Foto di 5359090 da Pixabay

La Chiesa nella liturgia chiama la SS. Vergine col nome di Vita; spesso i fedeli la salutano pure in questa qualità: Vita, dulcedo et spes nostra, salve; ed è giustissimo. Maria anzi è madre della Vita, poiché è Madre di Gesù Cristo che è la Vita. Deve essere dolce e delizioso per noi pensare e parlare spesso della vita di Colei che è la Vita, la Madre della Vita, la Madre della nostra Vita medesima. Orbene, nella santissima Vergine dobbiamo considerare due vite; l’una interiore, l’altra esterna.

La vita interiore della SS. Vergine ebbe principio col primo istante della sua
esistenza, poiché nel primo istante Ella ricevette l’essere della natura, l’essere della grazia e la vita della grazia; queste tre cose in se medesime sono distinte e in noi pur troppo sono separate. Per noi, infatti, il primo momento dell’esistenza è il primo momento dello stato di peccato ed è ben distinto dallo stato di grazia. Inoltre, nel bambino lo stato di grazia infuso nel Battesimo è ben distante dalla vita, dall’uso e dal movimento della grazia: cose che esigono e suppongono l’uso della ragione di cui il bambino per alcuni anni rimane privo.

Orbene nella santissima Vergine queste tre cose furono insieme congiunte; in un medesimo istante Maria ebbe l’essere di natura, lo stato di grazia cioè la vita ed il movimento della grazia verso Dio. La sua vita interiore ebbe dunque principio fin dal suo concepimento e senza nessuna interruzione durò sino al termine dei suoi giorni; il corso non ne fu mai interrotto, neppure dalla morte, e così passò all’eternità onde durarvi per sempre.
La vita interiore della santissima Vergine è perenne, angelica, divina; solo gli Angeli che la contemplavano, e l’Arcangelo san Gabriele che fu custode e
direttore di Maria, potrebbero parlarne. Noi non abbiamo tanto ardire da
penetrare in questo Santuario, né di squarciare la nube che lo copre e lo
riempie di dignità e di maestà, e della gloria del Signore: ci basta starcene
fuori, venerando la Maestà di Dio che dimora in questo suo Santuario dove
opera grandi cose. Noi siamo concepiti nella miseria e nel peccato, e la nostra nascita avviene nella sozzura, nella bassezza e nell’infermità; la Vergine sublima, nobilita e santifica la concezione e la nascita, ed è la prima che dà grandezza e dignità ad una condizione così bassa ed abietta.

Dico che è la prima, perché, dopo di Lei il suo divin Figlio, nella propria persona, nobilita in ben altro modo, anzi deifica la nascita e il concepimento umano. Nella sua concezione la Vergine è come un angelo, e non come una bambina, anzi come un angelo che trovasi, è vero, su la terra e non in cielo, ma un angelo più angelico di quelli che sono in cielo e che un giorno sarà elevato sopra tutti i troni degli angeli, i quali per sempre la riveriranno come la loro Signora e Sovrana.
In quello stato, questa divina Bambina è tutta rivolta al suo Creatore e suo
Dio, lo ama e lo adora; lo adora come suo principio, lo ama come suo fine; e
nella debolezza di quell’età e di quella condizione noi vediamo la sublimità della grazia, e ciò che è più ancora, l’uso perfetto della grazia.
Consideriamo dunque Maria Bambina non già con gli occhi con cui la guarda la terra, ma con gli occhi con cui la rimirano gli Angeli del cielo: questi vedono in lei una grazia più che angelica, una grazia che la eleva sopra tutti i Cori della milizia celeste, una grazia corrispondente al disegno eterno di Dio sopra di Lei e a quel capolavoro ammirabile che Dio vuole compiere in Lei e per mezzo di Lei.

La vita esterna della Vergine santissima segue il corso dei tempi e degli stati
della vita umana, la quale ha i suoi giorni, i suoi mesi ed i suoi anni; e siccome si svolge su la terra, viene limitata dalle condizioni terrestri e dal tempo della morte.
Orbene sembra che questa vita esterna della Vergine abbia avuto principio
propriamente al tempo della sua Presentazione al Tempio, la quale avvenne
appena questa divina Bambina fu separata dalle materne mammelle, ed
rincominciò a vivere separatamente dalla madre che l’allattava.
Appena questa divina Bambina fu capace di vivere in qualche modo da se
medesima e non ebbe più bisogno della madre; lo Spirito Santo che la
reggeva, volle separarla dai parenti e dal mondo per dedicarla al Tempio. La vita nel Tempio era la più santa che vi fosse su la terra […].


Note

Ammiriamo come il Card. de Bérulle in queste poche righe esalti la Vergine
ad una santità così sublime che non è possibile dirne di più. Dio nell’atto stesso in cui creò l’anima di Maria le conferì una straordinaria abbondanza di grazia, e insieme l’uso della ragione dimodoché fin dal primo istante Ella corrispose pienamente a quella grazia portentosa. Così Maria nella sua lunga vita continuamente si elevò di grazia in grazia, raddoppiando incessantemente in sé la santità e il merito; né mai cessò in Lei questa vita interiore di grazia e di merito, ma progredì senza interruzione, sino al suo beatissimo transito in cui incontanente si trasformò, nella gloria. A quale sublimità nella santità, nel merito e nella gloria si sia in tal modo elevata la Madre di Dio, non v’è mente umana che lo possa concepire; solo gli Angeli potrebbero dircene qualche cosa.

[Alcuni] pensano che neppure durante il sonno [Maria] fosse interrotta la vita spirituale di Maria, e che anche allora Ella facesse perfettissimi atti di carità sempre meritori. Il Card. de Bérulle sembra ammetterlo anche lui, poiché ripete più volte che Maria progrediva senza nessuna interruzione. Nel Dictionn. de theol. cath., si legge: «In Maria gli atti di carità, diretti dalla sua scienza infusa furono prodotti in modo costante dal primo momento della sua esistenza sino al suo ultimo momento. Né furono impediti da alcuna distrazione, né da alcun atto dei sensi esterni o interni. Esente, per diritto dalle conseguenze della colpa originale, Maria godeva di una perfetta padronanza sopra tutti i suoi sensi». (vol. IX. col. 2424).

da “Le grandezze di Maria”, del Card. Pietro de Bérulle, trad. del sac. Maurilio Andreoletti, 2a ed., Vita & Pensiero, Milano, 1943.