Nota di RS: un primo commento a caldo del nostro collaboratore Nicolò Volpe, cattolico integrale di lingua e cultura veneta, molto legato al Libano per motivi personali e professionali. Altri eventualmente ne seguiranno. Buona lettura! (Piergiorgio Seveso, Presidente SQE di Radio Spada)

di Nicolò Volpe

Le due esplosioni di ieri pomeriggio a Beirut hanno messo letteralmente al tappeto un paese già fiaccato dalla crisi economica e dall’iperinflazione che sta letteralmente gettando sul lastrico più della metà della popolazione libanese.

E’ difficile inoltre pensare che non vi sia il dolo dietro ad una tragedia che sembra capitare a fagiolo in un clima di tensioni intercomunitarie, povertà crescente, proteste di strada ed inettitudine non tanto dell’attuale classe politica quanto di un sistema politico che si alimenta con la corruzione a tutti i livelli.

Il Libano è infatti da anni il ventre molle di un Medio Oriente ancora in preda al caos del conflitto siriano e in cui il conflitto israelo-palestinese è il catalizzatore di tensioni che durano da più di 70 anni. Lo è in primis a causa della sua popolazione diversificata e composita per stili di vita, religione e tradizioni. Lo è subito dopo per il fatto che i partiti presenti nell’agone politico, spesso eredi di milizie protagoniste della cosiddetta guerra civile, rispondono non solo alle differenti comunità ma anche ad interessi locali contrastanti e all’agenda di attori internazionali in conflitto anche su altri fronti mediorientali.

A ciò si aggiunge la presenza dei campi di rifugiati palestinesi, vere e proprie polveriere che periodicamente prendono fuoco, come attesta il campo di Ayn el Hilweh vicino a Sidone, fucina e rifugio di islamisti radicali non solo palestinesi, da cui periodicamente partono razzi che escono dal perimetro del campo stesso. Nel 2007, l’esercito libanese bombardò il campo di Nahr el Bahred, nel nord, non lontano da Tripoli, per aver ragione di un gruppo islamista che non esitava ad attaccare le forze di sicurezza libanesi.

Questo fragilissimo equilibrio, già di per sé precario e messo in discussione dalla massiccia presenza di rifugiati siriani, oltretutto quasi interamente musulmani sunniti, dall’ottobre 2019 è stato reso ancora più instabile dalla cosiddetta “thawra” la “rivoluzione”, un ciclo di manifestazioni contro la corruzione governativa che ha paralizzato il paese in più occasioni, in concomitanza con la già citata crisi economica che ormai ha raggiunto il culmine. A ciò si aggiunge l’arrivo del cosiddetto coronavirus anche in Libano con consueto corollario di restrizioni e i conseguenze psicologiche sulla popolazione.

Come diversi amici libanesi mi dicono quotidianamente, la guerra è praticamente dietro l’angolo, considerando anche che, da dopo la guerra civile, le armi in circolazione sono davvero tante, come testimoniano anche i recenti conflitti a fuoco tra gli abitanti di alcuni quartieri sciiti e sunniti di Beirut.

In tutto ciò, la tragedia, definita subito dal presidente statunitense Trump un attacco e la cui natura dolosa è messa in evidenza anche dall’ottimo e infaticabile Blondet 1, mi è stato presentato da un’amica come un atto di guerra quasi istantaneamente e ho ricevuto praticamente in diretta foto e video in cui un oggetto non ben identificato volava sul luogo dell’esplosione prima dell’enorme deflagrazione.

Nonostante Israele smentisca nella maniera più assoluta un possibile ruolo nella vicenda, è innegabile che lo stato ebraico sia tra coloro i quali da una situazione come quella che sta vivendo il Libano e da una possibile guerra potrebbero approfittare per farla finita una volta per tutte con Hezbollah e giustificando anche un’invasione come un atto di pacificazione.

Dal canto nostro non possiamo che pregare per il Libano e per i suoi cristiani considerando che l’area più colpita è il litorale nord-est di Beirut e il distretto cristiano di Achrafieh, zona in cui il sottoscritto viveva e che percorreva quasi ogni giorno.

1 https://www.maurizioblondet.it/i-dati-oggettivi-che-giustificano-i-sospetti/

Fonte immagine: wikipedia – voa news