Il doodle di Marsha con proposta per istituire una giornata del politicamente corretto.

Oklahoma City, 30/06/2020

di Cane Selvaggio

Per fortuna che c’è Google a ricordarci le ricorrenze degli eventi importanti, le personalità significative da non dimenticare, gli indefettibili progressi dell’umanità, le conquiste da scolpire sulla pagina immacolata da cui tutti siamo, chi più chi meno e a partire dal sottoscritto, dipendenti.

Bene, giusto ieri il motore di ricerca e indirizzamento delle nostre vite ci ha ricordato l’inobliabile, in tutto il suo policromatismo.

Un tripudio di arcobaleni facevano da contorno ad un simpatico volto di signora, di quei volti che una volta gli studiosi avrebbero definito di ramo primario equatoriale negroide (per i comuni abbreviato in negro)1, successivamente divenuti neri, o perlomeno scuri, in seguito un po’ enigmaticamente di colore, poi credo cromaticamente svantaggiati, poi forse diversamente pallidi, poi tipo dotati di pigmenti melaninici in tonalità ambrata, ovvero di invidiabile abbronzatura, nel frattempo in realtà cromaticamente avvantaggiati (altrimenti non ci si spiega il penultimo presidente degli Stati Uniti), poi chissà cosa ci riserverà il futuro.

Va bene, si poteva derubricare come il solito omaggio al politicamente corretto, ma la gentile signora chissà perché ci ha insospettito. Infatti…

Marsha P. Johnson è stato/a un’importante attivista statunitense per i “diritti LGBTQI+”, noto per essere colui che ha dato il via al movimento dei Pride. Nato Malcolm Michaels Jr. subito dopo il diploma e il trasferimento a New York inizia a fare la drag queen col nome per cui poi è rimasto noto, con quella P. che stava per “Pay it no mind”, cioè “non preoccupartene” fornito come risposta a chi gli chiedeva quale fosse il suo gender2. A ben pensarci, la risposta più preoccupante che potesse dare.

Partecipò a quelle che negli ambienti sono considerate le mitiche rivolte di Stonewall del ’69, gli scontri con la polizia da cui sono partite tutte le follie rivendicazioniste di chi non era capace di accettare la propria natura di uomo o donna.

Nel ’70 insieme al transgender Sylvia Rivera nato Ray, fonda lo STAR (Street Transvestite Action Revolutionaries)3. Rivera, attivista che cercò più volte di suicidarsi, nel ’94 in contrasto con i movimenti ufficiali (probabilmente troppo moderati) arrivò a mettersi a capo di una marcia illegale a cui partecipava nientemeno che il NAMBLA, quell’associazione nordamericana che si prefigge di normalizzare la pederastia.

Johnson dal canto suo convisse per buona parte della sua vita con la schizofrenia, con accessi di violenza e chissà quali altri tormenti legati alla salute mentale, mentre batteva le strade per mantenersi. Il 6 luglio del 1992 il suo corpo fu trovato nel fiume Hudson. Suicidio secondo la polizia, omicidio secondo gli ambienti legati al Pride.4

Ci asteniamo da qualsiasi noioso e inutile giudizio moralistico sulla persona, la cui abissale infelicità si può scorgere negli occhi che contraddicono manifestamente lo sgraziato sorriso collocato poco di sotto, il tutto contornato da una rigogliosa florealità a formare una carnevalesca, deforme, spaventosa maschera.

Non ci asteniamo invece dal giudicare come indecente il fatto che mentre è in corso un’epidemia mondiale di idiozia per cui vengono abbattute innocue statue di personaggi che con luci ed ombre hanno segnato epoche storiche, vengano al contempo innalzati monumenti mediatici a gente affetta da gravi e conclamati problemi di salute mentale; gente che ha dedicato la propria esistenza a diffondere il proprio abisso di infelicità tra quante più persone possibile.

