Paolo VI e il dott.  Michael Ramsey, in arte Arcivescovo (anglicano) di Canterbury.
Tra la messa di Paolo VI e i riti anglicani vi è grande somiglianza
[foto da iarccum.org]


da fsspx.news


Il nuovo messale, promulgato da Papa Paolo VI il 6 aprile 1969, comprendeva 3 nuove preghiere eucaristiche approvate il 23 maggio 1968. Le incredibili vicissitudini del loro sviluppo sono state riportate nei primi tre articoli. Era solo il preludio a una proliferazione più o meno controllata.

Quando Paolo VI approvò finalmente la creazione di tre nuove preghiere eucaristiche, si degnò di chiarire: “Si compongano o trovino due o tre anafore da usare in momenti particolari.” [1] Ma in realtà, i tre nuovi testi prodotti dal Consilium non si limitavano a un periodo particolare, e potevano essere utilizzati tutto l’anno.

Tuttavia, queste innovazioni furono presto considerate insufficienti. La porta del cambiamento era socchiusa: stava per spalancarsi al vento impetuoso della scienza, gonfio di neo-liturgie di tutti i colori, irrequiete per il prurito della novità.

Iniziative private

Specialmente negli anni ’70, stavano emergendo molti testi privati ​​di preghiere eucaristiche. A volte ricevevano l’onore di essere pubblicate [2]. Ma capitava spesso che il sacerdote celebrante si sentisse spuntare le ali dell’ispirazione e cominciasse a improvvisare. Il fenomeno stava diventando così preoccupante che doveva essere soppresso.

Fu così che la Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino pubblicò il 3 aprile 1980 l’istruzione Inaestimabile donum, su alcune norme relative al culto del mistero eucaristico. Si legge al n° 5: “Si devono usare solo le preghiere eucaristiche contenute nel messale romano o legittimamente ammesse dalla Sede Apostolica, secondo le modalità e nei limiti che essa ha fissato. Modificare le preghiere eucaristiche approvate dalla Chiesa o adottarne altre a causa della composizione privata è un abuso molto grave.”

Da notare anche questa precisione del n° 4 che può sembrare sbalorditiva: “L’annuncio della preghiera eucaristica, che per sua natura è come il culmine di tutta la celebrazione, è riservato al sacerdote in virtù della sua ordinazione. È quindi un abuso far dire alcune parti della preghiera eucaristica dal diacono, da un ministro inferiore o dai fedeli.”

Ma questo avvertimento apparentemente severo si rivelò chiaramente insufficiente. Gli abusi continuarono a fiorire. Gli anni successivi videro scorrere a fiumi gli avvertimenti. Già nel 1988 il Papa Giovanni Paolo II si sentiva in dovere di ricordare che “non possiamo tollerare che certi sacerdoti si arroghino il diritto di comporre preghiere eucaristiche” [3].

Quindici anni dopo, la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti non era ancora intervenuta. Il 25 marzo 2004 ha pubblicato l’istruzione Redemptionis Sacramentum, su alcune cose da osservare ed evitare riguardo alla Santissima Eucaristia. E l’elenco era lungo, molto lungo …
Il n° 51 ripete gli avvertimenti che l’avevano preceduto: “Si devono usare solo le Preghiere eucaristiche contenute nel Messale Romano o legittimamente approvate dalla Sede Apostolica, secondo le modalità e nei limiti che essa ha fissato. ‘Non possiamo tollerare che certi sacerdoti si arroghino il diritto di comporre preghiere eucaristiche’ o che modifichino il testo approvato dalla Chiesa, o che adottino altre preghiere eucaristiche, a causa della composizione privata.” (Cfr Inaestimabile donum e Vincesimus quintus annus)

Inaestimabile donum n° 52 ripete il n° 4: “La proclamazione della Preghiera eucaristica, che per sua natura è il culmine di tutta la celebrazione, è riservata al sacerdote in virtù della sua ordinazione. Pertanto, è un abuso far dire alcune parti della Preghiera eucaristica da un diacono, da un ministro laico, da un fedele o da tutti i fedeli insieme. Ecco perché la Preghiera eucaristica deve essere recitata interamente dal sacerdote, e da lui solo.”

