di Luca Fumagalli

Maisie Ward

In primavera Egypt House è bellissima. La villa, storica dimora della famiglia Ward sull’isola di Wight, si affaccia sul mare e in quel periodo dell’anno è circondata dai mille colori degli alberi in fiore. Lì nell’aprile del 1926 la trentasettenne Mary Josephine Ward – soprannominata “Maisie” – sposò Frank Sheed, un australiano più giovane di lei di otto anni. I voti vennero scambiati nella piccola chiesa di St. Thomas of Canterbury. Nessuno all’epoca avrebbe mai potuto sospettare che la coppia, apparentemente così male assortita, sarebbe rimasta unita per quasi mezzo secolo, diventando al contempo un’istituzione per il mondo cattolico di lingua inglese, sia in Gran Bretagna che in America.

Il nonno di Maisie, William George Ward, era un famoso convertito dell’epoca del Movimento di Oxford, vicino allo spirito ultramontano del cardinale Manning, mentre il padre, Wilfrid, tentò con la sua diuturna opera di giornalista e saggista di riallinearsi alle posizioni più moderate di un Newman. In seguito, in qualità di direttore del «Dublin Review», venne suo malgrado coinvolto nella controversia scatenata dal modernismo: col montare della polemica, si ingannò di poter mantenere una posizione mediana, finendo solo col tirarsi addosso gli strali di tutti. Anche la moglie, Josephine Hope, proveniva da una famiglia cattolica e si guadagnò un po’ di fama con i suoi romanzi firmati Mrs Wilfrid Ward. Dal punto di vista politico entrambi erano conservatori, fedeli sudditi di Sua Maestà. 

Maisie e Frank, sulla destra, al loro matrimonio nel 1926

Maisie, la prima di cinque figli, nacque il 4 gennaio 1889. Terminati gli studi, iniziò ad accompagnare il padre nei suoi viaggi, svolgendo la funzione di segretaria. Leggeva molto e tra i suoi autori preferiti, oltre a Dickens, alle Brontë e a Jane Austen, vi era quel Robert Browning a cui, ormai settantenne, avrebbe dedicato il suo ultimo lavoro biografico. Sul fronte religioso venne introdotta alla studio della teologia dal predicatore Basil William Maturin, mentre i libri di mons. Robert Hugh Benson le donarono una più chiara visione della storia della Chiesa e della dottrina del Corpo Mistico. La casa dei Ward, del resto, era frequentata da apologeti di prim’ordine, su tutti Hilaire Belloc e G. K. Chesterton, e l’ammirazione di Wilfrid per Newman contagiò presto la figlia.

Durante la Grande Guerra Maisie lavorò come volontaria presso diversi ospedali londinesi trovando sostegno e conforto nell’Eucarestia (non era raro che partecipasse anche a due messe al giorno). Nel frattempo scrisse la sua opera d’esordio, una breve vita di San Bernardino da Siena, e terminò la preparazione per la stampa delle lettere di Maturin, un lavoro lasciato incompleto dal padre, scomparso improvvisamente nel 1916.  

Al termine del conflitto divenne membro della Catholic Evidence Guild, un’organizzazione votata all’evangelizzazione attraverso comizi e incontri pubblici. Umile e pugnace, alla grandissima energia la Ward univa solide convinzioni, doti che le permisero in poco tempo di scalare i vertici della Guild, rivelandosi un’oratrice di prim’ordine.

Maisie Ward durante un comizio pubblico per la Catholic Evidence Guild

Tra i suoi amici vi erano il gesuita C. C. Martindale e padre Vincent McNabb, un domenicano irlandese, pioniere del “distributismo”. Questi ispirò Maisie – che nel 1921 entrò a far parte del Terz’Ordine domenicano – a finanziare una manciata di comunità agricole, progetti sperimentali rivelatisi poi tutti più o meno fallimentari. Un’altra influenza importante fu quella dello storico Christopher Dawson che, secondo le parole della stessa Ward, salvò lei e Frank da una visione troppo ristretta ed eurocentrica del cristianesimo. Nel secondo dopoguerra fu invece Caryll Houselander, una strana pseudo-mistica, ad avere l’ascendente più forte su di lei, contribuendo ad avvicinarla a quella dimensione sociale della Fede che divenne fondamentale nell’ultima parte della sua vita. Maisie dedicò all’amica una biografia, Carryll Houselander: That Divine Eccentric (1962), e nel 1965 pubblicò il suo epistolario.

Nell’ottobre del 1926, pochi mesi dopo il matrimonio, lei e il marito diedero il via alla Sheed & Ward, una piccola casa editrice destinata col tempo a diventare una delle più importanti realtà editoriali cattoliche su entrambe le sponde dell’Atlantico. Se i concorrenti di allora si occupavano principalmente di pubblicare documenti ufficiali della Chiesa e libri devozionali, Maisie e Frank decisero di allargare il proprio catalogo alla letteratura, alla filosofia, alla storia, alla poesia, alla sociologia e al teatro. Ebbero inoltre il merito, grazie alle numerose traduzioni, di introdurre il pubblico anglofono al pensiero cattolico continentale, in particolare a quello francese. Nel corso della sua esistenza, durata fino al 1973, la Sheed & Ward diede alle stampe diverse opere di moltissimi importanti intellettuali legati alla Chiesa di Roma. Maisie, nel ruolo di vice-presidente, si occupava principalmente della selezione dei manoscritti e della loro cura editoriale.

