Come si sa, Joseph Ratzinger ha sempre sostenuto che il Vaticano II vada inquadrato nella tradizione dottrina della Chiesa secondo quella che egli stesso chiamò “ermeneutica della riforma nella continuità”, rifuggendo da farne un super dogma e puntando più sui testi del Concilio che sullo spirito. Noi evidentemente non ci troviamo d’accordo con questa tesi, riteniamo anzi che il Concilio nei suoi testi fu un atto rivoluzionario per mezzo del quale il modernismo, già penetrato nell’arce della Chiesa, abbia preso il potere fino agli ultimi exploit del pontificato argentino. Ed in certi scritti anche l’ex papa sostenne questo drastico cambiamento. Si veda questo estratto dal numero 2 di Sì sì no no del 1986 (pp. 1-2).

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Il card. Ratzinger conferma la rottura dottrinale.
La conferma principalmente nell’ultimo capitolo de Les principes de la teologie catholique. Si tratta di uno studio del 1975, ma è evidente che il cardinale lo considera tuttora valido, avendolo inserito nella succitata opera pubblicata in Germania nel 1982 ed in Francia nelle edizioni Tequi nel 1985.
La Gaudium et Spes, considerata sempre più dopo il Concilio “come suo testamento” – scrive il Ratzinger – è “una revisione del Sillabo di Pio IX, una sorta di contro-Sillabo” (pp. 426 ss.). E perché non sussistano dubbi sull’espressione usata, ricorda che il Sillabo “ha tracciato una linea di separazione davanti alle forze determinanti del XIX secolo, le concezione scientifiche e politiche del liberalismo. Nella controversia modernista questa doppia frontiera è stata ancora una volta rafforzata e fortificata“. (Ancora più chiaramente in nota: “si chiama Sillabo un insieme di dichiarazioni con le quali Pio IX aveva preso posizione sui problemi spirituali e politici posti a quel tempo dalla secolarizzazione. Nella lotta di Pio X contro il modernismo, la linea del Sillabo sarà ripresa e spinta più lontano“).
La Gaudium et Spes – precisa il Ratzinger – “giuoca il ruolo di un contro-Sillabo [e, stando al chiarimento dato sopra, anche di una contro-Pascendi] nella misura in cui rappresenta un tentativo di riconciliazione ufficiale della Chiesa col mondo quale era divenuto dopo il 1789 ovvero lo spirito dei tempi moderni“.
Ora, poiché il Sillabo è un testo dottrinale, com’è facile constatare dal solo sommario degli argomenti trattativi, è inevitabile concludere che alla dottrina del Sillabo del 1864, il Concilio ha opposto la dottrina del contro-Sillabo del 1964, ovvero della Gaudium et Spes.
Resta dunque irrefutabilmente dimostrato questo cambiamento dottrinale introdotto dal Vaticano II. Cambiamento, dinanzi al quel non si dà via di uscita: o si accetta la dottrina tradizionale difesa dal Sillabo (e da tanti altri documenti pontifici del XIX e XX secolo) contro gli “errori moderni”, o si aderisce alla nuova dottrina del contro-Sillabo, che con quegli errori scende a compromessi. Tranne che non si voglia ritenerle entrambe valide, ciascuna per il suo tempo, cadendo in quello stroricismo dottrinale, che la Chiesa condanna.