da Bartolo Longo, I Quindici Sabati del Santissimo Rosario, Pompei, 1950, pp. 322-323

José de Páez, Virgen dolorosa, ca. 1770-90

E quale spada fu al cuore tuo materno, o Madre nostra desolata, allorché udisti dal tuo proprio Figlio chiamarti col nome di Donna? Tu non sei più Madre! … Maria, Tu non hai più figlio! … Non ascolti il suo lamento: Padre mio, perché mi hai abbandonato? E quando udisti della sua ardente sete, che Tu volevi estinguere anche col tuo sangue, e che non ti fu dato alleviare neppure con una stilla d’acqua? … E quando vedesti presentargli il fiele e l’aceto; e quando udisti quel gran grido col quale spirò; quando vedesti il suo cuore squarciato dalla lancia; quando, deposto dalla croce, lo ricevesti cadavere tra le tue braccia, e lo chiudesti nel sepolcro, e gli lasciasti accanto il tuo cuore? … E quando discendendo la sera tra quelle strade intrise del sangue innocente del tuo Figlio, ritornasti a casa senza di Lui, e invano tutta la notte lo sospirasti? … Tu obbedivi alla volontà del tuo Figlio; Tu accettavi gli uomini come tuoi figli, onde senza di te nessuno può tornare a Lui, perché Tu sei la mediatrice e la tesoriera di tutte le grazie. Eccomi ai tuoi piedi: io ti ho ucciso il Figlio! pietà di me, o Madre mia desolata: voglio tornare al suo Cuore straziato dai miei peccati: presentami Tu ed accompagnami finché non lo avrò ricevuto tra queste braccia, finché non avrò spirato l’estremo anelito per Te e per Lui. Madre trafitta, trafiggi il cuore mio, e v’ imprimi le pene tue e del crocifisso Signore. Così sia.