>>> Dal divorzio al gender – Famiglie centrifugate e identità liquida: una dissoluzione dalle origini remote <<<

Nuova recensione a cura di Luca Fumagalli

Dal divorzio al gender, pubblicato nel 2016, continua purtroppo ad essere un libro attuale. Nato come raccolta degli atti del Convegno di Radio Spada e Confederazione Civiltà Cristiana tenuto a Roma il 28 novembre 2015, di fatto è una sorta di prontuario del cattolico militante, un volumetto facilmente consultabile in cui poter ritrovare un po’ di buon senso in mezzo a un mondo – ecclesiastico e non – che sembra aver perso la bussola. Dall’epoca del Sinodo della famiglia di acqua ne è passata sotto i ponti, ma il tema delle unioni civili e del gender continua a tenere banco nel pubblico dibattito, reso ancora più complesso e drammatico dalle recenti proposte di legge contro l’ “omofobia” e dalle dichiarazioni di Bergoglio. Anche i cosiddetti “pro-life” o “pro-family” sono ormai allo sbando, stanchi, avviliti e sconfessati da quegli stessi che dovrebbero sostenerli.

Dopo una nota introduttiva, Dal divorzio al gender segue un itinerario ben preciso, che va ad analizzare non solo gli effetti ma anche le cause della rivoluzione in atto: se Massimo Viglione si occupa della marcia dissolutoria della Rivoluzione morale, Massimo Micaletti illustra invece il ruolo centrale che la famiglia riveste all’interno della società (un tema, questo, ripreso più avanti e ampliato da Stephan M. Kampowski); Guido Ferro Canale affronta, con piglio più giuridico, il processo di nullità canonica del matrimonio, mentre Carlo Di Pietro e Aurelio Pace presentano il caso della Basalicata, regione in prima fila contro l’insegnamento della teoria gender nelle scuole.

Il senso del volume, il motivo per cui varrebbe la pena leggerlo e rileggerlo ancora oggi, è perfettamente sintetizzato in un estratto dell’intervento del prof. Viglione: «Uno degli errori più usuali e diffusi oggi, quando si giudicano i mali del presente, è quello di pensare ogni singolo problema come a se stante, come un evento dissociato da altri, non solo da altri di diverso genere, ma perfino da quelli dello stesso genere che lo hanno preceduto o che ne sono conseguenza. Così, ad esempio, pochi ritengono o pensano che la legalizzazione dell’aborto possa essere connessa con l’affermazione del femminismo, che a sua volta è conseguenza dell’affermazione della società dei diritti umani, a sua volta figlia dell’affermazione dei principi della Rivoluzione Francese, la cui causa ideale risiede senz’altro nella propagazione nei ceti dirigenti del XVIII secolo delle teorie illuministiche, figlie a loro volta del razionalismo, empirismo e scetticismo secentesco da un lato e della Rivoluzione protestante dall’altro, conseguenza, insieme alla rivoluzione scientifica dei secoli XVI e XVII, della grande rivoluzione culturale dell’umanesimo del XV secolo, che pose fine di fatto alla struttura ideale e culturale che aveva dominato l’uomo del Medioevo».

In altre parole, aborto, divorzio, teoria gender et similia altro non sono che diverse facce di un medesimo piano diabolico di sovvertimento morale che, per quanto si presenti sempre nuovo, “alla moda”, dura ormai dall’alba dei tempi.

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