Maisie Ward negli anni Quaranta

Gli anni Trenta furono per lei dominati dalla scrittura di una storia della famiglia paterna, The Wilfrid Wards and the Transition: il volume d’esordio, sottotitolato The Nineteenth Century, vide la luce nel 1934, mentre per il secondo, Insurrection versus Resurrection – un’allusione alla crisi modernista e alla rinascita della cultura cattolica in terra inglese – fu necessario attendere fino al 1937. Sin da questo primo importante lavoro la Ward mostrò di essere legata a una visione un po’ datata della biografia, convinta che ci si dovesse occupare solo di persone che si stimavano, ritraendole in maniera precisa ma sempre e comunque favorevole.  

In seguito alla morte di Chesterton, la moglie Frances e la segretaria Dorothy Collins pregarono Maisie di scriverne un profilo biografico. La donna accettò volentieri il difficile compito, consapevole che l’opera non sarebbe stata solo un tributo dovuto a un grande intellettuale cattolico, ma anche un atto di affettuoso omaggio a una persona che aveva svolto un ruolo fondamentale per la sua crescita umana e spirituale. A causa dei numerosi impegni poté però mettersi seriamente al lavoro solamente tempo dopo, quando lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale l’aveva ormai costretta a trasferirsi con il marito e i due figli negli Stati Uniti (vi rimase fino al 1946 per ristabilirvisi di nuovo negli ultimi anni di vita). Nel 1941 la pubblicazione di The Chestertons da parte di Elizabeth Ada Chesterton, la moglie di Cecil Chesterton, fratello di Gilbert – un libro che la Ward giudicò manchevole e impreciso, al limite dell’oltraggioso – contribuì indirettamente a fornirle nuovi stimoli. Sebbene non ebbe accesso ad alcune fonti, l’University of Notre Dame le mise a disposizione l’intera collezione del «G. K.’s Weekly» e Frank, facendo continuamente spola tra l’America e l’Inghilterra, ebbe modo di recuperare del materiale prezioso e di intervistare diverse persone che conobbero e frequentarono Chesterton. Inoltre, per cogliere meglio la progressione intellettuale di quest’ultimo, su consiglio di Dawson Masie lesse in ordine cronologico tutti i suoi romanzi. Fu così che nel 1943 venne finalmente pubblicato Gilbert Keith Chesterton, il primo testo a essere basato su materiali inediti, che divenne il punto di partenza per ogni successivo lavoro biografico dedicato al giornalista e scrittore inglese. I lettori risposero così positivamente che la Penguin ristampò il volume in edizione economica, e la Ward, per radunare coerentemente le nuove informazioni che nel frattempo era andata recuperando, preparò un saggio integrativo intitolato Return to Chesterton che vide la luce nel 1952.

Maisie e Frank durante una premiazione (1941 circa)

Negli anni seguenti scrisse altri libri, ma nessuno di questi riuscì a bissare il successo della biografia chestertoniana, il suo capolavoro indiscusso. A This Burning Heat (1941), una riflessione sulla guerra, seguirono, tra i tanti, The Splendor of the Rosary (1945), Young Mr. Newman (1948) – dedicato al periodo anglicano di Newman, che la Ward considerava il suo libro migliore – They Saw His Glory (1956), un’introduzione al Vangelo, Saints Who Made History (1960), e i due volumi autobiografici Unfinished Business (1963) e To and Fro on the Earth (1973).

Con l’avanzare dell’età, sempre più sensibile alla condizione dei lavoratori e dei poveri, Maisie fu vicina per un po’ al movimento dei preti operai, si impegnò in varie raccolte fondi per supportare i missionari in India e in Sud America, e nel 1956 diede il suo contributo alla fondazione della Catholic Housing Aid Society (CHAS) con lo scopo di offrire alle famiglie bisognose alloggi a prezzi agevolati. Accettò poi con entusiasmo le riforme promosse dal Concilio Vaticano II nella speranza – presto rivelatasi illusoria – che la nuova direzione intrapresa dalla Chiesa potesse ravvivarne la dimensione pastorale.

Un’anziana Maisie Ward

La Ward morì il 28 gennaio 1975 all’età di ottantasei anni. Insieme all’amica Dorothy Day fu una delle donne più rappresentative del laicato cattolico del XX secolo. La sua opera lasciò un segno profondo presso i contemporanei, testimoniato, tra l’altro, dai numerosi premi e riconoscimenti che ricevette in ogni angolo del globo. Lungi da quella macchiettistica proto-femminista dipinta da Dana Greene in un suo famoso studio, Maisie fu sinceramente innamorata di Cristo e della Sua Chiesa, un amore che, pur tra errori e limiti, non smise mai di testimoniare anche a prezzo di enormi sacrifici.