OTTAVA DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO
Stazione alle loro basiliche, in Vaticano e sull’Ostiense

A quest’ottava degli Apostoli, oltre il sermone di san Leone più sopra indicato [], si riferisce con tutta probabilità anche la messa n. XXVIII del Leoniano: «Solemnitatis apostolicae multiplicatione gaudentes». L’omilia del grande Ponteifce che salvò Roma da Attila, fu sicuramente pronunziata a san Pietro; mentre invece in favore della seconda sinassi sul sepolcro apostolico dell’Ostiense, abbiamo gli Atti del Martire Sebastiano colla scena del presbitero Tranquillino, che nel di ottavo del natale dei santi Pietro e Paolo viene sorpreso dagli infedeli sulla tomba dell’Apostolo delle Genti, e vi è trucidato.

L’introito della messa è come il 2 corrente [2]. La Chiesa esalta la sapienza dei due Principi del Collegio Apostolico, sull’insegnamento dei quali poggia tutto il nostro edificio dogmatico.
Ecco la bella colletta: «Tu, o Signore, che porgesti la tua destra al beato Pietro mentre camminava sulle onde, perché non affondasse; e liberasti dall’alto mare il suo compagno d’apostolato Paolo, quando per ben tre volte patì naufragio; ci concedi pei meriti d’entrambi di giungere al porto dell’eternità».
La prima lettura è come il di 26 giugno [3]. I due Principi degli Apostoli vengono chiamati viri misericordiae appunto perché, avendone essi conseguita da Gesù Cristo una misura più larga che ciascun altro, sanno per propria esperienza quanto questa misericordia ci sia necessaria, ed il loro cuore più d’ogni altro si sente quindi portato ad aver pietà per noi.
Il responsorio che segue è come per la messa dei martiri Maris, Marta ecc. il 19 gennaio [4]; il verso alleluiatico è speciale e deriva dal racconto evangelico dell’ultima cena giusta san Luca:
«Allel. Voi siete quelli che mi siete rimasti fedeli nei miei cimenti; io però disporrò per voi il regno, cosi che voi vi assidiate in trono per giudicare le dodici tribù d’Israele».
La Chiesa canta in onore di san Paolo: qui et meruit thronum duodecimum possidere. Ora si domanda come mai questo seggio sia stato attribuito a Paolo, quando invece il posto lasciato vacante da Giuda venne attribuito a san Mattia.
Rispondono i Padri, osservando anzitutto che la tradizione della Chiesa, lungi dall’attribuire a Paolo l’ultimo luogo tra gli Apostoli violando i diritti di Mattia, invoca invece il Dottor delle Genti insieme con Pietro siccome Principe dell’Apostolico Collegio. Ciò indica adunque che il numero duodenario dei troni non va esclusivamente inteso in senso matematico; tanto più che neppure le tribù d’Israele erano dodici, ma tredici. Di più, oltre i figli d’Abramo, v’è anche tutta l’umanità estra-palestinese da giudicare.
Sant’Agostino intende il numero duodenario in senso simbolico, in quanto esprime pienezza ed universalità. I dodici troni sono dunque semplicemente i seggi degli Apostoli e dei loro imitatori, come le dodici tribù d’Israele significano l’intera umanità prefigurata dai dodici figli di Giacobbe.
La lezione evangelica (Matt., XIV, 22-33) col racconto di Pietro che, in uno slancio di fede, all’invito del Divin Maestro scende dalla barca e cammina impavido sulle onde del lago di Tiberiade per andare a Gesù, doveva essere rappresentato in pittura o mosaico nella basilica Vaticana; tanto da rendere la scena molto famigliare ai Romani che accorrevano a pregare al sacro tempio. Vi allude anche l’odierna colletta, e ne troviamo inoltre ripetuto il concetto nell’iscrizione altra volta esistente nell’oratorio Vaticano della santa Croce:

