Il ritrovamento di Santa Rosalia che liberò Palermo dalla peste

Il Martirologio Romano in data 15 luglio riporta: “A Palermo l’Invenzione del corpo di santa Rosalia, Vergine Palermitana. Al tempo del Sommo Pontefice Urbano ottavo, ritrovato miracolosamente, nell’anno del Giubileo liberò la Sicilia dalla peste”. Di seguito, ripreso dal sito santuariosantarosalia.it, riportiamo i fatti salienti all’origine del fistinu in onore della Santuzza.

Metà dell’Ottobre del 1623.
Girolama La Gattuta, originaria di Ciminna (PA), si trova malata e in fin di vita nell’Ospedale Grande di Palermo.
Si rivolge a quella che lei credeva una suora infermiera per chiedere di bagnarle un po’ le labbra tanto era arsa dalla sete.
Appena la giovane monaca si avvicina le dice: “Non dubitare che sei sana, fai voto di andare a Montepellegrino”.
Girolama capisce che era santa Rosalia.
Il terzo giorno è completamente guarita ma, tornata a casa, non adempie al voto.



LA PESTE A PALERMO 

7 maggio 1624.
Arriva a Palermo, proveniente da Tunisi, il vascello della redenzione dei cattivi (riscatto dei cristiani prigionieri dei saraceni).
Il Vicerè Emanuele Filiberto, contro il parere generale per cui si sospettava che a bordo covasse la peste, ne permette l’attracco, “carico come era di mercanzie e ricchi doni a lui inviati dal Re di Tunisi” (cit. Eliana Calandra) e la successiva discesa degli occupanti.
La peste si diffonde in città, i morti sarebbero stati migliaia.

26 maggio 1624, Pentecoste (festa di Pasqua Rosata)
Girolama, che nel frattempo si era riammalata di febbre malarica, sale sul Montepellegrino insieme ad altre due donne per sciogliere il voto.
Beve dell’acqua che gocciolava dalla roccia, viene invasa da un senso di benessere, si sente subito guarita e si addormenta accanto all’ingresso della grotta.
Le appare in sogno una donna, col vestito azzurro, il mantello all’indietro, un bambino in braccio e una collana di coralli al collo.
Le dice: “Figlia, sei venuta ad adempiere il voto: sei sanata”.
Lei capisce che era la Vergine Maria.
Poi, sempre in sogno, vede in fondo alla grotta, una giovane che in ginocchio pregava vestita di arbraxo (stoffa di sacco vecchio).
La visione le indica un punto preciso dove scavare in fondo alla grotta, lì si sarebbe trovato “un tesoro”, “una Santa”.
Al risveglio va verso il fondo, vede una grande pietra e capisce che quello è il “posto” ove scavare.
I primi di giugno, sotto l’insistenza della donna, iniziano gli scavi.
Scavano nella grotta alcuni suoi parenti insieme a contadini del luogo e frati francescani di un convento adiacente alla grotta stessa.

24 giugno 1624
La città viene dichiarata infetta ed il Senato ordina che vengano segnalate alle autorità tutte le persone sbarcate dalla nave.

30 giugno 1624
Il Senato vieta ai cittadini di allontanarsi dalla città e dai suoi territori senza il “bollettino” (specie di lasciapassare che ne garantiva la buona salute), rilasciato dal Maestro notaio.

3 luglio 1624
Il Senato ordina la requisizione del borgo di S. Lucia e lo usa come lazzaretto per gli ammalati.

8 luglio 1624
Le case delle persone ammalate di peste vengono “sbarrate con delle travi di legno” per non far uscire nessuno e impedire il contagio.

15 luglio 1624
Sul Montepellegrino nel luogo indicato da Girolama La Gattuta, sotto una grande lastra di marmo, vengono ritrovate ossa umane bianchissime, inserite in concrezioni calcaree.
Al momento della scoperta la grotta  è inondata da un forte profumo di fiori.
Si sparge la voce e sul monte sale una moltitudine di persone. Pregano, bevono l’acqua e avvengono molte guarigioni.
Le ossa vengono pulite e portate in città nella cappella dell’Arcivescovo Giannettino Doria che vorrebbe certezza sull’autenticità dei resti.



