La maschera del Concilio è caduta. Benvenuti nel club, ma occhio alle 7 regole di base.

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del Guelfo Rosa

Cari Amici di Radio Spada,

vi scrivo. O meglio: non scrivo a voi, ma a tutti gli altri.

Sì, è un po’ di tempo che non ci sentiamo e forse è il momento di dire qualcosa. Sbaglierò, ma mi pare di cogliere un tempo favorevole.

Non parlo di meteo ovviamente ma del progressivo e disordinato risveglio che in vari settori ecclesiali si sta avendo sul tema del Concilio.

Innanzitutto una buona notizia: il fatto che si possa attaccare – da tempo, liberamente e senza sanzione – un evento di questa portata significa che per le stesse autorità moderniste non ha un carattere vincolante. Il Magistero non si discute, questa roba sì. Ergo non è Magistero. E come potrebbe esserlo, del resto, se le premesse su cui è fondato sono quelle della libertà religiosa, ovvero la negazione frontale di ogni vincolo effettivo?

Ciò però che più mi interessa non è la generica critica ma la presa di coscienza circa il fatto che il problema non sta solo nella marcia veloce (progressista) del modernismo ma anche (e aggiungo: soprattutto) nella marcia lenta (pseudoconservatrice). Le malattie mortali quando hanno meno sintomi iniziali sono più pericolose.

Lo abbiamo visto nelle dichiarazioni di Mons. Schneider su Assisi e in quelle di Mons. Viganò contro l’ermeneutica della continuità (sì, il pastrocchio che da Roma cercano di propinarci da qualche decennio).

Altri vescovi (si veda Mons. Lenga o Mons. Gracida) hanno idee meno chiare, ma la sostanza mi pare essere quella di una vaga presa di coscienza. Certamente disordinata e priva di unità ma è pur qualcosa.

Non parliamo poi delle miriadi di preti (e giornalisti) che si sono scongelati e oggi – focosissimi – gridano contro il modernismo, forse senza sapere esattamente che cos’è. A tutto questo si aggiunga quello che – per semplicità – è da lungo tempo definito come il mondo della Tradizione.

Eccoci arrivati al punto. Quando Radio Spada nacque tutta la gente citata era amabilmente assisa in un congelatore bavarese presso cui celebrava la messa montiniana e dispensava consigli su come bere il Concilio senza morire subito avvelenati. Perdonate l’esagerazione (e la semplificazione), ma lì stiamo.

All’epoca questo sito di antimodernisti integrali era visto come una strana bestia, anzi come un mezzo mostro. Del resto, il mondo ovattato dalla musica del pianoforte col gatto sopra e le scarpette rosse sotto era un buon diversivo per non pensare troppo.

Ora, con l’arrivo dello tsunami argentino le cose che Radio Spada diceva anni fa, sono spesso e volentieri sulla bocca di vescovi, intellettuali, influencer, blogger, gente di strada e di sagrestia.

Un gran bene, no? Sì, ma fino a un certo punto.

A questa chiassosa e simpatica onda di neofiti bisogna dire: “Benvenuti nel club, ma occhio alle regole di base!“, per evitare di uscirne più fessi di quando si è entrati.

Riassumo:

  1. La battaglia non è facile. Quindi occhio a pensare che la sola comprensione del problema possa bastare. Di intellettualoni che avevano capito tutto e sono finiti (migliore delle ipotesi) in un solipsismo distruttivo o (peggiore delle ipotesi) totalmente fuori strada, ne abbiamo visti tanti.
  2. Attenzione a fissarsi su un aspetto dei problemi compresi e non sulla totalità. Si tratta della trappola classica in cui si tende a cadere. “Ho capito la crisi della Chiesa ma a me interessa la Litrugia“, quanti con questo intento son finiti a servire una volta al mese la Messa Tridentina del mercoledì pomeriggio, preceduta dalla messa degli scout e seguita dal corso parrocchiale di yoga.
  3. Attenzione a spersonalizzare troppo. Tenendo fermo che nessuno può giudicare le intenzioni di nessun altro, va chiarito che le idee son portate dalle persone. Se avete capito che Assisi 2011 e l’ermeneutica della continuità sono inganni e avete paura di fare il nome di Ratzinger, rischiate di sviare il prossimo e voi stessi. Chi prende in mano un libro di quell’autore deve sapere che è potenzialmente a rischio.
  4. Attenzione ai sentimentalismi. “Sì, ho capito dove sta il problema ma il mio parroco è tanto buono, poi mi ha battezzato 50 anni fa e dice il Pater in latino“, ecco benissimo, offritegli un caffè e un catechismo di San Pio X, magari un Tridente Antimodernista, ma occhio a non adagiarvi sul Pater in latino, perché se detto prima dell’incontro ecumenico col pope della chiesa rumena, non basta.
  5. Attenzione agli orticelli (e dal canto opposto all’entrismo). Tentazione comodissima è quella dell’orticello, opportunamente dogmatizzato. “Ho trovato il tal prete, è duro, tenace, ha idee chiare, tutto il resto fa schifo“. Si tratta della trappola settaria, causa da 60 anni della balcanizzazione del mondo della Tradizione. Una balcanizzazione (o meglio: orticellizzazione) in cui, con la scusa di aver capito tutto, ci si massacra (a volte con modi non proprio evangelici) tra mezzi scismi, autocefalie improvvisate e fiumi di chiacchiere. Quanto all’entrismo, valga quanto detto negli altri punti.
  6. Attenzione agli apparizionismi e ai complottismi un tanto al chilo. In tempi di caos le soluzioni facili e brevi sono una grande tentazione. “Come usciremo da questa crisi? Al tale è apparso un santo, dice che va fatto così, così e così“. Negli ultimi 60 anni non sono mancati fenomeni di questo tipo: massima prudenza, in particolare in considerazione del fatto che la sola autorità che può giudicare è sostanzialmente eclissata. In particolare se vedete esibizionismi, protagonismi, logorrea… alla larga! Una buona sintesi, per quanto insufficiente in mancanza di autorità, è qui: Quando il demonio fa pregare: le 11 regole per discernere segni, locuzioni e fatti straordinari Altra “via breve” è quella dei complottismi un tanto al chilo, che finiscono per squalificare ogni discorso sui veri complotti.
  7. Occhio all’ego. La superbia è stato il primo peccato commesso e rimane il primo ostacolo a ogni bene. In questa battaglia la presunzione rispetto a chi “non ha capito”, gli egoisimi, le piccole e grandi code di pavone, sono nemici insidiosissimi.

Ripeto queste regole ai tanti nuovi arrivati ma soprattuto le ripeto a me stesso e a voi tutti di Radio Spada.

Avanti così.

Un commento a "La maschera del Concilio è caduta. Benvenuti nel club, ma occhio alle 7 regole di base."

  1. #Paolo   4 Luglio 2020 at 11:06 am

    Grazie in modo particolare per il punto n.7 “occhio all’Ego”: la “balcanizzazione”, cioè la riduzione in piccoli orticelli reciprocamente nemici che ha frantumato il mondo della Tradizione è il frutto del vizio capitale di superbia. Non basta aver capito se la silenziosa conclusione che ne segue è “dunque sto a posto, e tutti gli altri non capiscono niente”. Se parole come “misericordia”, “umiltà”, “carità”, sono oggi sporcate dalla neo-chiesa, allora cerchiamo di ritrovare il loro senso partendo dai Vangeli e dai classici della letteratura ascetica. S.Francesco di Sales convertì migliaia di calvinisti col sorriso e la pazienza, e non era certo un modernista.

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