Sintesi della 609° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo causa epidemia di coronavirus. preparata nella festa di santa Chiara d’Assisi e postata nella vigilia dell’Assunzione. Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso).

Fu abbastanza grave lo scisma nella Chiesa che contrappose nel 1130 Innocenzo II ad Anacleto, ancorché non di lunga durata (durò dal 1130 al 1138), determinato dal confluire di alcuni eventi coevi tutto sommato recenti, la lotta per le investiture (che contrappose Papato e Impero), la Riforma gregoriana (1), il concordato di Worms (che pose fine alla lotta per le investiture), infine pregressi contrasti intestini fra le casate romane che si acuirono dopo la morte di Onorio II (segnatamente i Pierleoni rivaleggiavano con i Frangipani).

Non si trattò quindi di contrasti di natura dottrinale, come nel caso dello scisma del II secolo che oppose Callisto I a Ippolito Romano, ma determinati dal fatto che i due pontefici contrapposti erano appoggiati da famiglie rivali nell’ambito dell’aristocrazia romana e legati a centri di potere differenti. Con ogni probabilità avevano anche spiritualità differente e sarebbe importante approfondire questo aspetto, cosa che mi riprometto di fare in uno studio futuro prossimo.

All’indomani del Concordato di Worms, nell’ambito del collegio cardinalizio si scontrarono due partiti, quello alla cui testa si pose Pierleoni e l’altro guidato dal cardinale e cancelliere Aymari’ (alias Aimarico, per la latinizzazione del nome).

Il primo partito era costituito mediamente da cardinali anziani, creati da Pasquale Il o all’inizio del pontificato di Callisto II. Costoro non avevano considerato positivamente gli esiti del Concordato di Worms che a loro avviso aveva vanificato buona parte dell’opera riformatrice di papa Gregorio VII .Sostenevano la tradizionale alleanza del Papato con il regno dei Normanni, perché essa avrebbe arrecato beneficio e protezione alla Chiesa Romana; infine il partito del Pierleoni avere legami consolidati con gli antichi centri monastici del Meridione di Italia, come l’ abbazia di Montecassino e con essi si sentivano affini per spiritualità.

Il gruppo cardinalizio facente capo all’ Aimarico, che avrebbe sostenuto l’ elezione di Innocenzo II, aveva salutato il concordato di Worms come un evento foriero di vantaggi tanto per il Papato che per l’ Impero, un evento che avrebbe a lungo termine infrenato il divampare di nuovi contrasti. Il partito cardinalizio di Aimarico non vedeva di buon occhio l’alleanza tra Santa Sede e Normanni, considerava questi infidi e ne temeva le mire espansionistiche ed ingerenze a danno della Chiesa Romana stessa. Era alleato della famiglia dei Frangipani, avversa a quella dei Pierleoni.

Onorio II si addormentò nel nome del Signore nella notte fra il 13 febbraio e il 14 del 1130. Ipso facto, Aimarico ebbe l’ iniziativa di convocare i membri del conclave per eleggere il successore, Gregorio Papareschi, futuro Innocenzo II, già cardinale diacono in Santa Maria in Pescheria. Fu eletto poco dopo l’ alba quel 14 febbraio del 1130 nella basilica Lateranense, quando da poco era spirato Onorio II, che ancora non aveva ricevuto sepoltura, ma un funerale rimediato in fretta e furia. Vi oppose il veto, un erudito canonista, Pietro Pisano, dichiarando invalida la nomina. Contravveniva detta elezione al decreto “In nomine Christi” di papa Nicola II, il quale stabiliva doversi riunire la commissione cardinalizia (composta da otto cardinali elettori, di cui due cardinali vescovi, tre cardinali presbiteri, tre cardinali diaconi) solo ad avvenuta sepoltura del pontefice.

Influenzati dal parere del Pisano, la maggior parte del Collegio Cardinalizio aveva dichiarato invalida la nomina a pontefice del Papareschi; parimenti, il partito del Pierleoni che quella stessa mattina si era adunato nella basilica di San Marco Evangelista per eleggere il successore di Onorio II da contrapporre a Innocenzo II.

l partito del Pierleoni designò come antipapa da contrapporre a Innocenzo II il cardinale Pietro Senex, decano del collegio e vescovo di Porto; declinò il Senex l’offerta perché non si sentiva di assumere tale oneroso incarico, allora la scelta cadde sullo stesso Pierleoni, all’unanimità eletto con il nome di Anacleto II.