LA PESTE COLPISCE SEMPRE PIÙ PALERMO

27 luglio 1624
Il Pubblico Consiglio stabilisce di onorare S. Rosalia come patrona di Palermo, dedicarle una cappella in Cattedrale, venerare le sue reliquie con una solenne e “pomposa” processione e realizzare un’arca d’argento dove riporle.
Pochi giorni dopo, il 3 di agosto, muore colpito dal contagio il Viceré Emanuele Filiberto.

2 settembre 1624
Il Senato ordina di far “luminarie” per le strade in onore di S. Rosalia.

30 novembre 1624
Il cardinale Giannettino Doria, scettico sulla autenticità dei resti,  nomina una Commissione di teologi e medici perché si pronuncino sulla “invenzione* delle ossa” di S. Rosalia.
La Commissione rimane giustamente perplessa di fronte ai reperti.

23 gennaio 1625
Il Senato elegge alcuni deputati  alla sanità per i quattro quartieri della città perché adottino provvedimenti atti a fronteggiare il rapido diffondersi della peste.

13 febbraio 1625
Il saponaro Vincenzo Bonelli, dopo aver perso la giovane moglie per la peste (11 febbraio), vestitosi da cacciatore. probabilmente per sfuggire ai controlli imposti per motivi di sanità pubblica verso coloro che avevano avuto parenti colpiti dalla malattia, con il cane e il fucile sale sul Montepellegrino con l’intenzione di suicidarsi gettandosi giù dalla cima.
Gli appare una “bella giovane fanciulla con volto d’angelo” che lo ferma dal gesto suicida.
Le chiede il nome e lei risponde: “Sono Rosalia”.
Lo conduce verso la grotta e gli dice che: deve comunicarsi e confessarsi; deve riferire all’Arcivescovo Doria di non dubitare più dell’autenticità delle ossa trovate e di portarle in processione per la città perché solo così sarebbe finita la peste; lui sarebbe morto dello stesso morbo (peste) della sua sposa; la Madonna le aveva promesso che la peste sarebbe cessata al passaggio delle sue ossa in città al momento del canto del “Te Deum Laudamus”.
Il Bonelli viene colpito dal contagio, come la Santa aveva predetto, in punto di morte racconta tutto al suo confessore chiedendogli di informare subito della visione l’Arcivescovo.



GUARIGIONE  MIRACOLOSA

18 febbraio 1625
Il Cardinale colpito dal racconto di Vincenzo riconvoca la Commissione dei teologi e dei medici.
Questi il 18 febbraio certificano che tra i reperti vi è un corpo “ingastato in densa pietra” ed una piccola testa certamente di giovane donna.
Poiché si sapeva che l’unica donna vissuta sul monte era Rosalia, confortati anche dalle guarigioni miracolose e dalla corrispondenza delle predizioni agli accadimenti, si sollevano tutti i dubbi e viene dichiarata l’autenticità dei resti trovati.

22 febbraio 1625
Il Senato riceve in forma ufficiale dal cardinale G. Doria le reliquie di santa Rosalia che, liberate in parte dalle incrostazioni calcaree, vengono elencate, riposte in un cofano rivestito di velluto e deposte in una cassa d’argento.

3 marzo 1625
Il Senato autorizza la spesa per la costruzione dell’urna d’argento per le reliquie di S. Rosalia e dopo 10 giorni il cardinale Doria autorizza e predispone per la festa e la processione in onore della Santa.

9 giugno 1625
Si svolge la processione delle ossa di S. Rosalia con la partecipazione di numerosissima gente.
Al passaggio dei resti e precisamente al canto del “Te Deum Laudamus” gli ammalati guariscono dalla peste sotto gli occhi di tutti e il contagio si arresta.
Gli scrivani del re annotano nei registri comunali i nomi, l’età, il luogo della guarigione ed ogni dato di tutte le persone guarite.

3 settembre 1625
A poco più di un anno dal ritrovamento delle ossa il cardinale Doria, luogotenente generale del regno, dispone che, essendo stata ottenuta per grazia di S. Rosalia la liberazione dalla peste, possono liberamente circolare “uomini, animali e merci”, certificando così l’estinzione completa dell’epidemia.

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