Alcuni excerpta da un articolo di Sì sì no no (anno XXXII, N. 17, 15 ottobre 2006) intitolato “A proposito di mariologia coranica“. Si tratta di una risposta all’invito rivolto da Vittorio Messori (sulla scia di analoghe dichiarazioni dell’allora musulmano Magdi Allam) a cominciare il dialogo coi musulmani a partire da Maria, che godrebbe presso la setta di Maometto di gran venerazione.

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“Maria, madre di Gesù” è rispettata dai musulmani non come Madre del Verbo incarnato, del Figlio di Dio, consustanziale al Padre – verità di fede orrendamente blasfema per i musulmani, i quali, allo stesso modo degli ebrei, respingono con tutte le loro forze il dogma della Santissima Trinità e in conseguenza l’Incarnazione del Verbo – ma come madre di un semplice uomo, sia pure nato per intervento divino, un intervento che non fa tuttavia nascere il Figlio di Dio, ma un uomo uguale a noi. E come madre di un profeta, dotato da Dio di alcuni poteri straordinari. Ma un profeta dell’islam, e quindi nient’altro che un semplice precursore di Maometto, questo è il punto.
Inoltre, l’identità della Maria coranica è ambigua, dal momento che il Corano sembra confondere “Maria, madre di Gesù”, con “Maria, sorella di Aronne” e quindi di Mosè, vissuta quasi dodici secoli prima. Infatti , oltre a chiamarla “sorella di Aronne”, il Corano afferma che “Maria, madre di Gesù” era della “famiglia di Imran”, che è appunto il nome arabo di Amran, il padre di Mosè e di Aronne. Dire, come hanno sostenuto vari commentatori musulmani, che si trattava semplicemente di un altro Aronne e di un altro Imran, non è così semplice, venendo tale tesi a creare problemi insormontabili, presso gli stessi commentatori, per ciò che riguarda la ricostruzione di una attendibile genealogia di Maria.
Come se non bastasse, la Maria coranica (la “Madre di Gesù”) è presentata come al vera rispetto ad un’altra, che sarebbe stata inserita dai cristiani nella Santissima Trinità, come se Maria rappresentasse la terza persona, anzi la terza delle tre divinità che, secondo il Corano, costituiscono l’infame “trinità” in cui credono i cristiani!
“O Gente del Libro! […] credete dunque in Dio e nei suoi apostoli e non dite: ‘tre’ […] Dio è un dio solo” (sura 4, o delle donne, v. 169).
Un altro errore esplicito e clamoroso dunque: “E quando Dio disse: ‘O Gesù, figlio di Maria, hai mai detto agli uomini: prendete me e mia madre come due divinità, accanto a Dio?’. ‘Per tua gloria, no‘ rispose Gesù ‘perché dovrei dire ciò che io non ho il diritto di dire?”.
Sulla Maria coranica aleggiano, dunque, incertezze e fraintendimenti gravi, che non ci sembra giusto vengano occultati ai cattolici ignari. In tutte queste “confusioni”, i cristiani del passato hanno sempre visto una prova certa dell’impostura di Maometto, dal momento che esse rivelano la presenza nel suo messaggio di fonti cristiane, apocrife o eretiche, ben individuabili. Non può esser stato l’arcangelo Gabriele a trasmettere simili eresie. Così l’idea, a dir poco sconcertante, di Maria terza persona della Santissima Trinità presenta il seguente retroterra ereticale e gnostico:
“Questi attacchi ai cristiani [sul dogma trinitario], più che derivare, come generalmente si tende a pensare, da un interpretazione grossolana del significato del dogma trinitario, sono probabilmente ispirati da contatti avuti da Maometto [oltre che con ebrei] con membri di una setta cristiana che professava effettivamente una dorma di tristeismo [eresia sempre fermamente condannata dalla Chiesa]. Tale era la dottrina di Giovanni Asquthnages di Apamea, che faceva capo alla scuola teologica di Edessa, e che venne condannata dal Concilio di Costantinopoli nel 557: essa sosteneva che vi sono tre nature divine, tre sostanze divine, tre divinità. Anche la sconcertante dottrina secondo cui Maria sarebbe una delle persone della Trinità (o, se si preferisce di una Triade divina) aveva trovato aderenti in certe sette cristiane [eretiche, imbevute di gnosticismo]. Sin dal II secolo gli Ofiti [setta gnostica] identificavano lo Spirito Santo con la Donna primordiale, la Madre dei viventi, che avrebbe generato il Messia; il cosiddetto Vangelo degli Ebrei noto negli ambienti degli Ebioniti – cristiani giudaizzanti influenzati dallo gnosticismo – vedeva nella madre di Gesù lo Spirito Santo. L’accostamento era favorito, se non causato, dal fatto che in aramaico la parola ruha, spirito, e usata come femminile” (I. Sordi, Che cosa ha veramente detto Maometto, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1970, pp. 132-133).
