30 AGOSTO
SANTA ROSA DA LIMA, VERGINE

Luca Giordano, Santa Rosa col Bambino Gesù, XVII sec., Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid
[foto da academiacolecciones.com]


«Primo fiore di santità dato dall’America meridionale al mondo: la vergine Rosa…!»; Con queste parole di gioiosa ammirazione la Chiesa comincia l’elogio della giovane vergine che, nel Nuovo Mondo, riprodusse tanti tratti della santità di Caterina da Siena e precorse la semplicità dell’infanzia spirituale di Teresa di Lisieux.

La conquista dell’America.
Era trascorso appena un secolo da quando la Spagna, terminata la lunga lotta contro la dominazione musulmana, si era rivolta all’Ovest e aveva scoperto un nuovo, immenso continente. Vi aveva mandati non soltanto i suoi eroi e i suoi esploratori, ma anche i migliori dei suoi figli, i missionari, perchè annunziassero alle popolazioni pagane la buona novella del Vangelo e aprissero le loro intelligenze alla conoscenza del vero Dio e ponessero al suo servizio la loro attività. Sfortunatamente non arrivarono solo in America persone disinteressate, che avevano l’unico scopo di introdurvi la civiltà cristiana, ma anche avventurieri, che, per la sete d’oro e la crudeltà, furono il flagello degli Indiani. I poveri indigeni furono presto saccheggiati e sterminati da stranieri, che diedero loro esempio di tutti i vizi e li ridussero schiavi. A Lima, metropoli di una della province conquistate, situata ai piedi delle Cordigliere, la corruzione fu tale che san Francesco da Solano dovette imitare il profeta Giona e minacciarla, come Ninive, dei castighi di Dio.

Il fiore di santità.
Ma la misericordia aveva già preso l’iniziativa, la giustizia e la pace si erano incontrate (Sai. 84, 11) nell’anima di una fanciulla pronta all’espiazione e assetata d’amore. Vorremmo fermarci ad ammirare la vergine peruviana dall’eroismo nascosto e dalla grazia candida e pura! Rosa ha per chi l’avvicina soltanto una profumata soavità e custodisce per sè il segreto delle spine senza le quali quaggiù non vi sono rose. Sbocciata dal sorriso di Maria, rapisce il Dio Bambino, che la vuole sul suo cuore. I fiori la riconoscono regina e ogni stagione li vede rispondere al suo desiderio. Al suo invito le piante si agitano gioiose e gli alberi piegano i loro rami, tutta la natura esulta, gli insetti stridono in coro e gli uccelli gareggiano in armonie con lei, per cantare il comune creatore. E Rosa canta al ricordo dei nomi del padre e della madre, Gaspare dei Fiori e Maria d’Oliva: «O Gesù, quanto sei bello fra le olive e i fiori e tu non disdegni la tua Rosa!». L’eterna Sapienza si rivela nei giochi del divino Bambino e della sua prediletta (Prov. 8, 30-31). Clemente X nella Bolla di canonizzazione ci ricorda che un giorno, in cui era maggiore la sofferenza, l’amabilissimo figlio della Vergine benedetta l’invitò per una partita misteriosa in cui la posta era lasciata alla libera scelta del vincitore. Rosa vinse e chiese la sua guarigione, che fu tosto concessa, ma Gesù chiese la rivincita e vittorioso a sua volta, le restituì il suo male, accompagnato dal dono della pazienza, alla sconfitta fanciulla, tutta gioiosa, perché aveva capito che stavolta aveva guadagnato di più. Nelle torture sovrumane dell’ultima malattia, rispondeva a chi la esortava ad avere coraggio: «Chiedo soltanto al mio Sposo che Egli continui a bruciarmi con ardori cocenti fino a quando sarò per lui il frutto maturo, che egli gradisce ricevere da questa terra, per la sua mensa nei cieli». E a chi si stupiva della sua sicurezza, della sua certezza di andare subito in Paradiso disse con calore queste altre parole, che rivelano tutto un aspetto della sua anima: «Io ho uno Sposo che può fare quanto vi è di più grande, che possiede quanto vi è di più raro e non mi rassegno a sperare solo delle piccole cose».