L’ elezione del Pierleoni venne altresì sottoscritta da alcuni rappresentanti del clero minore romano, tra cui il suddiacono Gregorio,” primicerius scholae cantorum”, futuro cardinale diacono in Santa Maria in Aquino e arciprete della basilica Liberiana. La consacrazione di entrambi i pontefici sarebbe avvenuta il 23 febbraio, Anacleto da parte del cardinale Pietro di Porto nella basilica Vaticana e Innocenzo II da parte del cardinale Giovanni di Ostia nella chiesa di Santa Maria Nova. All’inizio Anacleto Il sembrava poter dominare incontrastato, grazie al favore della gran maggioranza del popolo romano e dell’aristocrazia, lo stesso Innocenzo II , sentendosi non benvoluto dalla gran parte dei cittadini a Roma, aveva persino scelto la via dell’esilio alla volta della Francia. Nondimeno, pian piano la sorte si sarebbe rovesciata a favore di Innocenzo II grazie ad una serie di fattori decisivi, tra cui il consolidato appoggio dell’autorevole Bernardo, abate di Chiaravalle 

A Milano, sin da subito fedele all’antipapa Anacleto II, Innocenzo II incontrò le maggiori difficoltà a scalzare la posizione di potere dell’avversario. Scrive Pietro Zerbi: “La preoccupata attenzione di Innocenzo II doveva particolarmente rivolgersi all’ostile Milano, insigne per tradizioni religiose e sede di una metropoli ecclesiastica dalla giurisdizione assai vasta (2), e altresì fiorentissimo centro di vita economica e punto di raccordo tra le principali vie che scendevano dai valichi alpini e quelle protese verso il centro della penisola e verso Roma”.

Poteva contare senza dubbio sull’appoggio di Bernardo di Chiaravalle che già oltralpe si era rivelato un fedele alleato. Una volta superata la resistenza di Milano e sconfitto l’ arcivescovo anacletiano Anselmo di Pusterla, Innocenzo II avrebbe potuto procedere al consolidamento della propria posizione di forza esautorando Anacleto II sia nella Sede Romana che nel resto dell’Italia.

La città ambrosiana aveva preso partito a favore del Pierleoni, perché in lui aveva visto un alleato ai fini della protezione delle “consuetudines” e degli ” honores” contro l’ “ingerenza” della Curia Romana. Le correnti ambrosiane contavano sul fatto che Anacleto II avrebbe garantito al metropolita milanese due vantaggi, innanzitutto un ruolo insigne ” alla destra” del papa e in secondo luogo la possibilità di ottenere direttamente il pallio arcivescovile da un legato nella sede ambrosiana, anziché a Roma dal pontefice 

A poco a poco si sfaldò a Milano lo schieramento a favore di Anacleto, per quanto sopravvisse un consistente numero di rappresentanti ambrosiani favorevole all’antipapa, anche in seguito al primo viaggio dell’abate Bernardo di Chiaravalle nella città e alla cacciata dell’arcivescovo Anselmo di Pusterla, esautorato “contione populi” e successivamente catturato da un emissario di papa Innocenzo II.

Alla cacciata dell’arcivescovo Anselmo da Milano (3) concorse sicuramente Innocenzo II che aveva organizzato a Pisa (città a lui fedele) un concilio di vescovi innocenziani; inoltre è attestato il consolidamento in periferia di Milano sin dal 1134 di fiorenti comunità monastiche di stretta osservanza cistercense ( ad esempio quella di Coronate costituita di monaci provenienti dalla Francia) che naturalmente consideravano Bernardo di Chiaravalle la guida suprema.

Fu un’ assemblea popolare a deporre Anselmo di Pusterla, seguace di Anacleto, prima ancora che i vescovi alla mercé di Innocenzo II emettessero il verdetto.

Con grande fervore si scagliarono contro Anselmo molti monaci, descritti dal cronista Landolfo con caratteristiche “cappe bianche e grigie”, presumibilmente di osservanza cistercense e provenienti dalle comunità monastiche della periferia milanese di recente fondazione. Invano Anselmo tenterà di tutelarsi, muovendo contro costoro l’ accusa di “eresia” e di scismatico attentato contro l’ unità della Chiesa.

Di lì a poco Innocenzo II avrebbe ratificato l’esautorazione di Anselmo di Pusterla, il suo successore sarebbe stato Robaldo, probabilmente facente parte del drappello di vescovi convenuti a Pisa per organizzare la cacciata dell’arcivescovo Anselmo; su Robaldo non piovevano sospetti di sorta per quanto riguardava la sua fedeltà e subordinazione a Innocenzo II.

