Nota di Radio Spada: continua la sua collaborazione con Radio Spada, l’ottimo Nicolò Volpe, cattolico di lingua e cultura veneta, e attento osservatore delle vicende libanesi. Buona lettura! (Piergiorgio Seveso, Presidente SQE di Radio Spada.

Fonte immagine: Thibault Camus/Pool via REUTERS

Di Nicolò Volpe

Come l’osservatore più avveduto poteva supporre, la triste congiuntura politica, sociale ed economica libanese non si sarebbe esaurita nella mera promessa di aiuti per la ricostruzione di Beirut da parte di vari stati ed organizzazioni internazionali.

Già in data giovedì 6 agosto il presidente francese Emmanuel Macron, pupillo e creatura del sulfureo filosofo “francese” Jacques Attali e della famiglia Rotschild, oltre che ineffabile repressore di gilet gialli, si fiondava a Beirut dove, prima di incontrare il presidente libanese ed altri membri del governo, incassava l’applauso di un numero imprecisato di residenti e manifestanti antigovernativi a Gemmayzeh e Mar Mikhael (San Michele), quartieri cristiani non lontani dalla zona del porto e tra i più colpiti dall’esplosione del 4 agosto. Nei due quartieri, sede di gallerie d’arte e zeppi di locali e localini in cui passano le nottate numerosi pseudo-intellettuali e artisti da strapazzo, i manifestanti si profondevano in ringraziamenti alla Francia oltre ad implorare Macron di liberarli da una classe dirigente corrotta e dal presidente Aoun, tacciato di essere il responsabile dell’esplosione oltre che un terrorista.1

Senza soffermarsi troppo sugli avvenimenti immediatamente successivi, è degno di menzione il fatto che il presidente francese abbia poi invitato ad un incontro diversi membri dei principali partiti libanesi oltre al presidente Michel Aoun. Se è vero quanto riportano i giornali, magra è stata la figura di alcuni storici politici libanesi, capi di milizie durante la guerra, affaristi, padrini e feudatari, rimessi in riga da Macron e pronti a promettere di “non farlo più” come ragazzini scapestrati dopo aver rotto un vetro.

Ovviamente nessun rappresentante di Hezbollah era presente ad un vertice in cui il presidente francese ha evidenziato come gli aiuti della Francia e della “comunità internazionale” per la ricostruzione del Libano verranno inviati solo dopo l’avvio di importanti riforme del sistema politico, di quello economico ed altre da definirsi in futuro.

Violenti scontri di piazza il giorno sabato 8 agosto tra manifestanti antigovernativi e polizia hanno poi condotto all’occupazione di diversi ministeri tra cui quello degli esteri, con ritratti del presidente Aoun bruciati o distrutti e insulti ad Hezbollah che hanno scatenato la reazione di gruppi militanti del partito sciita senza che i due schieramenti riuscissero in contatto.

Tra i manifestanti c’erano anche degli ex-militari che avrebbero poi dichiarato che gli edifici pubblici occupati erano il quartier generale della rivoluzione.

In data 10 agosto il governo libanese si è dimesso.

E’ difficile non vedere in tutto ciò un “copione”, un canovaccio già utilizzato in altre rivoluzioni, arancioni o meno, ora adattato alla situazione libanese, fin dall’esplosione del 4 agosto.

Amplificare ad arte l’esasperazione di ampie fasce della popolazione, colpite da una crisi economica e finanziaria che è sistemica e non certo causata unicamente da un governo in carica dal gennaio 2019, sembra essere uno dei fili conduttori della prima fase di questo “copione”.

Portare al parossismo l’odio e il risentimento dell’opinione pubblica verso un governo inetto ma non peggiore di quelli avuti dal Libano per tanti anni dopo la “guerra civile” è un altro elemento centrale del progetto che qualcuno ha per il piccolo paese mediorientale. In tale contesto rientra anche la necessità di far apparire l’anziano Michel Aoun come la radice di tutti i mali, quasi dimenticando il ruolo eroico da lui avuto in qualità di comandante dell’esercito libanese nel difendere gli interessi dei libanesi dalle mire americane, siriane e di varie milizie negli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90 prima che il Libano finisse sotto l’egida della Siria di Hafez el Assad per 15 anni.

Un altro elemento, forse il più pericoloso, del “gioco” è quello che si basa sull’isolamento politico e sociale di Hezbollah, che alcuni vorrebbero il responsabile diretto o indiretto dell’esplosione in quanto detentore di non precisate quantità di nitrato di ammonio nel porto di Beirut, esplose per negligenza e dunque sommo disprezzo per la popolazione da parte sua e del governo dimessosi pochi giorni fa. L’attribuzione dell’esplosione ad una tragica fatalità originata da negligenze e corruzione, punta proprio in questa direzione, così come le pressanti richieste di un’inchiesta internazionale sull’accaduto. Sembrano invece essere cadute nel vuoto le affermazioni di Michel Aoun così come quelle di numerosi testimoni ed esperti internazionali circa l’evidenza di un attentato.

L’indebolimento del partito/milizia di Hassan Nasrallah, con la conseguente esclusione dal sistema politico libanese potrebbe essere dunque un obiettivo a medio termine di Francia e Stati Uniti così come di Unione Europea e ONU, il che arrecherebbe grande beneficio a Israele e Turchia su tutto lo scacchiere mediorientale.

Il possibile o meglio probabile prezzo da pagare sarebbe un conflitto, che avrebbe senz’altro un impatto devastante sul popolo libanese e i cui effetti non tarderebbero a farsi sentire in tutto il Medio Oriente compresa la Siria ancora in guerra.

Ciò detto, sarebbe anche opportuno interrogarsi sulle riforme che il pupillo di Attali e compagnia mondialista hanno in serbo per il Libano.

A parte i cambiamenti ritenuti necessari in ambito amministrativo ed economico, non è escluso che il Libano, sotto il ricatto dei fondi per la ricostruzione, nel lungo periodo possa essere invitato a rivedere la sua posizione in ambiti come l’aborto e i cosiddetti “diritti riproduttivi”, considerando che, sfortunatamente, conta la più importante presenza femminista di tutto il Medio Oriente. Non manca nemmeno un’attiva “comunità lgbt” che, in caso di “internazionalizzazione” e conseguente perdita di sovranità del Libano coglierebbe la palla al balzo per var valere o meglio imporre i suoi “diritti” secondo procedure e direttive già collaudate in Europa e nel cosiddetto Occidente.

https://www.lorientlejour.com/article/1228481/macron-en-tournee-a-mar-mikhael-gemmayze-des-manifestants-traitent-aoun-de-terroriste.html

https://www.lorientlejour.com/article/1228582/-aidez-nous-a-evincer-la-classe-au-pouvoir-lancent-a-gemmayze-des-libanais-a-macron.html

https://www.lorientlejour.com/article/1228489/macron-cest-le-temps-des-responsabilites-aujourdhui-pour-le-liban-et-pour-ses-dirigeants.html

https://www.lorientlejour.com/article/1228456/emmanuel-macron-est-arrive-a-beyrouth.html

1 https://www.lorientlejour.com/article/1228582/-aidez-nous-a-evincer-la-classe-au-pouvoir-lancent-a-gemmayze-des-libanais-a-macron.html

https://www.lorientlejour.com/article/1228481/macron-en-tournee-a-mar-mikhael-gemmayze-des-manifestants-traitent-aoun-de-terroriste.html