di Luca Fumagalli

Originario dalla contea di Monaghan, al confine con l’Ulster, John Randolph Leslie (1885-1971) – soprannominato “Shane” – era cugino di Winston Churchill e rampollo di una delle famiglie aristocratiche più ricche e rappresentative della minoranza protestante d’Irlanda.

Per la sua terra provava un affetto quasi mistico: non solo nelle occasioni mondane indossava sempre con orgoglio il kilt irlandese, ma militò pure a lungo nell’Irish Parliamentary Party di John Redmond, ex braccio destro di Parnell, con lo scopo di ottenere una qualche forma di autonomia per l’isola. La sua carriera politica fu però breve, interrompendosi anzitempo a causa dalle relazioni che intratteneva con gli ambienti conservatori di Londra, viste in patria con sospetto.

Leslie studente al King’s College (1907)

Amante dell’arte e della cultura, Leslie fu scrittore, docente universitario, giornalista, conferenziere, bibliofilo e critico letterario (anche a lui si deve la scoperta di grandi talenti quali Scott Fitzgerald e James Joyce). Inoltre divenne protagonista delle cronache mondane per le magnifiche feste che organizzava nella sua dimora londinese e per i pettegolezzi che circolavano sul suo conto a proposito di pruriginose relazioni extraconiugali. Ebbe due mogli, Marjorie Ide e Iris Carola Laing, ma solo quest’ultima, sposata nel 1958 in seguito al decesso della prima, poté beneficiare di un amore incondizionato e della più assoluta fedeltà.

Tuttavia l’aspetto più importante della vita di Leslie rimane senza ombra di dubbio la conversione al cattolicesimo e il conseguente impegno nelle vesti di apologeta.

Il tempo speso da giovane in Francia può essere considerato l’inizio del suo avvicinamento alla Fede. Oltre a visitare le famose chiese di Notre Dame e di Chartres, ebbe occasione di assistere alla messa e lesse con gusto i romanzi della conversione di J. K. Huysmans – in particolare Per strada e La Cattedrale – e quelli di Léon Bloy.

Shane Leslie e la moglie Marjorie (1912)

Dopo la parentesi francese, Leslie continuò a coltivare la sua passione per il Medioevo, nata dall’incontro con l’opera di Henry Brooks Adams, anche a Cambridge, dove frequentava il King’s College. Per lui visitare le antiche chiese della zona significava, in qualche modo, ritrovare un po’ di luce in mezzo alle tenebre della modernità: «Non conosco un modo più facile per sfuggire al suicidio del XX secolo che quello di ritornare a quei secoli le cui miserie sono svanite ma le cui bellezze sono sopravvissute in numero sufficiente a far sembrare il presente un’immensa delusione».

In ambito religioso le sue simpatie, all’epoca, erano tutte per l’anglo-cattolicesimo, una propaggine novecentesca del Movimento di Oxford, che costituiva la parte più conservatrice dell’anglicanesimo. Da qualche decennio gli anglo-cattolici operavano soprattutto nelle aree più depresse di Londra, aiutando sia materialmente che spiritualmente i poveri che vi abitavano. Leslie, che si definiva un “cristiano socialista”, prestò la sua opera in qualità di volontario, dando una mano ai ragazzi nello studio e avviandoli allo sport. Come ebbe modo di ribadire più volte negli anni seguenti, quello trascorso a stretto contatto con gli emarginati della capitale britannica fu molto probabilmente il periodo più bello della sua vita.

Shane Leslie in una fotografia di Lord Snowdon

Qualcosa iniziò ad agitarsi nell’animo del giovane quando i suoi passi si incrociarono con quelli del novello sacerdote Robert Hugh Benson, un convertito dall’anglicanesimo che viveva alla Llandaff House, vicino all’università. Benson, destinato a diventare famoso come predicatore e romanziere, ebbe il merito di introdurre lo studente irlandese alla teologia cattolica, suscitando in lui una profonda ammirazione per Roma.

Una volta ottenuta la laurea, determinato a chiarire una volta per tutte la propria posizione religiosa, Leslie prese a scambiare lettere con Lord Halifax, un pioniere dell’ecumenismo, buon amico di una delle sue zie, e con Charles Frederick D’Arcy, il vescovo protestante di Clogher. Dalle missive ricavò l’impressione che solo il cattolicesimo poteva vantare solidità e coerenza dottrinale, mentre altrove a trionfare era più che altro l’opinione dei singoli. Decise così di fare il grande passo e venne ufficialmente accolto nella Chiesa di Roma il 18 aprile 1908, ricevendo il battesimo in una cappella di Bayswater.

