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Il 28 luglio del 1936 i comunisti spagnoli, dimostrando la aberrante irrazionalità dell’ideologia che li muoveva, fucilarono il monumento al Sacro Cuore innalzato nel Cerro de los Angeles, per poi farlo saltare in aria con la dinamite il 6 agosto seguente.
Passano gli anni, ma le sinistre che governano quella che un tempo fu “evangelizadora de la mitad del orbe, martillo de herejes, luz de Trento, espada de Roma”, non hanno mutato idea a riguardo della religione.
Il governo Sanchez infatti, non pago di aver fatto esumare la spoglia del Generalissimo Franco (vedi qui e qui) hanno in mente ben altro per il Valle de los Caidos.
Infatti nell’imminenza della Ley de Memoria Democrática che renderebbe il Valle un luogo delle memoria (ovviamente memoria costituita dai falsi storici della propaganda social-comunista) c’è la possibilità che il governo espella i benedettini (il monumento nazionale infatti è costituito anche da una Basilica e da un’Abbazia) e abbatta la grande croce (150 metri, la più grande del mondo) che svetta come trofeo di pace cristiana.
I monaci hanno già annunziato che lotteranno fino alla fine per rimanere nel Valle.
Ufficialmente l’episcopato spagnolo non s’è ancora espresso. Rimarrà muto davanti ad un ulteriore scempio perpetrato in un luogo sacro?
Ma soprattutto: Bergoglio darà anche stavolta una mano a Sanchez come nel caso dell’esumazione di Franco, lavandosene poi le mani come un Pilato qualsiasi (vedi qui)?
Interrogativi ai quali non riusciamo a dare una risposta positiva, visti i precedenti.
Nel frattempo, è bene studiare i fatti precedenti alla costruzione di un monumento di conciliazione nazionale come il Valle de los caidos, dove sono tumulati assieme morti di entrambi gli schieramenti della guerra del 1936-39; e rileggere le drammatiche parole di Pio XI a tal proposito:

«Anche là dove, come nella Nostra carissima Spagna il flagello comunista non ha avuto ancora il tempo di far sentire tutti gli effetti delle sue teorie, vi si è, in compenso, scatenato purtroppo con una violenza più furibonda. Non si è abbattuta l’una o l’altra chiesa, questo o quel chiostro, ma quando fu possibile si distrusse ogni chiesa e ogni chiostro e qualsiasi traccia di religione cristiana, anche se legata ai più insigni monumenti d’arte e di scienza! Il furore comunista non si è limitato ad uccidere Vescovi e migliaia di sacerdoti, di religiosi e religiose, cercando in modo particolare quelli e quelle che proprio si occupavano con maggior impegno degli operai e dei poveri; ma fece un numero molto maggiore di vittime tra i laici di ogni ceto, che fino al presente vengono, si può dire ogni giorno, trucidati a schiere per il fatto di essere buoni cristiani o almeno contrari all’ateismo comunista. E una tale spaventevole distruzione viene eseguita con un odio, una barbarie e una efferatezza che non si sarebbero creduti possibili nel nostro secolo. Non vi può essere uomo privato, che pensi saggiamente, né uomo di Stato, consapevole della sua responsabilità, che non rabbrividisca al pensiero che quanto oggi accade in Ispagna non abbia forse a ripetersi domani in altre nazioni civili. Frutti naturali del sistema»

(Divini Redemproris, 19 marzo 1937)