In questi giorni si parla tanto dell’età dei Papi, su chi sia stato il più longevo a sedere sul trono di san Pietro. Ebbene, le notizie tradite dalla storia ecclesiastica, prese per se stesse (non abbiamo intenzione di scendere nel campo storico e filologico con queste poche righe), ci indicano in papa Agatone il Romano Pontefice più longevo.
Siciliano, di Palermo per la precisione, dopo venti anni di matrimonio, professò la regola monastica. Ordinato sacerdote a Roma e annoverato fra i Cardinali, successe a papa Dono il 27 giugno del 678. Aveva la bellezza di 103 anni.
Nel 680 celebrò un Sinodo “adversus eos, qui unam in Domino Salvatore voluntatem atque operationem dogmatizabant” (Beda, Historia ecclesiastica, l. V c. 19, p. 326; Mansi, XI, coll. 185-188), cioè gli eretici Monoteliti. Degli Atti di questo Sinodo ci rimane una bella affermazione del primato petrino: “sic omnes apostolicae sedis sanctiones accipiendae sunt tanquam ipsius voce divina Petri firmatae” (Decretum Gratiani, part. I dist. XIX, c. 2).
Nello stesso anno inviò anche i suoi Legati al sesto Concilio Ecumenico che l’imperatore Costantino IV aveva voluto radunare a Santa Sofia. Vi furono condannati i Monoteliti, con la definizione dogmatica dell’esistenza in Gesù Cristo di due volontà, l’Ectesi di Eraclio e il Tipo di Costante. In questa occasione i Padri Conciliari tesserono gli elogi del Papa: “La vecchia Roma, basileus, ti porse una professione scritta con la mano di Dio e il giorno della verità della fede spuntò dalla parte dell’occidente. In apparenza erano solo carta ed inchiostro, ma, attraverso Agatone, era Pietro che parlava” (Mansi, XI, coll. 665-666).
Morì a Roma il 10 gennaio del 681, all’età di 106 anni, e fu seppellito in San Pietro.
La sua memoria fu da tutti onorata: per la mansuetudine, per la sollecitudine di tutte le Chiese e per i copiosi miracoli (guarì un lebbroso con un bacio).
La sua festa ricorre il 10 gennaio.