di Massimo Micaletti

L’Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa”, pubblicata oggi 20 luglio (vedere nostro precedente articolo), prevede la possibilità per i laici di assistere a matrimoni e funerali.

Ora, per essere più chiari è sufficiente riprendere la lettera dell’Istruzione, parr. 98, 99, 100:

98. Oltre a quanto compete ai Lettori e agli Accoliti stabilmente istituiti il Vescovo, a suo prudente giudizio, potrà affidare ufficialmente alcuni incarichi ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici, sotto la guida e la responsabilità del parroco, come, ad esempio:

1°. La celebrazione di una liturgia della Parola nelle domeniche e nelle feste di precetto, quando «per mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica». Si tratta di una eventualità eccezionale, a cui fare ricorso solo in circostanze di vera impossibilità e sempre avendo cura di affidare tali liturgie ai diaconi, qualora siano presenti;

2°. L’amministrazione del battesimo, tenendo presente che «ministro ordinario del battesimo è il Vescovo, il presbitero e il diacono» e che quanto previsto dal can. 861, § 2 costituisce un’eccezione, da valutarsi a discrezione dell’Ordinario del luogo;

3°. La celebrazione del rito delle esequie, nel rispetto di quanto previsto dal n. 19 dei Praenotanda dell’Ordo exsequiarum.

99. I fedeli laici possono predicare in una chiesa o in un oratorio, se le circostanze, la necessità o un caso particolare lo richiedano, «secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale» e «in conformità al diritto o alle norme liturgiche e nell’osservanza delle clausole in essi contenute». Essi non potranno invece in alcun caso tenere l’omelia durante la celebrazione dell’Eucaristia.

100. Inoltre, «dove mancano sacerdoti e diaconi, il Vescovo diocesano, previo il voto favorevole della Conferenza Episcopale e ottenuta la licenza dalla Santa Sede, può delegare dei laici perché assistano ai matrimoni».

Le note di riferimento, ovviamente tutte fondate su documenti del Concilio Vaticano II, comprovano che lo spirito dell’Istruzione è quello che immediatamente appare, ossia inserire i laici stabilmente all’interno della liturgia in ruoli ulteriori rispetto a quelli che già ora coprono. Certo, si potrà obiettare che la lettera parla di “casi eccezionali” e che comunque la presenza del laico è demandata al Vescovo e non può essere frutto dell’iniziativa del singolo sacerdote; viene però viene da chiedersi a) quali siano questi casi eccezionali e b) se l’autorizzazione del Vescovo debba essere data evento per evento, oppure è ad personam, oppure ancora è data al sacerdote affinché abbia la facoltà di indicare sia i laici che i casi in cui debbono presenziare.

E’ fin troppo facile avere in mente i casi dei “ministri straordinari dell’Eucaristia” previsti dall’Istruzione “Immensae caritatis”, promulgata dalla Sacra Congregazione per la disciplina dei Sacramenti il 29 gennaio 1973 per casi, appunto, eccezionali di mancanza o impossibilità del presbitero nel servizio della Comunione; segnatamente, l’Istruzione prevedeva che:

Le circostanze, nelle quali può mancare un sufficiente numero di ministri per la distribuzione della santa Comunione, sono diverse, cioè:

durante la celebrazione della Messa, a motivo di un grande affollamento di fedeli oppure per qualche particolare difficoltà in cui venga a trovarsi il celebrante; – fuori della celebrazione della Messa, quando per le distanze dei luoghi è difficile portare le Sacre Specie, soprattutto in forma di Viatico, a malati in pericolo di morte, oppure quando il numero degli infermi, soprattutto negli ospedali o in istituti simili, richieda l’opera di più ministri

Prosegue poi la Immensae Caritatis nei seguenti termini:

È data facoltà agli Ordinari dei luoghi di consentire che persone idonee, espressamente scelte, possano, in qualità di ministri straordinari, in singole circostanze o anche per un periodo di tempo definito, oppure anche permanentemente in caso di necessità, sia cibarsi da sé stesse del Pane eucaristico sia distribuirlo agli altri fedeli e portarlo ai malati nelle loro case, quando:
a ) manchino il sacerdote, o il diacono o l’accolito; b ) i medesimi siano impediti di distribuire la santa Comunione a motivo di altro ministero pastorale, per malattia e per età avanzata; c ) il numero dei fedeli che desiderano di accostarsi alla santa Comunione sia tale da far prolungare
eccessivamente la celebrazione della Messa o la distribuzione della Comunione fuori della Messa.

Casi talmente “eccezionali” che si sono poi tradotti nella circostanza, cui spesso si assiste, di uomini o donne che, al momento della distribuzione dell’Eucarestia, si mettono a fianco al prete e danno la particola, pur non essendovi, ovviamente, alcuna impossibilità del sacerdote che è infatti di fianco a loro o non essendovi alcun affollamento di fedeli.

Funziona sempre così: il caso eccezionale diventa occasione per concedere una data facoltà, del tutto inedita; il caso eccezionale non è però precisamente individuato nei suoi profili; la facoltà eccezionale, quindi, diventa libertà e la prassi fa il resto.