da fsspx.news
Titolo originale : “Confessione dopo 60 anni d’ecumenismo: il vero obiettivo non è ancora stato raggiunto“.

NdRS: In foto Giovanni XXIII, iniziatore dell’ecumenismo “vaticano”, con il Cardinale Augustin Bea sj, pioniere del dialogo ecumenico e del dialogo coi Giudei, e frere Roger Schutz, fondatore della comune ecumenica di Taizé. Schutz, calvinista fattosi “cattolico” senza rinnegare il calvinismo, ricevette pubblicamente la comunione dal Cardinale Ratzinger durante i funerali di Giovanni Paolo II. Il confondatore di Taizè il parimenti calvinista (poi prete “cattolico”) Max Thurian fu tra gli autori della nuova messa.

Il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha rilasciato un’intervista a Vatican News il 5 giugno 2020, in occasione del 60° anniversario del dicastero.

Fondato il 5 giugno 1960 da Giovanni XXIII, Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, nel 1988 è diventato Pontificio Consiglio. Il 22 luglio il cardinale svizzero ha risposto anche alle domande dell’agenzia kath.ch; una doppia opportunità per fare il punto sull’ecumenismo conciliare e per riconoscere che questo dialogo, in 60 anni, non ha ancora raggiunto il suo obiettivo …

“Tutti i papi che si sono succeduti dopo il Concilio hanno mostrato un cuore aperto alla causa ecumenica e tra loro c’è stata grande continuità e coerenza”, sottolinea il cardinale Koch. Il movimento ecumenico, spesso definito come uno “scambio di doni”, significa che ogni chiesa può dare un contributo specifico al ripristino dell’unità, dice.

“Ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci separa”

“Durante i dialoghi nella carità, è diventato sempre più evidente che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci separa”, continua. “E l’ecumenismo spirituale, cioè l’adesione profonda e concorde di tutti i fedeli alla preghiera sacerdotale di Gesù -“che tutti siano uno”- va ricordato come aspetto fondamentale” insiste il cardinale Koch, aggiungendo: “Questa preghiera mantiene sveglia in noi la consapevolezza che l’unità della Chiesa corrisponde alla volontà del Signore”.

Tuttavia, “il vero obiettivo del movimento ecumenico, ovvero il ripristino dell’unità della Chiesa, non è stato ancora raggiunto”, lamenta. “Immaginavo che avremmo progredito più velocemente. Quello che a volte soffro è che nell’opinione pubblica le difficoltà dell’ecumenismo sono sempre attribuite alla Chiesa cattolica. È facile dimenticare che gli ostacoli esistono in tutte le Chiese”, ha confidato il cardinale a kath.ch.

“Abbiamo bisogno di una visione comune, un obiettivo chiaro”

“Una delle sfide più grandi ci oggi è proprio la mancanza di un consenso veramente solido sull’obiettivo dell’ecumenismo”, ammette il Cardinale Koch. “C’è accordo sulla necessità di unità, non c’è ancora accordo su quale forma dovrebbe assumere. Abbiamo bisogno di una visione comune, è essenziale per l’unità della Chiesa. I prossimi passi possono essere intrapresi solo se abbiamo in mente un obiettivo chiaro”.

Da qui la redazione di un Vademecum sull’ecumenismo, destinato ai vescovi, da pubblicare nel settembre 2020. Sono, infatti, “i primi responsabili dell’unità dei cristiani, dell’ecumenismo nella diocesi”, sottolinea il cardinale, ed è quindi normale aiutarli “a comprendere più a fondo e a mettere in pratica la loro responsabilità ecumenica”.

Da qui anche la pubblicazione da parte del dicastero della rivista Acta Œcumenica, per fornire informazioni sui progressi compiuti nel campo dell’ecumenismo. Comunicare su questo punto è importante, osserva il cardinale Koch, perché oggi “l’informazione sugli sviluppi e sui progressi dell’ecumenismo” è insufficiente.

Infine, spiega il prelato, “Papa Francesco sottolinea che la sinodalità non è un parlamento – che consente la determinazione delle maggioranze – ma è una procedura che dovrebbe facilitare l’unanimità. Sinodalità significa confrontarsi fino a quando le decisioni non vengono prese all’unanimità. È molto più esigente della democrazia”. – In parole povere, un pluralismo da cui si spera di realizzare l’unità.

E per concludere: “Ci sono due virtù dell’ecumenismo: da una parte la passione per l’unità, e dall’altra la pazienza necessaria per realizzare realmente questa unità. Queste non sono soluzioni rapide, ma soluzioni praticabili. Papa Francesco intende quindi dedicare il prossimo Sinodo dei vescovi al tema della sinodalità”.

– Questa “pazienza” sarebbe meglio impiegata per studiare attentamente l’enciclica Mortalium animos (6 gennaio 1928) di Pio XI su “l’unità della vera Chiesa di Cristo”, dove si legge: “non si può altrimenti favorire l’unità dei cristiani che procurando il ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale essi un giorno infelicemente s’allontanarono”.


(Fonti: cath.ch/imedia/vatican news/kath.ch – DICI n° 399, août 2020)