E così dopo i ricorrenti doodle per le giornate della Terra, quello darwinista con l’anello fossile mancante (tuttora latitante, e avranno un bel da cercare) e sempre a tema quello dedicato alle isole Galapagos senza le quali L’origine delle specie non avrebbe visto la luce, quello per l’anniversario della nascita di John Lennon, quello della festa della Bastiglia, quello del campionato di calcio femminile, quello per il 50° del primo gay pride, una manciata di altri per attivisti della solita causa, si inserisce con una sua logica la celebrazione della nota drag queen, cioè uomo travestito per il “divertimento” di altri uomini.

Ma perché, ci chiediamo, tutte queste date, queste ricorrenze, questo continuo bombardamento con celebrazioni di cattivi maestri e pessime idee? Perché non ci togliamo il dente una volta per tutte? Facciamolo solo un giorno, poi non parliamone più per i trecentosessantaquattro successivi: istituiamo la giornata del politicamente corretto, col monumento al neromigrantebreotransmusulmanopacifistapoliamorosostalkerizzatodalfemminicidaomofoboemaschilistacaucasicoevvival’europaelamonetaunicaletasseleprivatizzazionibellaciaovaccinipertuttigrazieaifilantropievvivancheilcovid19speriamochearrivil20.

Per quell’evento si potrebbe allestire una vera e propria liturgia: ad officiare sarebbe Fabio Fazio, con David Parenzo come chierico di backup. Il celebrante dà la parola ora a Burioni, ora a Cottarelli, ora al mago Otelma (la credibilità è la medesima). La Murgia fa gli onori di casa e Saviano intervista Prodi mentre manda messaggi a Macron e selfie alla Merkel. Ogni tanto appare Monti dal sarcofago, Draghi sogghigna da dietro le quinte come sempre pronto a intervenire, Gad Lerner è ospite d’onore. La Boldrini mette in scena un pezzo in cui si produce in un accorato mea culpa per non avere una pigmentazione epidermica come si conviene oggigiorno per chi conta (cioè scura), e la Bonino regala pompe da bicicletta truccate per tutti mentre si evocano i bei tempi di “quando c’era lui” ovviamente riferito a Giacinto Pannella. Mattarella e Napolitano benedicono all’unisono. In un’occasione del genere probabilmente non avrebbero alcun ritegno nel raschiare e c’è da scommettere che riuscirebbero a riesumare persino Gianfranco Fini.

Nell’attesa di tempi migliori siamo disposti ad accettarlo, a patto che sia una volta all’anno. Quel giorno ci asterremo dalle ricerche sul web e dall’accesso a qualsiasi dispositivo di comunicazione.

Tutti gli altri giorni però, lasciateci vivere in pace.

Cane Selvaggio

1 Non lo dico io, ma il dizionario: http://www.treccani.it/vocabolario/negroide

2 https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/30/marsha-p-johnson-chi-e-e-perche-e-protagonista-del-doodle-di-google-di-oggi/5852229/

3 https://it.wikipedia.org/wiki/Sylvia_Rivera

4 https://it.wikipedia.org/wiki/Marsha_P._Johnson

2 Commenti a "Il doodle di Marsha con proposta per istituire una giornata del politicamente corretto."

  1. #Paolo   9 Luglio 2020 at 3:25 pm

    Grazie anche per questo commento. Prima o poi bisognerà trovare il modo di dare fastidio a Google, oltre che ad altre agenzie del politicamente corretto. Se nulla possiamo contro di loro, edifichiamoci affinchè nulla possano contro di noi. Ripuliamo mente, linguaggio, memoria (storica e biografica) dal politicamente corretto, dalla dittatura arcobaleno

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  2. #mah   10 Luglio 2020 at 11:30 am

    Da notare che le “storie” di Instagram (ormai di proprietà di Zuckeberg) hanno il cerchio arcobaleno per festeggiare il Pride, cosi come Facebook ha loghi e immagini arcobaleno con varie scritte inerenti il tema lgbt che finanzia le loro piattaforme.

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