La natività miracolosa del Corano non deve poi far sorgere equivoci presso i cattolici. Essa non ha nulla a che vedere con quella autentica, che si trova nei Vangeli. Gesù nasce sì per il fiat divino comunicato da un angelo a Maria ma è lo stesso fiat che, per i musulmani, fa nascere i bambini forniti regolarmente di un padre e di una madre. La teologia musulmana nega in generale il principio di causalità nel caso che ammette solo l’azione continua della Causa Prima, cioè di Dio, non quella di cause seconde (così come non distingue tra sostanza e attributi di Dio): ” Dio crea volta per volta i singoli fenomeni, la cui connessione causale non è affatto necessaria […] Quando un uomo taglia il collo a un altro la morte dell’assassinato è un fenomeno prodotto per creazione esclusiva di Dio nello stesso istante del taglio del collo [non conseguenza necessaria ed imprescindibile dell’azione del tagliare in quanto tale]” (A. Bausani, L’Islam, Garzanti, Milano, 1980, p. 19). Ogni nostra azione, anche la più semplice movenza esteriore, è dunque opera di Dio, richiede il fiat divino che crea dal nulla.
Nel caso della nascita di Gesù, la Causa prima avrebbe agito nel seguente modo. Allah, dalla sua insondabile onnipotenza, ha voluto far nascere un bambino senza padre, facendo comunicare il suo fiat da un suo messaggero, un angelo in forma d’uomo (Gabriel). Ma Gesù resta pur sempre un uomo e solo un uomo. Ciò è ribadito a chiare lettere nel Corano. “Gesù è, agli occhi di Dio, simile ad Adamo, Dio lo creò di polvere, indi gli disse: “sii” ed egli fu” (Cor, 3, o della famiglia di Imran, v. 52). Simile ad Adamo, rammenta Bonelli, perché “nessuno dei due ebbe per padre un uomo”. È bene ricordare che il modo nel quale il Corano intende Gesù come “simile ad Adamo” non ha nulla a che vedere con la fondamentale interpretazione della figura di Cristo come “secondo Adamo”, l’Uomo Nuovo, rigenerato dallo Spirito, insegnatoci da S. Paolo, 1 Cr. 15, 44 ss (“Il primo uomo [Adamo], tratto dalla terra, è terrestre; il secondo [Cristo] invece è del cielo [è il Figlio di Dio]”). Nel Corano, invece, il parallelo è utilizzato per negare la divinità di Cristo, per affermare una volta di più che egli deve ritenersi “terrestre” come Adamo. Gesù (Isà in arabo) viene dunque dalla polvere come noi, è una creatura come noi. Ciò per noi cattolici è una forma di arianesimo, una delle più gravi eresie cristologiche. Anche se il Corano chiama a volte Gesù “Messia” o il “verbo di Dio”, la sua nascita non è quella del Verbo incarnato: il “verbo” è sempre quello di Allah, il fiat che fa nascere ogni bambino di questo modo, comunicato questa volta al ventre di una donna senza bisogna della mediazione di una padre. Non c’è dunque alcun intervento dello Spirito Santo, ovviamente del tutto assente dal Corano, al pari del padre putativo di Nostro Signore, S. Giuseppe.
Né può pertanto esistere la Sacra Famiglia.
Dopo la nascita di Gesù, Maria ritorna con il bambino presso la sua famiglia ed egli la difende dalla culla dall’accusa di immoralità che i parenti le rivolgevano (si tratta di un miracolo narrato solo nelle fonti cristiane apocrife). Non risulta che i musulmani credano alla verginità di Maria dopo il parto miracoloso (per loro è ovviamente miracolosa la concezione – nel senso sopra visto – non lo è il parto, che mette al mondo un semplice uomo).
Inoltre, la Maria coranica non dà l’assenso all’assenza divina che la riguardava. Non solo non dice nulla di simile alla famose parole: “Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum” (Lc 1, 38). Non dice nulla del tutto. Le parole profferite dalla Santissima Vergine e riportate da san Luca, dimostrano, tra l’altro, che Dio ci ha creati con il libero arbitrio, che Egli vuole la nostra adesione ai suoi decreti, Nulla di tutto ciò nel Corano. “Rispose Gabriele [apparso nelle sembianze di un “uomo perfetto”]: “Io sono soltanto l’inviato del tuo Signore, incaricato di dare a te un figlio puro” // Disse Maria: “Come avrò io un figlio, mentre non mi ha toccato uomo né sono dissoluta?” // Disse Gabriele: “Così dev’essere; il tuo Signore ha detto: “Ciò è, presso di me, facile e noi faremo di lui un segno per gli uomini e una prova di misericordia, da parte nostra, poiché è una cosa decretata” // Quindi Maria concepì esso [i.e. Gesù] e si appartò con lui, in una località lontana” (Cor. 19, o sura di Maria, vv. 19-22).
