Non solo romanzi: i libri devozionali e apologetici di mons. Robert Hugh Benson

di Luca Fumagalli

Oltre ai tanti bellissimi romanzi, tra cui spicca il bestseller internazionale Il padrone del mondo (1907), Robert Hugh Benson fu un prolifico scrittore anche in ambito devozionale e apologetico. Purtroppo, però, questi suoi saggi sono stati colpevolmente ignorati dalla critica, tant’è che pure in Italia ne sono stati pubblicati solo una manciata (e a volte si tratta di vecchissime edizioni).

Sul fronte devozionale, nel 1904 Benson collezionò diversi testi della spiritualità anglosassone e li radunò in un volume, intitolato A Book of the Love of Jesus, che vide la luce in quello stesso anno. Dopo una parentesi iniziale sulla storia e sulla tradizione della preghiera inglese, il libro è quadripartito secondo l’argomento delle orazioni: l’amore di Gesù, la sua passione, l’eucarestia e la devozione. A mo’ di epilogo vi è inserita una breve biografia di Richard Rolle di Hample, un religioso e mistico del XIV secolo.

L’amicizia di Cristo (The Friendship of Christ), agile libretto del 1912, trae invece origine dall’esperienza del Benson predicatore. Diviso in tre parti, in esso si tratta del legame tra Dio e l’uomo, dei sacramenti e della Passione. Cristo, con la sua incarnazione e il suo sacrificio sulla croce, è l’orizzonte verso il quale convergono tutte le amicizie terrene, l’unica possibilità di liberazione dalla schiavitù dell’egoismo e del peccato.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, per la consolazione spirituale di chi ogni giorno affrontava la dura vita della trincea, il monsignore compilò il suo ultimo testo devozionale, un libretto di preghiere, Vexilla Regis, pubblicato postumo verso la fine del 1914. In esso è dato particolare risalto alle intenzioni d’occasione come quelle per i feriti, i prigionieri e i nemici.

Passando al versante dell’apologetica, nel 1906 Benson raccolse e pubblicò alcuni dei suoi sermoni più riusciti col titolo The Religion of the Plain Man. Il protagonista delle prediche è John Everyman, l’uomo comune impegnato nella ricerca della felicità. Attraverso i casi della vita che John è costretto ad affrontare, l’autore trova ispirazione per tradurre il messaggio evangelico in un invito attuale e chiaro.

Altrettanto intrigante, ma meno significativo, è Non-Catholic Denominations (1910), una dotta disquisizione sulle somiglianze e le differenze tra la “Chiesa alta” inglese e il cattolicesimo.

L’anno dopo, alcune delle conferenze tenute da Benson durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti vennero trascritte e corrette, risultando in Cristo nella Chiesa (Christ in the Church). In verità il libro – il cui scopo è quello di illustrare come solo la Chiesa cattolica possa, a buon ragione, definirsi la vera Chiesa, voluta e fondata da Cristo – contiene pure spunti provenienti da precedenti prediche, come quelle tenute a Roma e nella chiesa carmelitana di Kensington. L’argomentazione si snoda efficace nel corso dei capitoli, sostenuta da una solida impalcatura teologica. Alle tesi proposte dall’autore seguono le diverse obiezioni in un gioco triangolare che vede il cattolico difendersi dalle accuse dei protestanti e degli agnostici. Si inizia con una spiegazione del significato di Chiesa come sposa e Corpo mistico di Cristo per poi dimostrare, attraverso alcuni esempi, che il cattolicesimo è l’unica forma di cristianesimo che sappia realmente accogliere e valorizzare tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro nazionalità, dal ceto sociale e dai talenti. Nella Chiesa, infatti, c’è posto sia per San Pietro che per San Paolo, due uomini diversissimi, i quali, per amore di Cristo, predicarono fianco a fianco la medesima buona novella e condivisero il destino del martirio. Altri temi interessanti affrontati nella prima parte del libro sono i miracoli – a cui Roma sembra essere rimasta l’unica a credere – e la distinzione tra componente umana e spirituale nella Chiesa, la prima fallibile e corrotta, la seconda indefettibile e pura. Ne emerge l’immagine di un cattolicesimo che è molto più della somma delle sue singole parti, trascendendo la mera aggregazione di uomini. La Chiesa è un grande corpo in cui Cristo gioca un ruolo essenziale, ne è l’anima, il respiro vitale che sostiene tutti coloro che vivono secondo la sua parola. Nella seconda parte, attraverso alcuni protagonisti ed episodi della Passione, Benson crea un interessante parallelo con il mondo moderno. Giuda è l’ateo, Caifa l’esponente di una religiosità che non riconosce l’evidenza del fatto cristiano, Pilato è il liberale relativista e, infine, Erode è l’uomo ferino, legato alle passioni terrene e agli istinti. Con queste figure, esattamente come Gesù, anche la Chiesa è costretta a convivere e a fare quotidianamente i conti. Una lotta che spesso è talmente difficile da far perdere ogni speranza. Eppure, al pari del suo divino fondatore, secondo la testimonianza della storia, il cattolicesimo passa attraverso le sofferenze per ottenere sempre la vittoria.

Oltre all’autobiografia spirituale, Confessioni di un convertito (Confessions of a Convert), nel 1913 Benson pubblicò anche il saggio Paradossi del cattolicesimo (Paradoxes of Catholicism). Secondo uno schema “chestertoniano”, le principali verità di Fede sono qui esposte con piglio spiazzante: in ogni capitolo, a partire da due citazioni evangeliche in apparente contraddizione, l’autore sviluppa un discorso che ha per oggetto tutta una serie di antinomie – ricchezza/povertà, santità/peccato, autorità/libertà e così via – con lo scopo di dimostrare che ciò che della religione cattolica viene comunemente considerato paradossale, in verità non lo è affatto.

Nel periodo intercorso tra l’addio a Cambridge e l’arrivo ad Hare Street, il monsignore intraprese un pellegrinaggio a Lourdes, accompagnato da Bellamy Storer, ambasciatore americano in Austria, e dalla moglie Maria. L’esperienza lo segnò così profondamente che decise di raccontarla in un libro, intitolato semplicemente Lourdes; nel 1914, all’epoca della pubblicazione, era una delle più lucide analisi sul tema. Lo spirito con cui Benson si era recato al celeberrimo santuario mariano era quello di colui che voleva verificare con l’osservazione diretta e l’uso della ragione l’origine soprannaturale dei miracoli che lì si verificavano. Personalmente non gradiva troppo l’idea che la forza dello Spirito Santo potesse guarire la carne, ma dopo le giornate trascorse al “Bureau de Constatations” con il dottor Boissaire cambiò radicalmente opinione. Non si trattò quindi, almeno per lui, di verificare la fondatezza o meno delle tesi di un Zola, quanto di riscoprire attraverso il contatto con il divino le ragioni della propria Fede.

In generale i libri devozionali e apologetici di Robert Hugh Benson meritano di essere riscoperti e letti. In tempi tanto cupi come quelli attuali, essi costituiscono un faro di Fede e Verità, una guida sicura per aiutare l’anima ad approdare al porto celeste.


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