“Tre volte beata Anna, che ha messo al mondo Maria” (San Giovanni Damasceno)

Per la festa di sant’Anna, madre della Madre di Dio, la Madre Chiesa fa leggere nel Breviario un passo di un Discorso di san Giovanni Damasceno.

Tadeusz Żukotyński, Sancta Anna, St John Cantius Church, Chicago, 1912
[da qui]

Ci si propone il talamo di Anna siccome doppio tipo ad un tempo di vita coniugale nella madre e di verginità nella figlia: delle quali l’una fu liberata da poco dalla sterilità, l’altra darà tosto alla luce in modo soprannaturale il Cristo formato per operazione divina simile a noi. A ragione dunque Anna, ripiena di Spirito Santo, con animo lieto e giulivo canta: Rallegratevi con me, che, sebbene sterile, ho dato alla luce il germe promessomi, e nutro col mio latte, come avevo desiderato, il frutto della benedizione. Ho smesso il duolo della sterilità, ed ho indossato l’abito della festa della fecondità. Si rallegri con me oggi Anna, la rivale di Fenenna, e celebri col suo esempio questo nuovo e sì inatteso prodigio operatosi in me.
Esultò Sara nel tripudio della sua fecondità senile, figura della mia tardiva fecondità. Le sterili e le infeconde celebrino con me l’ammirabile visita che il cielo s’è degnato di farmi. Tutte le madri che hanno avuto la gioia della maternità dicano anch’esse: Benedetto colui che ha concesso ai suoi servi ciò che domandavano, rendendo feconda una sterile, e dandole questo incomparabile frutto d’una Vergine divenuta Madre di Dio secondo la carne, il seno della quale è un cielo in cui dimorò colui che nessun luogo può contenere. Uniamo anche noi la nostra voce alla loro per offrire lodi a colei che era detta sterile, ed ora è madre d’una vergine madre. Diciamole colla Scrittura: «Beata la casa di David donde sei uscita, ed il seno in cui Dio fabbricò la sua arca di santificazione, ossia colei da cui egli venne concepito senza concorso di uomo».
Veramente beata e tre volte beata sei tu, che hai messo al mondo quella bambina che Dio ricolmò di beatitudine, Maria, che il suo nome stesso rende singolarmente veneranda; la quale ha prodotto Cristo, il fiore di vita: la Vergine, la cui nascita fu gloriosa, e il cui parto sarà ancor più sublime nel mondo. Noi pure, o beatissima donna, ci felicitiamo con te, d’aver avuto il privilegio di darci la speranza di tutti i cuori, la prole cioè della promessa. Sì, sei beata, e beato è il frutto del tuo seno. Le anime pie glorificano il tuo germe, ed ogni lingua celebra con gioia la tua maternità. E certo è degno, sommamente degno, lodare colei che la divina benignità favorì di un oracolo, e diede a noi il meraviglioso frutto, donde è uscito il dolce Gesù.


(Oratio 2 de Nativ. B. Mariæ, prope finem)

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