MItya Aleshkovskiy / CC BY-SA

Chiacchierata col Guelfo Rosa.

RS: Hanno avvelenato Navalny, l’oppositore-simbolo di Putin.

GR: Auguri di pronta guarigione. Detto questo, nella vicenda c’è qualcosa di strano.

RS: Sì, qualche nota stonata c’è.

GR: Non faccio l’angelo custode di Navalny e non ho la minima idea di chi sia il mandante (ammesso che ce ne sia uno, visti gli scarsissimi elementi che si hanno), ma vanno chiarite alcune cose.

RS: Chiariamole.

GR: Non credo che colpire un avversario-simbolo, così e in questo momento, sia un grande favore a Putin, per diverse ragioni. Vado per punti: 1) Farlo a ridosso della sommossa in Bielorussia significa polarizzare ulteriormente l’attenzione e, con essa, le opposizioni; 2) L’avvelenamento è un crimine mediatico per definizione e in questo caso sembra addirittura un film (vittima che sta male, aereo che fa atterraggio d’emergenza con moribondo, tempi tecnici per raggiungere l’ospedale); 3) I servizi segreti e, in generale, gli apparati di sicurezza hanno metodi ben più efficaci e indolori, anzi spesso non hanno nemmeno bisogno di far vedere che ti uccidono (ti suicidano, ti incastrano con la droga in casa, ti fanno trovare morto dopo presunta lite con spacciatore/prostituta/malvivente); 4) Pare che lo stesso Navalny, per certe sue attitudini mediatiche, non sia troppo amato neanche dentro l’opposizione russa; 5) Siamo proprio sicuri che Navalny, a prescindere dai 4 punti precedenti, faccia paura a Putin, al punto da doverlo eliminare?

RS: Bisogna attendere e vedere, certo le perplessità non mancano.

GR: Ribadisco: siamo nel campo delle pure ipotesi ma al momento il cui prodest (che – lo ricordo – non è mai un’indicazione definitiva) non va in direzione del Cremlino.