Questi conseguì in breve tempo due enormi successi; sfaldò in maniera consistente il fronte pro Anacleto nella città ambrosiana e ,in secondo luogo, fece accettare ai milanesi l’ incoronazione a re di Italia di Lotario nel 1135, nonostante essi appoggiassero Corrado di Hohenstaufen, che sette anni prima avevano appoggiato ed eletto.

Incedendo verso la conclusione del mio rapporto, devo rimarcare che è assai controverso stabilire la legittimità dell’elezione di uno o dell’altro dei contendenti sul terreno giuridico; all’attento e imparziale storico non può sfuggire che entrambe le elezioni avvenute alla fine della prima decade di quel febbraio 1130 contraddicevano il decreto “In nomine Christi”, essendo avvenute prima della sepoltura del pontefice predecessore Onorio II. I fautori di Anacleto II avevano vantato la maggioranza assoluta in seno al collegio cardinalizio, ma è altresì vero che i fautori di Innocenzo II erano la maggioranza in seno ai cardinali vescovi e cardinali presbiteri; i sostenitori di Anacleto avevano impugnato, a mio avviso senza fondamento, un principio del diritto ecclesiastico: quello secondo cui ai fini dell’elezione pontificia avessero voce in capitolo principalmente i cardinali diaconi, mentre ai cardinali vescovi e presbiteri spettasse soltanto  il diritto di approvazione o veto. Sulla base di detto principio rivendicavano la validità dell’elezione di Anacleto II.

Lo scisma si concluse di fatto nel 1138. Mettendo tra parentesi la spinosa questione giuridica, dobbiamo concludere che Innocenzo II prevalse ( alla morte di Anacleto, il successore si sottomise all’autorità di Innocenzo II) per l’ abile strategia diplomatica con cui riuscì a ottenere il favore e riconoscimento del mondo cattolico universale. Aveva il supporto consolidato di centri di spiritualità molto autorevoli, a fianco di Bernardo di Chiaravalle strenua e indefessa fu la sua battaglia contro l’eresie di Pietro Abelardo, Arnaldo da Brescia e Gilberto Porretano.

L’abate di Chiaravalle a sua volta aveva notevole ascendente presso le principali monarchie europee, quindi non deve destare stupore il fatto che esse da subito riconobbero Innocenzo II legittimo pontefice. Ancora: il viaggio del 1135 nella città ambrosiana di Bernardo di Chiaravalle(4) fu a mio avviso decisivo in quanto contribuì all’emergere nella metropoli di un partito favorevole a Innocenzo II, mentre fino a quel momento la presenza di un metropolita anacletiano, Anselmo di Pusterla, aveva determinato una sorta di “scisma sotterraneo” tra la diocesi milanese e la Curia romana.

Anacleto II, pur essendo partito in una posizione di favore in ragione dell’ appoggio di gran parte del popolo romano e dell’aristocrazia, pur essendo riuscito a controllare sino alla fine il Patrimonio di San Pietro, progressivamente perse consensi in seno al mondo laico ed ecclesiastico; i signori laici stessi che in un primo momento lo avevano appoggiato gli voltarono le spalle, non appena realizzarono che la sorte volgeva in senso favorevole a Innocenzo II. Non gli rimase in fondo che il sostegno del Regno dei Normanni a sud dell’ Italia, del Regno di Scozia , di Aquitania e della Polonia.

Note all’articolo

(1) il termine ” Riforma Gregoriana” si riferisce al suo principale artefice, papa Gregorio VII, ma in realtà designa un più ampio movimento di vasto respiro che copre il periodo 1046-1085

(2) allora la provincia ecclesiastica di Milano comprendeva, secondo la testimonianza di Pietro Zerbi, diciotto suffraganee, tutto il Piemonte, gran parte della Liguria marittima e più della metà della Lombardia

(3) dell’ episodio della cacciata dell’arcivescovo Anselmo di Pusterla, favorevole all’antipapa Anacleto, tratta dettagliatamente Landolfo di San Paolo nella sua “HIstoria Mediolanensis”, amico dell’ arcivescovo stesso, per cui dalle pagine della sua cronaca si evince facilmente un atteggiamento critico nei confronti dell’episodio

(4) il primo viaggio di Bernardo di Chiaravalle a Milano nell’estate del 1135 è stato vissuto dagli ambrosiani come un vero e proprio evento miracoloso, sia per i prodigi compiuti dall’autorevole abate, sia per la sua abnegazione e Impegno a liberare molti cittadini milanesi allora prigionieri di comuni rivali (Como, Cremona, Piacenza)