Ritratto di Leslie a firma del pittore R. G. Eves (1932)

Qualche mese prima, sul finire del 1907, aveva intrapreso un avventuroso viaggio in Russia, passando per la Polonia, per incontrare Tolstoy, le cui idee di riforma sociale lo avevano da sempre affascinato.  Al suo arrivo era stato accolto dallo scrittore Maurice Baring, noto russofilo e sua vecchia conoscenza.

Nell’inverno tra il 1908 e il 1909 Leslie potè studiare a Lovanio grazie a una lettera di raccomandazione firmata da Wilfrid Ward, storico della Chiesa e direttore del «Dublin Review», uno dei più importanti periodici cattolici in terra inglese. In Belgio conobbe il cardinale Mercier – vicino ai modernisti – e ipotizzò di entrare nell’ordine domenicano. Sebbene qualche anno dopo, nel 1912, optò per il matrimonio, Leslie rimase sempre convinto che diventare sacerdote sarebbe stata per lui, allora, una scelta forse radicale ma perfettamente logica.

Nel 1909 conobbe a Londra Wilfrid e Alice Meynell, venendo in seguito invitato nella loro residenza in Sussex. Fu Meynell, un decano della carta stampata, a indirizzare Leslie verso il giornalismo: quando Ward morì improvvisamente, nel 1916, fece il nome dell’irlandese per la carica di direttore del «Dublin Review». Si levò qualche voce di protesta – ad esempio quella di mons. Arthur Barnes che, da fedele unionista, mal sopportava le simpatie politiche di quest’ultimo – ma alla fine la proposta di Meynell venne approvata e Leslie poté dirigere il periodico per circa un decennio, fino al 1926, quando lo scandalo causato da un suo romanzo, The Cantab, accusato di usare un linguaggio un po’ troppo esplicito, lo costrinse alle dimissioni. Non gli restò che scusarsi pubblicamente per poi ritirare il libro dalla circolazione.

Leslie al lavoro nei boschi di Glaslough (1956)

Sul versante della saggistica, dopo Henry Edward Manning, His Life and Labours (1921), in cui prendeva apertamente le difese del grande porporato di fine Ottocento, capofila degli “ultramontani”, nel 1923, in collaborazione con mons. Ronald Knox, Leslie diede alle stampe The Miracles of King Henry VI, un libello inteso a favorire la canonizzazione del sovrano inglese, già venerato come santo dopo la sua morte, nel 1471. Nel 1933 vide invece la luce The Oxford Movement, 1833-1933, una storia critica del Movimento di Oxford che contiene tra l’altro un’eccellente appendice sulla letteratura religiosa del XIX secolo. Negli anni seguenti Leslie firmò diversi altri volumi, curò la pubblicazione delle lettere del cardinale Herbert Vaughan a Lady Herbert of Lea (1942) e scrisse quella che ancora oggi è l’unica biografia esistente del benedettino Francis Aidan Gasquet, Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, intitolata Cardinal Gasquet, A Memoir (1953).

I quattro romanzi di Leslie, The Oppidian (1922), Doomsland (1923), The Cantab (1926) e The Anglo-Catholic (1929) apparvero in rapida successione in quello che fu il suo decennio più prolifico, in cui pubblicò anche la maggior parte dei suoi racconti e delle sue poesie. Al libro d’esordio, una sorta di Bildungsroman ambientato tra le mura di Eton, seguì quello che può essere considerato il suo lavoro migliore, al pari di tutti gli altri zeppo di dettagli autobiografici. Doomsland, la triste storia di un giovane protestante irlandese in cerca delle proprie radici, è un libro amaro, terribile, molto diverso nei toni dai successivi The Cantab e Anglo-Catholic, un dittico che descrive il cammino di conversione di uno studente di Cambridge (per quanto il finale aperto lasci spazio più a punti interrogativi che a certezze).

Un anziano Shane Leslie nel suo studio

Nel 1961, a coronamento di una lunga carriera nel ruolo di Defensor Fidei, Leslie venne ordinato Cavaliere comandante di San Gregorio da Giovanni XXIII come riconoscimento per aver ceduto il “Purgatorio di San Patrizio” – un antico luogo di culto posto su un isolotto in mezzo a un lago del Donegal, di proprietà della famiglia – alla diocesi di Clogher. Fu l’ultimo grande gesto di carità di un uomo per cui la Fede fu sempre un sostegno nei tanti momenti difficili di una vita spesa, pur tra alti e bassi, al servizio della causa cattolica.