La gloria.
La confidenza era giustificata dall’infinita bontà, dalle assicurazioni e dalle premure del Signore per Rosa. Aveva trentun anni quando, nella notte precedente la festa di san Bartolomeo del 1617, udì un grido: Ecco lo Sposo (Mt. 25, 6)! In Lima, nel Perù, nell’America tutta, prodigi di conversioni e di grazie segnarono la morte dell ‘umile vergine, anche là ove era ai più affatto ignota. «Fu giuridicamente attestato, dice il Sommo Pontefice (Bolla di Canonizzazione), che dopo la scoperta del Perù nessun missionario aveva saputo destare un simile movimento di universale penitenza». Cinque anni dopo si inaugurava a Lima il Monastero di santa Caterina da Siena, che doveva poi continuare l’opera di santificazione, di risanamento, di difesa sociale, che sarà chiamato monastero di santa Rosa, perché davanti a Dio ne era realmente fondatrice e madre. La fanciulla che aveva soltanto pregato e sofferto, che in mezzo alla corruzione del mondo aveva consacrato a Dio la sua verginità, che aveva cercato di vivere silenziosa e nascosta, diventa Patrona del Perù e Papa Clemente X stesso estende poi il suo patronato alle Indie, alle Filippine e all’America intera.

Vita. – Rosa nacque a Lima, nel Perii, da famiglia di oirgine spagnola il 20 aprile del 1586. Al battesimo ricevette il nome di Isabella, ma, per la freschezza della carnagione, fu soprannominata Rosa. L’infanzia e la breve vita furono piene di prove per la sofferenza e la povertà dei genitori. Prese per modello Santa Caterina da Siena, e visse come la santa nella sua casa una vita da vera religiosa e quasi come una reclusa. Amava la solitudine, si imponeva dure penitenze per la conversione degli infedeli e dei cattivi cristiani, assisteva e consolava i genitori. Iscritta al Terz’Ordine di San Domenico, ne portò l’abito e mori a trentun anni il 24 agosto del 1617. Miracoli numerosi provarono la sua santità e Clemente IX la beatifico nel 1668. Nel 1671 da Clemente X, il 12 aprile, fu canonizzata. La festa fu poi estesa alla Chiesa universale e le reliquie sono venerate in Lima e nella chiesa di Santa Maria della Minerva in Roma.

Preghiera per l’America.
Patrona della tua patria terrena, veglia continuamente sopra di essa. Mostra come sia fondata la sua fiducia anche nelle còse terrene, difendendola dai terremoti e dalle rivoluzioni politiche. Stendi la tua protezione anche sulle giovani repubbliche che la circondano, e che pure ti onorano, proteggile contro il miraggio di utopie giunte dal vecchio mondo, contro l’allettamento, le illusioni della loro stessa giovinezza, contro le sette condannate, che finirebbero per scuotere anche la fede sempre viva. Sorridi infine alla Chiesa, o Rosa amata del Signore, che tutta oggi ammira la tua celeste bellezza. Come la Chiesa, noi tutti vogliamo correre nella scia dei tuoi profumi (Colletta della festa).

Preghiera per tutti i fedeli.
Insegnaci a lasciarci prevenire come te dalla celeste rugiada. Insegnaci a rispondere alle delicatezze dello scultore divino, che un giorno a te apparve mentre rimetteva alle cure di quelli che egli ama i marmi scelti delle virtù per levigarli e tagliarli aiutandosi con le loro lacrime e con la penitenza. Soprattutto insegnaci la confidenza e l’amore. Tutto quello che fa il sole, tu dicevi, nell’immensità dell ‘universo, facendo sbocciare i fiori e maturare i frutti, creando le perle in seno all’oceano e le pietre preziose nelle pieghe delle montagne, lo Sposo lo compiva negli spazi senza fine della tua anima, producendovi ogni ricchezza, ogni calore, ogni vita. Sia possibile anche a noi profittare della venuta del Sole di giustizia nelle anime nostre attraverso il Sacramento dell’unione, e vivere soltanto della sua luce benedetta e portare dappertutto il buon odore di Cristo (Colletta della festa).


(Dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1956, pp. 1038-1041)