La cosa più rilevante sulla vicenda Santa Sofia (di cui pochi parlano)

The Ottoman Imperial Army in 1900, Unknown author / Public domain

di Miguel

Cari Amici di Radio Spada,

Quante parole su Santa Sofia. Alcune giuste, altre fuori luogo. Molte ipocrite e intempestive.

Prima gli stupefatti dell’ovvio: che gli islamici la volessero moschea.

Poi i ben svegliati dall’ecumenismo, pronti a scoprire che la musealizzazione massonica non regge gli scossoni del neo-ottimanesimo.

A seguire gli occidentalisti antibergogliani un tanto al chilo, pronti a ridurre Santa Sofia a una ridicola pedina della scacchiera nel cosiddetto scontro di civiltà, dove la civiltà sarebbe il liberalismo.

Infine il gran calderone di tutto il resto.

Sinceramente, vederla museo indifferentista (figlio della concezione massonica tipica di quella che fu la Turchia post-ottomana) o moschea della Turchia neo-ottomana, mi cambia poco. Come mi cambierebbe poco vederla in mano agli scismatici greci. 

Santa Sofia o è cattolica o non è. Fosse per me non solo dovrebbe essere cattolica ma, per un sano agere contra, ristabilita nel rito romano, come ai tempi delle Crociate.

Torniamo alla realtà. Il fatto che conta (e che molti ignorano) non sta tanto nella spada esibita durante la preghiera islamica e nemmeno nella presenza strabordante di Erdogan. Ma nel contesto che rendeva strabordante quella presenza e inquietante quella spada. Ovvero chi era alla cerimonia. 

A parlarne è addirittura Avvenire, da cui sintetizzo i fatti: là sotto le volte c’erano i leader di alcuni Paesi dei Balcani e della Somalia, dove la presenza turca è sempre più influente, a tutti i livelli, non escluso quello militare. Pare ci fosse anche l’emiro del Qatar, Al-Thani, e il leader del “governo libico” Fayez al-Sarraj.

Un manifesto geopolitico a pieno titolo? Del resto, la “Sura della Conquista”, è stata recitata da Erdogan in persona: subito dopo, è andato in visita alla tomba di Maometto II il Conquistatore, di cui forse si sente il successore morale. 

Questo è il dato su cui riflettere. Che sarà del Mediterraneo, un tempo Mare Nostrum, oggi – sempre più – area portuale con un socio così colorito. La domanda è legittima.

Hasta luego,

2 Commenti a "La cosa più rilevante sulla vicenda Santa Sofia (di cui pochi parlano)"

  1. #Mattia Spaggiari   25 Luglio 2020 at 8:16 pm

    FInalmente qualcuno che non fa il pianto greco su Santa Sofia! L’opzione moschea-museo equivale all’opzione tra due eresie, l’Islam -come diceva San Giovanni Damasceno, l’Islam non è che un’eresia cristiana, e tra le più banali per giunta- e il Pluralismo, e tra le due non so sinceramente quale sia la meno peggio. La situazione è lagrimevole ora tanto quanto in passato e in avvenire, fino al giorno in cui la Basilica tornerà ad essere cattolica (di Rito greco o latino poco importa). Complimenti a Miguel.

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  2. #otello pedini   26 Luglio 2020 at 1:47 pm

    Concordo in pieno, anche se, su “Chiesa e postconcilio”, un compunto e “moderato” commentatore ha subito denunciato questo “estremismo”. Complimenti all’autore e al sig. Mattia Spaggiari

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