministeriale, la transustanziazione e la presenza reale, le quattro finalità del sacrificio della Messa, la Messa come rinnovamento sacramentale del sacrificio della Croce, la propiziazione, il tutto intervallato da numerose citazioni del Concilio di Trento e dall’affermazione della fedeltà alla Tradizione dei Padri, meglio osservabile oggi perché meglio conosciuta …

Dobbiamo sottolineare l’insufficienza degli articoli 4 e 5, che, messi insieme, mostrano o promuovono un’errata concezione del sacerdozio dei fedeli, poiché affermano che “la celebrazione dell’Eucaristia è l’azione di tutta la Chiesa” , che “il popolo di Dio è chiamato a elevare a Dio le preghiere di tutta la famiglia umana” e, infine, che “rendono grazie, in Cristo, per il mistero della salvezza, offrendo il loro sacrificio”. Il testo aggiunge: “così facendo, si presta così maggiore attenzione agli aspetti della celebrazione che a volte sono stati trascurati nel corso dei secoli”.

Il testo non differenzia sufficientemente il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio comune.

Soprattutto, afferma che gli errori che hanno reso necessaria la conservazione del rito tradizionale ai tempi di San Pio V non sono più validi. È una tragica incoscienza che può solo favorire la rinascita di questi errori.

Allo stesso modo, affermare che le antiche liturgie sono ora meglio conosciute, quindi che ora sia lecito riformare la Messa in modo molto più profondo, è un’affermazione gratuita e pericolosa. Basti ricordare come Pio XII abbia condannato gli sforzi di alcuni che per far “rivivere l’eccessivo ed insano archeologismo suscitato dall’illegittimo concilio di Pistoia” e “ripristinare i molteplici errori che furono le premesse di quel conciliabolo e ne seguirono” [2].

Pertanto, è nel nome della “vecchia norma dei santi padri”, della scomparsa degli errori del tempo di Trento e della migliore conoscenza della liturgia passata, che il testo introduce nuovi canoni, la lingua volgare, la comunione sotto le due specie o che le espressioni riguardanti il ​​distacco dei beni terreni sono state modificate. In effetti, le preghiere del messale tradizionale spesso chiedono a Dio di concederci il “disprezzo per i beni della terra e l’amore dei beni del cielo”. Queste richieste sono completamente scomparse dal nuovo messale. Dobbiamo credere che il materialismo diffuso abbia permesso ai fedeli di acquisire lo spirito di povertà e una maggiore attenzione alla patria del Cielo …

La revisione dell’IGMR

La revisione dell’Istituzione generale del Messale romano fa seguito a numerose critiche provocate dall’edizione del 1969. La rivista Notitiæ [3] spiega a lungo che alcuni di esse non erano chiare o che emanavano da un’opinione preconcetta, e che i Padri del Consilium e gli esperti non avevano trovato alcun motivo di cambiare qualcosa! Tuttavia, per migliorare alcuni punti e, per motivi stilistici, sono state apportate alcune correzioni.

Ecco come viene proposta una nuova formulazione dell’articolo 7: “Nella Messa o Cena del Signore, il popolo di Dio è chiamato a riunirsi insieme sotto la presidenza del sacerdote, che agisce nella persona di Cristo, per celebrare il memoriale del Signore, cioè il sacrificio eucaristico. Per questo raduno locale della santa Chiesa vale perciò in modo eminente la promessa di Cristo: “Là dove sono due o tre radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18:20). Infatti nella celebrazione della Messa, nella quale si perpetua il sacrificio della croce [4], Cristo è realmente presente nell’assemblea riunita in suo nome, nella persona del ministro, nella sua parola e in modo sostanziale e permanente sotto le specie eucaristiche” [5].

Il testo dice anche che è il popolo che celebra il memoriale del Signore. Inoltre, le imprecisioni riguardanti i vari tipi di presenza di Nostro Signore vengono rimosse solo parzialmente. La funzione del sacerdote come rappresentante di Cristo sembra sempre subordinata a quella del presidente dell’assemblea. Questa nuova formulazione non è meno inquietante della prima.

Il nuovo articolo 48 sostituisce la “commemorazione della sua morte e risurrezione” con “il sacrificio e convito pasquale” e aggiunge un’allusione al sacrificio della Croce. Ma la natura della presenza di Cristo è più confusa che mai, e il termine propiziazione appare solo nel prologo ma mai dopo.

Il n° 55d ricevette sostanziali correzioni che citiamo in corsivo: ” Il racconto dell’istituzione e la consacrazione: mediante le parole e i gesti di Cristo, si compie il sacrificio che Cristo stesso istituì (vecchia redazione: rappresenta) nell’ultima Cena, quando offrì il suo Corpo e il suo Sangue sotto le specie del pane e del vino (vecchia redazione: dove Cristo Signore stesso ha istituito il sacramento della sua passione e della sua risurrezione, quando), li diede da mangiare e da bere agli Apostoli e lasciò loro il mandato di perpetuare questo mistero”.

Questa è la correzione più importante dell’Institutio, che corregge diverse ambiguità. Ma rimane in parte insufficiente, perché quello sarebbe stato il luogo adatto per menzionare il sacrificio della Croce e il suo valore propiziatorio.

Giudizio complessivo

Fondamentalmente, questa versione del 1970 rimane la stessa di quella del 1969. Il rito della Nuova Messa rimane invariato e la riforma liturgica è ancora avvelenata dallo spirito ecumenico e modernista che l’ha ispirata. La modifica dell’etichetta non è sufficiente per modificare il contenuto della fiala.


(Fonte: FSSPX – FSSPX.Actualités – 25/07/2020)



[1] L’espressione «memoriale della sua resurrezione» è tratta da Sacrosanctum concilium, n°47. Cf. anche Ad Gentes, 14.
[2] Encyclique Mediator Dei, 20 novembre 1947.
[3] N°54, p. 177.
[4] Concilio di Trento, sessione XXII, c. 1, SzS 1740 ; cf. Paolo VI, Professione di fede, n° 24.
[5] Costituzione liturgica, art. 7 ; Paul VI, Mysterium fidei ; Instruction Eucharisticum Mysterium, n° 9.

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