SALVA . NOS . CHRISTE . SALVATOR . PER . VIRTVTEM . CRVCIS
QVI . SALVASTI . PETRVM . IN . MARI …

L’antifona per l’offerta delle oblate è come per la festa di san Basilide il 12 giugno [5]. I Santi pur nella loro gloria esaltano e rendono onore a Dio, dal quale hanno conseguito ed al quale riferiscono quindi ogni loro bene.
Ecco la colletta prima dell’anafora consecratoria: «Ti offriamo, o Signore, le oblazioni e le preci nostre, nella fiducia che le preghiere degli Apostoli Pietro e Paolo le rendano meno indegne della tua maestà».
Ecco l’ufficio di Cristo e dei Santi in cielo. Lassù tutti adorano l’augusta Triade e pregano incessantemente per noi. Pietro lo promise formalmente alla vigilia del suo martirio: Dabo autem operam et frequenter habere vos post obitum meum, ut horum memoriam faciatis (II Peti, I, 15).
Paolo poi ci assicura, che egli anche in vita non faceva che pregare per tutta la famiglia cristiana: Non cesso … memoriam vestri faciens in orationibus meis (Eph., I, 16).
Il prefazio è quello ora comune a tutti gli Apostoli, ma in origine si riferiva esclusivamente ai due Grandi che: «operis (Dei) Vicarios eidem (a Roma) contulisti praeesse Pastores».
Ad onore dei santi Apostoli aggiungeremo un altro bel prefazio del Leoniano: «Vere dignum etc. Qui ut hanc sedem regimen Ecclesiae totius efficeres, et quod haec predicasset, ostenderes ubique servandum, simul in ea et apostolicae Principem dignitatis, et Magistrum gentium collocasti. Per etc.». Quanta romanità, nel più alto senso cristiano, in queste venerande formolo del Sacramentario Leoniano!
L’antifona per la Comunione, è come alla messa del 2 giugno, pel natale dei Martiri Pietro e Marcellino [6].
I giusti sono nelle mani di Dio; così che né Erode potrà nuocere a Pietro quando e come vuole, né gli Ebrei varranno a trattenere in ceppi Paolo o ad ucciderlo, siccome avevano congiurato nel Sinedrio. La Divina Provvidenza dirige le loro vie e raddrizza perciò i consigli degli empi; così che, anche loro malgrado e inconsapevolmente, essi servano a mandare in esecuzione il suo maraviglioso piano di salute. Pietro e Paolo cadranno in fine vittime dell’empietà umana, ma nel giorno, nell’ora e nelle circostanze che Dio ha preordinate, perché il loro martirio si converta in un magnifico trionfo.

Per Crucem alter, alter ense triumphans,
Vitae senatum laureati possident.


Segue la preghiera di ringraziamento.
«Proteggi, o Signore, il tuo popolo che s’affida al patrocinio dei tuoi Apostoli Pietro e Paolo, e lo conserva sotto la tua continua protezione».

Frutto di questa particolare devozione romana ai due massimi principi degli Apostoli, è la bella preghiera edita nei Breviari sotto Urbano VIII, in cui si descrive il Signore che, additando Roma a Pietro ed a Paolo, dice loro: Recingete questa nuova Sion e fortificatela all’intorno; custoditela, cioè, proteggetela, rafforzatela nelle vostre preghiere. Affinché quando talora io mi adirerò e scuoterò l’universo, riguardando tuttavia il vostro inviolabile sepolcro e quelle stigmate che voi voleste per me sopportare, la mia misericordia vinca lo sdegno, ed accolga allora volentieri la vostra intercessione. Quando infatti vedrò miseramente prostrato il sacerdozio e la cosa pubblica, allora mosso a compassione mi piegherò a pietà, ricordandomi di quella mia promessa: Io proteggerò questa Città in riguardo di David mio servo e di Aaron a me consacrato. Amen.
I Protestanti hanno cercato d’innalzare Paolo sopra Pietro, attribuendo al primo, più che allo stesso Cristo, la fondazione della Chiesa. La teologia ed il catechismo cattolico bastano a tenere i fedeli lontani da simili eresie. Cristo ha fondato la Chiesa su Pietro, ma ha disposto che Paolo nel coro degli Apostoli fosse il più grande disseminatore del santo Vangelo e l’organo più importante della divina rivelazione.
Il loro posto gerarchico è bensì distinto: siccome però essi hanno fondata insieme la Chiesa di Roma, lasciandola quindi erede del loro sangue, delle loro ossa, dell’universale Primato di Pietro, dell’universale magistero di Paolo, cosi la liturgia li ha sempre uniti in un unico culto di ammirazione e di gratitudine, senza mai separarli. De quorum meritis atque virtutibus … nihil diversum, nihil debemus sentire discretum – dice san Leone Magno.
A Roma, questo senso dell’indissociabilità dei due Apostoli, la cui autorità ancor oggi il Papa invoca nei suoi atti più importanti, è tradizionale. Le imagini di Pietro e di Paolo ornano sin dall’alto medio evo i suggelli plumbei pontifici, sui quali Paolo ha perfino la destra e Pietro la sinistra. Pier Damiani nel secolo XI scrisse un opuscolo per ispiegarne il motivo.
Ai tempi di san Gregorio Magno, la legge che obbligava i vescovi d’Italia a visitare a periodi determinati la due tombe dei Principi degli Apostoli, era già assai antica. Dopo il VII secolo, quella legge venne a poco a poco estesa a tutti i vescovi di rito latino.
Alla fine del secolo XIII, circolava insistente la tradizione del giubileo, ossia dell’indulgenza plenaria che avrebbero conseguito i devoti, i quali nell’anno iniziale del nuovo secolo avessero visitato i sepolcri Apostolici. Bonifacio VIII accreditò quella tradizione, e nell’anno 1300 apri le porte delle due basiliche di Pietro e di Paolo, concedendo a quanti accorressero a pregare su quelle ossa sacrate, piena pace e perdono. Solo in seguito, il Laterano e la basilica Liberiana furono comprese nell’elenco delle chiese da visitare per l’acquisto dell’indulgenza. Da principio invece, il giubileo venne concesso esclusivamente in onore dei due sepolcri dei Principi degli Apostoli.
È anche profondo il significato che, mentre sull’altare di san Pietro nei di più solenni e quando il Pontefice vi celebra il divin Sacrifizio, ai lati del Crocifisso sorgono le due statue in metallo dorato dei santi Pietro e Paolo, anche sull’altare papale della basilica Ostiense, ricco dei preziosi candelabri gemmati recentemente donati da Benedetto XV, altre due graziose statuine marmoree rappresentanti i santi Apostoli Pietro e Paolo adornano il ciborio cosmatesco della confessione.
Questo concetto romano dell’inseparabilità del culto dei due Apostoli, viene inoltre fatta rilevare assai bene da Sisto III nell’iscrizione dedicatoria del titolo d’Eudossia.