Se fu necessaria una tale enfasi, era perché gli abusi erano continuati. E si capisce meglio allora come i sacerdoti continuavano ad associare i fedeli a formule sacramentali. Ciò è stato brutalmente confermato dal decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede riguardante il battesimo del 6 agosto scorso, che obbligava un sacerdote a essere ri-battezzato. Un secondo caso è stato rivelato negli Stati Uniti il ​​17 settembre.

Le nuove preghiere eucaristiche ufficiali

Non appena fu promulgato il nuovo messale, cominciarono ad emergere richieste di nuove preghiere eucaristiche. Venne avviata un’indagine internazionale. Il 1 novembre 1973 ha portato alla promulgazione di un Direttorio delle messe per i bambini da parte della Congregazione per il culto divino.

Fu così che l’episcopato francese, insieme ad altre conferenze episcopali francofone, presentò a Roma, nel 1973, una richiesta per l’approvazione di tre preghiere eucaristiche adatte ai bambini. Papa Paolo VI approvò la richiesta e autorizzò anche la preparazione di una preghiera eucaristica in occasione dell’Anno Santo (1975) che avrebbe potuto essere utilizzata nelle messe di riconciliazione.

Il 1 novembre 1974, la Congregazione per il Culto Divino promulgò tre preghiere eucaristiche per le messe dei bambini e altre due sul tema della riconciliazione. I formulari per i bambini sono tristemente piatti, specialmente il primo. Ma non potrebbe essere altrimenti. Il secondo cerca di facilitare la sacrosanta partecipazione facendo il tifo. E il terzo contiene parti variabili. Cosa ricorderà il bambino di tali cerimonie?

Infine, una preghiera eucaristica è autorizzata in occasione del Sinodo dei cattolici di Svizzera (1974). È stato poi concessa ad altri paesi e riformulata. Oggi è intitolata: “Preghiera eucaristica per circostanze speciali”, ed è usato per grandi raduni. La sua promulgazione risale al 2 febbraio 1978.

Ma in precedenza, nel 1977, in date variabili a seconda del Paese, furono approvate varianti introdotte nelle prime quattro preghiere eucaristiche. Queste varianti sono autorizzate a seconda del periodo dell’anno, delle festività o per varie occasioni come un battesimo o un matrimonio.

Così, in pochi anni, il rito latino, che aveva sempre avuto un solo canone, che aveva nutrito per tanti secoli il culto e la meditazione del clero e dei fedeli, fu improvvisamente ricoperto da una dozzina di preghiere eucaristiche emesse – con l’eccezione del primo – della concezione liturgica del tempo. Un design che sarebbe stato presto datato, anche dalle ammissioni dei più entusiasti.

Senza dimenticare che, in pratica, molti sacerdoti continuavano a cuocere a fuoco lento le cerimonie secondo l’umore del momento o le notizie secolari. Infatti, il decreto del 23 maggio 1968 aveva introdotto un germe di degenerazione nelle preghiere eucaristiche. Questo presto si trasformò in cancro anarchico, invadendo l’intera liturgia, nonostante i tentativi di sradicarla.

Il 14 giugno 1975 P. Annibale Bugnini firmò un testo che sarebbe stato pubblicato dalla Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, nel quale attaccava con veemenza alcuni abusi e il fatto di voler comporre i propri testi liturgici. Questo era il suo pensiero: “Ma forse dovremmo, con un pizzico di umiltà, guardarci dalle facili illusioni. Chiunque voglia “creare” è convinto di produrre dei capolavori, naturalmente. Ma è veramente così?” [4]

Se avesse potuto porsi questa domanda con un tocco di umiltà, forse un disastro senza nome sarebbe stato risparmiato alla Chiesa …



(Fonti: RSR (Haquin/2013)/DC – FSSPX.Actualités
Immagine: Maksim Sokolov (maxergon.com) / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)




[1] A. Bugnini, La riforma liturgica (1948-1975), Roma, Edizioni liturgiche CLV, 1983, p. 444.
[2] Per esempio, Dieudonné Dufrasne, Frédéric Debuyst e Cinette Ferrière, Rendre grâce aujourd’hui. Essais de prières eucharistiques pour notre temps, Paris, Centurion, 1975.
[3] Lettera apostolica Vincesimus quintus annus, del 4 dicembre 1988.
[4] La Documentation catholique, n° 1693, 7 mars 1976, p. 243.