di Charlie Bunga Banyangumuka

Arcángel arcabucero con cartela mariana de la torre de David, sec. XVIII, Ermita de Nuestra Señora de Allende, Ezcaray (La Rioja)
[foto da qui]  

Nel nostro immaginario artistico, gli angeli spesso sono rappresentati come paffuti bambini che sorreggono i santi; ci infondono un senso di pace, serenità e letizia.
Li vediamo spesso arrabattarsi in faccende quali suonare, danzare e molto altro.
Eppure gli angeli, se ci pensiamo bene, sono tutt’altro che rassicuranti: prendendo in esame la Sacra Scrittura e le vite dei santi e dei mistici, ci accorgiamo di come la loro visione sia “terrificante”.
Emissari del Cielo, gli angeli nella Scrittura misero in ginocchio interi eserciti: basti pensare a quando Sennacherib (740-681) decise di attaccare gli Ebrei e Dio mandò un suo angelo a massacrare la quasi totalità dell’armata assira (185mila uomini).
O anche l’asina di Balaam la quale vide davanti a sé un angelo e, terrorizzata, non volle proseguire.
E infine come dimenticare l’angelo che la Santissima Trinità inviò in Egitto con lo scopo di massacrare i primogeniti del regno dei Faraoni.
Da questo capiamo come la vista di uno di questi esseri debba mettere in soggezione; si dice infatti che la visione di san Michele sarà di tormento ai dannati nel Giorno del Giudizio.
E se gli angeli, soldati dell’Esercito Celeste, incutono così tanto timore, quanto ne dovremmo avere verso Colui che lì creò, Colui che li comanda e che viene chiamato “Signore degli Eserciti”?
Ci aiuti questo a capire chi offendiamo quando compiamo un peccato mortale.

Miserere nostri, Domine
Miserere nostri