Fate presto a fucilarmi perché mi fa schifo solo vedervi”

Colonnello Francesco Colombo, comandante della Legione Autonoma di Polizia Ettore Muti

davanti al plotone d’esecuzione partigiano (28 aprile 1945)

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Nuova recensione a cura di Piergiorgio Seveso

Abbiamo dedicato un’attenzione particolare al fascismo e ai fascismi su Radio Spada sin dalla sua fondazione, conducendo un’analisi che avesse come testata d’angolo il magistero della Chiesa e in special la sua manifestazione più sublime e più alta, ovvero quella del magistero pontificio.

Un’attenzione spesso nettamente critica, specie da un punto di vista dottrinale come in “Oportet Illum regnare”, ma sempre vivificata da un forte realismo storico e politico.

Oltre ai rapporti spesso inconfessabili tra fascismi e sionismo analizzati da Andrea Giacobazzi, non è mancata una forte analisi dei fascismi europei nel corso delle nostre ormai pluridecennali attività culturali: all’interno dell’Università cattolica del Sacro Cuore ho tenuto conferenze sullo slovacco monsignor Tiso (4 dicembre 2007), su Corneliu Zelea Codreanu (8 ottobre 2008) , su Ferenc Szalasy (9 marzo 2009), sul revisionismo storico novecentesco (Faurisson, Rassinier, Zundel, Jurgen Graf), su Robert Brasillach (9 dicembre 2009) sui revisionismo storico e social networls (3-17 novembre 2010), su Veit Harlan e la sua cinematografia (5 gennaio 2010), su Alessandro Pavolini letterato (30 maggio 2012) mentre Luca Fumagalli ha tenuto conferenze appassionate su “Bagatelle per un massacro” di Celine (12 ottobre 2009) e su Militia di Leon Degrelle (26 aprile 2011).

Insieme abbiamo messo in scena i “Fratelli nemici” di Robert Brasillach, dialogo tragico in un solo atto, il 9 febbraio 2012.

Tutte queste conferenze sono state, a prova di smentita, dei veri e propri hapax, degli unicum all’interno del mondo accademico di lingua italiana

Luca Fumagalli ed io abbiamo poi tenuto una conferenza dal titolo “Notte d’estate con Leon Degrelle” a Como il 26 luglio 2012 e due su Codreanu scrittore e politico (il 20 settembre 2012 ed il 29 novembre 2012), sempre nella città lariana.

Come cattolici (integrali) non ci siamo quindi mai sottratti da un confronto serrato e a tratti avviluppante con una delle ideologie più multiformi, vivaci e spesso davvero temibili all’interno della forgia politica del “Novecento”.

Nemmeno Pietro Ferrari si sottrae a questo cimento in questo libro, dotto ma non pedante, agile e a tratti scanzonato (come la prefazione molto attenta di Andrea Giacobazzi) che, con capitoli agili e brevi, si presta ad una facile lettura.

Che cosa suscita ancora oggi curiosità nel fascismo storico italiano? Il fatto probabilmente di essere stato caratterizzato da tali e tante contraddizioni ed antitesi, spesso “superate” dallo slancio volontaristico e da una costante prassi eroica o da machiavellismo politico, che ancor oggi è conteso tra tradizionalisti di cappa, spada e corona o da vere o molto presunte “aristocrazie dello spirito” e dall’altra da socialisti nazionali (o nazional socialisti) scarmigliati e pasionari, sindacalisti e nemici del Capitale.

Mentre sul versante “religioso” invece è combattuto tra tardo hegeliani, mazziniani fuori tempo massimo, marinettiani e dannunziani d’occasione e da qualche antica (e fors’anche) venerata vestale del clerico-fascismo nostrano anni Settanta, da giovani volenterosi e anche da polverosi ingiacchettati, usciti probabilmente dal cast di “Vogliamo i colonnelli”.

In mezzo a queste contese Pietro Ferrari si tuffa con l’occhio disincantato ed amico di chi ha trascorso la giovinezza sotto il “bianco sole dei vinti” ma anche con la consapevolezza che di fronte allo sconcertante ed eterogeneo guazzabuglio ideologico del fascismo, il pensiero sociale cattolico o cattolicoide (nelle sue applicazioni pratiche novecentesche) ha saputo opporre storicamente al massimo balbettii democristiani, allucinazioni maritainiane o tentativi di creare una “società civile” parallela, sfociati e naufragati più in un affarismo di consorteria e in un collateralismo del malaffare che nelle alte e nobili aspirazioni dell’Opera dei Congressi.

Oggi poi parlare di fascismo risulta quasi impossibile, data l’estensione concettuale smisurata e puramente irrazionalistica che il termine ha assunto nel dibattito politico e nelle gazzette ormai telematiche.

Meglio quindi dedicarsi, come fa Pietro Ferrari, a descriverne le complesse tessiture dell’arazzo storico antico e moderno, in attesa che si trovi chi seriamente riprenda in mano il filo perduto o spezzato della Storia.

Con un’attenzione particolare alla Repubblica sociale italiana cui Pietro Ferrari ha dedicato un capitolo, ben lontano dalla normalizzazione e sterilizzazione missina del fenomeno, concludo questa mia recensione, ricordando lo stralcio di una prosa dell’impiccato Giuseppe Solaro che piacerebbe al nostro autore.

[Siamo] Ribelli contro un mondo vecchio di egoisti, di privilegiati, di conservatori, di capitalisti oppressori, di falliti sistemi, di superate ideologie, di dottrine ingannatrici, dei falsi e dei bugiardi. Ribelli insomma contro il mondo dell’ingiustizia. Ribelli in nome di una santa causa, di una società giusta e ordinata, di rispetto del lavoro, di dignità nazionale, di amore alla Patria, al nucleo famigliare, alle onorevoli ed egregie cose intraprese nella vita. Ribelli di fede. Ribelli che non misurano gli ostacoli, che non si soffermano sulle prospettive. È la fede che trasfonde nei nostri cuori la certezza della vittoria, accesa come una fiaccola ardente, anche nel buio della sfortuna. Certezza materiata di armi che vibrano, di cervelli che demoliscono nel genio inventivo la superiorità avversaria, di slancio, di sicurezza baldanzosa ai limiti del possibile, di riprese entusiasmanti, di eroismi travolgenti. Certezza che crea la carta buona, l’ultima carta, quella del trionfo. (Giuseppe Solaro in “la Riscossa”, settimanale di Torino, 12 ottobre 1944)

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