Quando si concluse il Sinodo amazzonico, tra le bottiglie di spumante del mondo di mezzo conservatore per lo scampato pericolo e i sospiri di sollievo per la presunta frenata bergogliana, su Radio Spada – non senza una punta di disincanto – facemmo notare che la rivoluzione andava avanti secondo le sue abituali dinamiche (“Esortazione, colpo da maestro modernista: (quasi) tutti cantano vittoria e la rivoluzione avanza”).

La cronaca dei mesi successivi ha dimostrato quale fosse il cammino intrapreso dal (declinante, questo sì) bergoglismo 3.0. Ora arriva una nuova e netta conferma che, fondandosi (comprensibilmente) sul Vaticano II segna un decisivo punto nello svuotamente del ruolo sacerdotale.

La Congragazione per il Clero rende noto e ribadisce che i laici potranno celebrare matrimoni e funerali. In effetti, ancora una volta va notato come i neomodernisti bergogliani non si inventino nulla, ma si limitino ad approfondire un solco già tracciato (e le note a piè di pagina lo dimostrano ampiamente).

Per comprendere, oltre le semplificazioni giornalistiche, la degenerazione conciliare (di cui anche in questo articolo possiamo contemplare i frutti) rimandiamo, tra l’altro, ai volumi:

Di seguito il prolisso testo dell’Istruzione: La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa. Grassettature nostre:


[…]

1. La riflessione ecclesiologica del Concilio Vaticano II e i notevoli cambiamenti sociali e culturali degli ultimi decenni hanno indotto diverse Chiese particolari a riorganizzare la forma di affidamento della cura pastorale delle comunità parrocchiali. Ciò ha consentito di avviare esperienze nuove, valorizzando la dimensione della comunione e attuando, sotto la guida dei pastori, una sintesi armonica di carismi e vocazioni a servizio dell’annuncio del Vangelo, che meglio corrisponda alle odierne esigenze dell’evangelizzazione.

[…]

98. Oltre a quanto compete ai Lettori e agli Accoliti stabilmente istituiti[146], il Vescovo, a suo prudente giudizio, potrà affidare ufficialmente alcuni incarichi[147] ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici, sotto la guida e la responsabilità del parroco, come, ad esempio:

1°. La celebrazione di una liturgia della Parola nelle domeniche e nelle feste di precetto, quando «per mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica»[148]. Si tratta di una eventualità eccezionale, a cui fare ricorso solo in circostanze di vera impossibilità e sempre avendo cura di affidare tali liturgie ai diaconi, qualora siano presenti;

2°. L’amministrazione del battesimo, tenendo presente che «ministro ordinario del battesimo è il Vescovo, il presbitero e il diacono»[149] e che quanto previsto dal can. 861, § 2 costituisce un’eccezione, da valutarsi a discrezione dell’Ordinario del luogo;

3°. La celebrazione del rito delle esequie, nel rispetto di quanto previsto dal n. 19 dei Praenotanda dell’Ordo exsequiarum.

99. I fedeli laici possono predicare in una chiesa o in un oratorio, se le circostanze, la necessità o un caso particolare lo richiedano, «secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale»[150] e «in conformità al diritto o alle norme liturgiche e nell’osservanza delle clausole in essi contenute»[151]. Essi non potranno invece in alcun caso tenere l’omelia durante la celebrazione dell’Eucaristia[152].

100. Inoltre, «dove mancano sacerdoti e diaconi, il Vescovo diocesano, previo il voto favorevole della Conferenza Episcopale e ottenuta la licenza dalla Santa Sede, può delegare dei laici perché assistano ai matrimoni»[153].


[147] Nell’atto con cui il Vescovo affida i summenzionati compiti a diaconi o a fedeli laici, determini chiaramente le funzioni che sono abilitati a svolgere e per quanto tempo.

[148] C.I.C., can. 1248, § 2.

[149] Ibid., can. 861, § 1.

[150] Ibid., can. 766.

[151] Ecclesiae de mysterio, art. 3, § 4: AAS 89 (1997), 865.

[152] Cfr. C.I.C., can. 767, § 1; Ecclesiae de mysterio, art. 3, § 1: AAS 89 (1997), 864.

[153] C.I.C., can. 1112, § 1; cfr. Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Pastor Bonus (28 giugno 1998), art. 63: AAS 80 (1988), 876, a proposito delle competenze della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.