Si consideri attentamene. Era cosa decretata da Dio che aria restasse incinta di Gesù e in modo miracoloso e perciò non occorreva il suo assenso. Il decreto di Allah è più che sufficiente, non c’è bisogno che l’uomo vi aderisca con il su libero arbitrio, che non esiste, per i musulmani. Esso è respinto dall’ortodossia (sunniti) e sostenuto solamente da una minoranza (mutaziliti o razionalisti). E non può esistere data la ricordata concezione della causalità dominante nella teologia musulmana, che è la più idonea a giustificare la più arbitraria delle onnipotenze divine.
La Chiesa ha sempre insegnato che la divina concezione ha avuto luogo per opera dello Spirito Santo cioè per via puramente sovrannaturale, non percepibile in alcun modo da parte dell’uomo, subito dopo le parole che attestavano l’accettazione della Santissima Vergine. Non conoscendo il Corano l’esistenza dello Spirito Santo, i suoi commentatori si sono impegnati ad immaginare l’operazione dell’angelo per far concepire Maria: “Gabriele prese con le dita l’orlo della manica della tunica [di Maria] e vi soffiò dentro”. Altri aggiungono che soffiò dentro la bocca della vergine. Come che sia, “il soffio giunse alle parti genitali e Maria fu immediatamente incinta di Gesù”. Una trasmissione materiale, meccanica della parola di Dio da parte dell’angelo in sembianza di uomo perfetto. Una simile interpretazione è conforme alla mentalità musulmana. Questo “soffio” era quello della “luce della parola di Dio” (Cor. 4, 169); era il verbo di Dio, come si è detto, che veniva a formare l’uomo Gesù, così come aveva da sempre formato un qualsiasi bambino nel ventre di sua madre.
Ma qual è nel Corano la posizione di Maria nei confronti delle altre donne e del genere umano? Essa è la benedetta fra le donne, che occupa una posizione privilegiata e incomparabile in questo mondo e nell’altro, per aver dato la vita al Salvatore? Ovviamente no. Nel Corano appare come una brava musulmana, che dice le sue preghiere, fa le sue devozioni ad Allah. È una vergine pia, sottomessa (muslim) ad Allah, tant’è vero che obbedisce senza fiatare al suo ordine.
I commentatori la presentano ora soprattutto dal punto di vista legalistico, tipico dell’islamismo, come una credente che si applica con grande impegno ad osservare i riti della preghiera […] una “santa” che giunge al più alto grado della vita spirituale. È superiore a tutte le altre donne e solo in relazione a quelle del proprio tempo e comunque lo è unitamente ad altre, considerate elette. Secondo un hadith, Maometto avrebbe detto: “Tra tutte le donne del mondo, basta ricordarne quattro: Maria, Asjia (la moglie del Faraone che salvò Mosè dalle acque, ndRS), Cadigia (prima e prediletta moglie di Maometto, ndRS), Fatima (figlia di Cadiglia e Maometto, ndRS) […] Maria è venerata sempre in relazione a queste altre donne, considerate straordinarie. La Maria coranica non occupa dunque una posizione unica ed eccezionale nella storia del genere umano, una posizione che si estende addirittura al sovrannaturale, secondo il dogma acattolico. E non può occuparla, poiché essa non è la madre del Figlio di Dio consustanziale al Padre, ma la madre di un uomo eccezionale che è stato sopratutto il precursore di Maometto – ed è questo ciò che conta per i musulmani.
Ogni volta che il Corano appone a Gesù il qualificativo “figlio di Maria”, lo fa, dicono i commentatori, per escludere espressamente, contro i cristiani, ogni filiazione divina: egli è solamente Isà’ bnu Maryam: “Gesù figlio di Maria”, non dell’Altissimo. I fautori del dialogo si lasciano incantare da questo modo coranico di qualificare Gesù (vedi, dicono, anche per loro è “il Figlio di Maria”, della Madonna, di Nostra Signora, della Vergine). Dovrebbero una buona volta capire che il significato di siffatta qualificazione è in realtà soprattutto anticristiano e pertanto contiene esattamente il contrario di quello che essi stessi si aspettano di trovarvi.
La Maria coranica è dunque, per i musulmani, garanzia della natura solo umana del Gesù del Corano.