HAEC . PETRI PAVLIQVE . SIMVL . NVNC . NOMINE . SIGNO
XYSTVS . APOSTOLICAE . SEDIS . HONORE . FRVENS
VNVM . QVAESO . PARES . VNVM . DVO . SVMITE . MVNVS
VNVS . HONOR . CELEBRET . QVOS . HABET . VNA . FIDES

Io Sisto, elevato alla dignità dell’Apostolica sede, dedico questo tempio a Pietro e Paolo insieme. Ambedue voi non costituite che un solo binomio ; ricevete dunque un unico dono. Un identico culto esalti coloro che rese nostri un’unica fede.

Oggi Roma Cristiana termina l’ottava dei suoi grandi Apostoli. L’importanza però di queste colossali figure aveva già fatto sì, che nel medio evo il loro natale costituisse come il centro d’uno speciale ciclo liturgico ricordato già nei volumi precedenti.
Nella lista evangeliare di Wurzburg sono notate due seconde domeniche post Pentecosten: una ante natale Apostolorum, e l’altra post natale Apostolorum.
L’Omiliario di Carlo Magno conta invece sette domeniche post natale Apostolorum, mentre il Calendario di Fronteau ne conosce sei ed il Comes Albini cinque.
In tanta diversità di computi, ecco la parola autorevole del Sacramentario
Leoniano, il quale in un prefazio del 29 giugno osserva, che la festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, nonché un giorno, una settimana, un mese, a Roma dura ininterrotta tutto l’anno.
«Vere dignum etc. Apud quem, quum beatorum Apostolorum Petri et Pauli continuata festivitas, aeterna celébritas, et triumphi caelestis perpetuus sit natalis; nos tamen beatae confessionis initia recolentes, frequenti tribuis devotione venerari, ut crebrior honor impensus sacratissimae passioni, maiorem nobis prosit ad gratiam. Per etc.».

Termineremo, citando ad onore dei due Apostoli i distici che ancor oggi si leggono sotto le loro immagini musive nella basilica di san Paolo, riprodotte sull’immenso arco trionfale eretto da san Leone Magno.

VOCE . DEI . FIS . PETRE . DEI . PETRA . CVLMEN . HONORIS
AVLAE . CAELESTIS . SPLENDOR . ET . OMNE . DECVS

Alla divina voce tu, o Pietro, divieni il fondamento divino ed il vertice della gerarchia, lo splendore e l’ornamento del regno celeste

PERSEQVITVR . DVM . VASA . DEI . FIT . PAVLVS . HONORIS
VAS . SE . DELECTVM . GENTIBVS . ESSE . PROBAT

Mentre Paolo perseguita i vasi di Dio, diviene egli stesso un privilegiato, Il quale all’opra si mostra siccome veramente destinato ai Gentili.



(Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster OSB, Liber Sacramentorum. Notizie storiche e liturgiche sul Messale Romano. Vol. VII. I Santi nel Mistero della Redenzione (Le Feste dei Santi dalla Quaresima all’Ottava dei Principi degli Apostoli), Torino-Roma, 1930, pp. 333-338)



[1] Serm. LXXXIV, al. LXXXI.
[2] Eccli. XLIV, 15 et 14.
[3] Eccli. XLIV, 10-15.
[4] Sap. III, 1-2 et 3.
[5] Ps. CXLIX, 5-6.
[6] Sap. III, 1-2