Alcuni eclatanti miracoli di san Giuseppe da Copertino tratto dalla Vita scrittane, sulla base dei processi canonici, da Giuseppe Ignazio Montanari per grazia ricevuta. Il retore infatti nel 1849 era stato vittima del pugnale alcuni partigiani della Repubblica Romana ed attribuì la salvezza all’intercessione del Santo dei Voli.


Vivevasi il Santo nell’esercizio delle virtù che ho detto e la sua vita, come era celeste, era di continuo infiorata da miracoli. Nasceva adunque in moltissimi brama di veder lui, perché avvisavano che vederlo e guadagnare in bene fosse una cosa.
Molti pure a lui traevano per bisogni dell’anima o del corpo. A Lui ricorrevano per consiglio uomini di grand’essere e di grande stato, principi, prelati, cardinali e re di corona: e tanti furono che nominarli tutti sarebbe con mio disagio. Alcuni non dimeno registrerò.
Leopoldo di Toscana che fu poi cardinale mosse per visitarlo ed essendo con Lui videlo ratto in ispirito cadere in ginocchio, atteggiato della persona come santo Francesco nell’atto del ricevere le stimmate al solo udire dal Custode alcune parole a laude di Maria. Andarono a Lui i principi di Bransvvick e l’ammiraglio di Castiglia venutivi a bella posta di Germania e di Spagna. Il Duca Buglione di Francia, i Principi Radzvil, Lumbomischi, Zamoschi con le mogli loro furono a Lui di Polonia.
Vi fu ancora Giovan Casimiro principe reale, e avendo aperto a Giuseppe il desiderio ch’egli aveva di rendersi uomo di Chiesa ed entrare alla religione: «Non far questo – gli disse – e non prendere abito che tu poi non possa dispogliare, perché ti converrà tornare nel mondo. Iddio fra poco ti mostrerà la sua volontà». Infatti ancorché fosse eletto Cardinale da Papa Innocenzo X, morto il Re Ladislao suo fratello e chiamato a regnare in Polonia, sì vi andò. Passando di Assisi, già fatto Re, volle visitare il Padre Giuseppe, il quale sorridendo gli disse: «E non tel dissi io? Va’ ché tu sarai di grande prò alla Cristianità e la gioverai più cosi che se tu fossi vivuto nella religione». Della qual cosa molto sodisfatto, si parti e sovente poi lo consultò per lettera ed ebbene risposte piene di opportuni consigli e predizioni di ciò che del suo regno avverrebbe, le quali non fallirono.
Ma non così dolce porgevasi a chi fosse andato a Lui per sola curiosità di vederne o ratto o volo; anzi con codesti prendeva una tale aria di severità e tuono sì alto di voce che non pareva più desso. E così avvenne una volta ad una grande Signora che, vaga del vederlo sospeso in aria, come aveva udito di Lui, senza portare devozione in cuore né alcun desiderio di anima gli si fece innanzi e con arte studiata ad arte si fece a parlare di Gesù e di Maria credendo che il suono solo di questi nomi senza il condimento dell’affetto dovessero Lui a forza tirar per aria o far cader a terra rapito in ispirito. Ma Egli, che lesse la vana intenzione di lei nel suo pensiero, si fece agramente a rampognarla: «Eh che! si viene adunque a me per curiosità? e non sapete voi Signora che Iddio puote far operare miracoli anche a questo legno? Partitevi di qua e andatevene con Dio!». E così rimandolla non so dir quanto confusa senza ch’ella aver poTesse non dico un segno da Lui, ma neppure una di quelle soavi parole che valevano per mille conforti.
[…] Conducevasi di Spagna a Roma l’Ammiraglio di Castiglia Ambasciatore di Spagna al Pontefice e aveva con sé la donna sua. Questi avendo udito mirabili cose della santità di Giuseppe, furono in grandissimo desiderio di vederlo e perciò, torcendo un poco il cammino, vennero in Assisi. L’Ammiraglio andò tosto al sacro Convento e, visitato nella sua cella il Servo di Dio, ne uscì compunto di tanta devozione che alla moglie, la quale stava attendendo lui nella chiesa: «Ho veduto – disse – e parlato con un altro santo Francesco». Allora la donna sụa ch’era di molta pietà senti forte desiderio di vederlo e parlargli, per la qual cosa richiese il Custode dicendogli avrebbe questo in luogo di ogni maggior consolazione. Il Custode veggendo tanta devozione in Lei fu tosto a Giuseppe e in nome della santa obbedienza si gli comando dovesse scendere in chiesa e parlare con quella matrona e coll’altre che le facevano corteo. Appena entrato alla chiesa per la porticella che sta rimpetto un altare sul quale è posta una statua della Madonna della Concezione, non sì tosto ebbevi messo gli occhi, che ruppe in un grido secondo l’usato e quasi avesse l’ali corse per l’aria a quell’immagine, passando sul capo dell’Ammiraglio e della donna sua colle altre sino a levar alto dodici piedi e poiché fu stato alquanto stretto abbracciato ai piedi della Regina immacolata, ritornossi per la stessa traccia al luogo onde aveva preso il volo. Poi inginocchiatosi e baciata la terra si tirò il cappuccio sugli occhi quasi vergognando del fatto e andò difilato alla sua cella. Lascio pensare il tramortimento che n’ebbero le donne le quali stavano ivi desiderose di parlargli e come si rimanessero al vederselo passare di sopra dalla testa sospeso per aria. La moglie dell Aminiraglio isvenne e per richiamarla occorsero conforti d acque e di essenze odorifere; dell’altre alcuna cadde sbigottita, alcuna si fuggì. L’Ammiraglio stesso rimase lì ritto cogli occhi sbarrati ed immobile, da tanto stupore fu soprafatto. Ma riavutisi alquanto, piansero di tenera devozione e ringraziarono il Signore che operava tali maraviglie nel servo suo e aveva degnato di farle manifeste anche agli occhi loro e così molto contriti e consolati si partirono.
[…] Il Generale dell’Ordine volle presentarlo al Papa che in quei giorni era Urbano VIII, il quale fu ben lieto del riceverlo, avendo udito le maggiori cose del mondo intorno al fatto suo e intorno a stupendissimi prodigi di che aveva empito Roma, a Lui riferiti non più dalla fama che dalla voce di molti Cardinali che avevano grande stima e devozione del nostro Servo di Dio. Condotto innanzi al Pontefice, come ho detto, colla riverenza debita a sì grande maestà e coll’animo pieno di devoto affetto, Egli si appressava ma quando s’inchinò per baciargli i piedi, considerando che egli era Vicario di Gesù Benedetto, tanto fervore lo strinse, che rapito in spirito spiccò un volo e stette sospeso in aria finché il Generale lo richiamò. Onde il Papa ebbe a dire che se Giuseppe morisse lui vivo avrebbe egli fatto fede dell’avvenuto.