In via eccezionale Radio Spada intervista il suo presidente sull’ultima uscita libraria: Deporre il Papa? – Riflessioni su Sede Romana e crisi nella Chiesa, un volume che farà discutere.


RS: Andiamo subito al sodo: perché pubblicare oggi un libro dal titolo “Deporre il Papa?”, con in copertina nientemeno che il quadro di Jean-Paul Laurens sul Sinodo del Cadavere, ovvero uno dei momenti più inquietanti della storia ecclesiastica, quando il Pontefice Stefano VI fece riesumare il corpo del predecessore Formoso e (a torto) inscenò un blasfemo processo? Che c’entrano questi nostri anni del post-Concilio col “Secolo Oscuro” trascorso mille anni fa?

PGS: Cara Radio Spada, vorrei fare una piccola precisazione. Questo non vuole essere un libro provocatorio, sono i tempi ad essere provocatori. Questo vuol essere un libro naturalissimo ed adatto per dei cattolici che si stanno interrogando sull’epoca drammatica, abissale e inedita che il cattolicesimo romano sta vivendo. Ammesso e assolutamente non concesso che il decimo secolo sia stato “oscuro”, va detto con grande schiettezza e franchezza guelfa che il vero secolo oscuro lo stiamo vivendo ora, a cavallo tra XX e XXI secolo, incomparabile per gravità ed estensione della crisi con quello di Stefano VI e Sergio III, dei Crescenzi e dei Tuscolani. Non pensino quindi i nostri lettori che li portiamo nel passato, quel passato è pallidissimo riverbero del nostro presente e del nostro futuro (nobody’s safe, nessuno è al sicuro). Volendo quindi entrare nel vivo, è ovvio che la situazione della Sede romana occupata da soggetti palesemente estranei e ostili al sensus fidei cattolico, alla teologia cattolica (e non parliamo di comportamenti, di gusti, di vite private, di private posizioni ma di MAGISTERO) interroghino il cattolico fedele con due domande capitalissime e tra loro inscindibilmente unite: cosa credere? E l’altra che è oggetto principale di questo libro: cosa fare?

RS: Tu e don Curzio Nitoglia, in relazione alla crisi nella Chiesa, avete una posizione molto simile quanto all’analisi delle cause ma diversa quanto agli effetti. Insomma: entrambi vedete nel Concilio Vaticano II l’origine prossima dei problemi ma siete in disaccordo sul tema della vacanza della Sede. La tua è una prefazione critica? Su quali basi hai contributo all’uscita di questo volume?

PSG: E’ evidente che don Nitoglia ed io su tantissimi argomenti possiamo essere d’accordo ma quando ci addentriamo nell’ecclesiologia, nell’analisi del cosa è avvenuto, divergiamo radicalmente. Lo abbiamo dimostrato entrambi e con passione nelle giornate radiospadiste, lo testimoniano i molti scritti critici del suo pensiero di cui ho disseminato e fatto disseminare la Rete negli anni passati. Rimane però un punto fondamentale per cui ho profondo rispetto per l’opera di don Nitoglia. Don Nitoglia non si accontenta delle elaborazioni altrui, dei “punti fermissimi”, delle fossilizzazioni polemiche, delle “messe cantate” dell’integristicamente e del tradizionalisticamente corretto, dei “catechismi fatti in casa”, dei “santuari inviolabili”. Don Nitoglia entra nella “stanza dei giocattoli” altrui, cambia le posizioni degli oggetti, li rovescia, spariglia le carte. Legge, indaga, studia, “volgarizza”, spiega, riapre quel che sembra chiuso, semina dove magari altri hanno coperto il terreno col catrame. Lo fa naturalmente da studioso ma anche da “uomo di parte”, con una sua visione che dal 2006 è andata approfondendosi e anche magari radicalizzandosi. Per questo ho scelto, pur ribadendo il mio punto di vista, di non fare una “controprefazione” critica, certo per rispetto che uno degli editori deve avere per un proprio autore, ma anche perchè spetta ad altri ben più dotti di me (che dotto non sono) rispondere contrapponendosi all’autore. Ho fortemente voluto questo libro che ha una posizione molto difforme dalla mia: Don Nitoglia, infatti, contrariamente a me, pensa che non sia possibile dichiarare la decadenza o deporre in alcun modo un “papa” palesemente eretico e fedicida come Bergoglio, ma l’ho voluto perchè credo che i cattolici “resistenti” di oggi debbano prepararsi, superate per sempre le ubriacature oppiacee delle “correzioni filiali”, ad affrontare il problema dell’autorità papale nella sua interezza. Senza dimenticare un fatto: alla deposizione “legale” dell’eletto, deve subentrare un momento giudiziario altrettanto necessario nei confronti del “deposto” perchè l’eresia non è solo un peccato ma è essenzialmente un delitto contro la Società suprema che è la Chiesa e contro la società tutta.

RS: Questo libro desta attenzione e, inevitabilmente, creerà polemiche. Sei pronto? Se sì, come immaginiamo, ti aspetti qualcosa di specifico dal dibattito che ne scaturirà?

PGS: Per natura le polemiche non mi turbano, mi disgustano le fellonie ma trovo che le polemiche siano invece salutari nel nostro mondo, abbastanza “sonnacchioso nella tempesta” in questo periodo. Lo capisco: sono tempi difficili quelli che stiamo vivendo, anche da un punto di vista meramente umano e naturale. Vuoi che sia diretto, Radio Spada? Auspicherei fervorosi e ponderati dibattiti sui siti tradizionalisti e sedevacantisti ma temo ci si limiterà in qualche caso al silenzio o a qualche anatema da sagrestia. Spero però di sbagliarmi. Come suole dire il mio amico Luca Fumagalli non azzecco mai una previsione.

RS: Uno dei grandi problemi del presente si può riassumere così: “non basta vedere che c’è un problema, bisogna capire in cosa consiste il problema”. Detto in altri termini: non basta vedere che c’è una crisi nella Chiesa, bisogna capire quando parte, come si sviluppa e quali sono i veri protagonisti di questo processo. Ridurre tutto a Bergoglio è una facile (e falsa) scappatoia. Pensi che questo volume, con la tua prefazione, riuscirà a mettere un po’ di luce su questo aspetto fondamentale.

PGS: Se devo dare un altro merito a questo libro (ben più che alla mia prefazione) è quello di ridicolizzare (con quel classico umorismo nitogliano che tutti bene conosciamo da decenni) una certa faciloneria antibergogliana, nata in ambienti accademici o para-accademici italiani, che si fissa sulla rimozione di Francesco come unico vero ostacolo alla restaurazione della Chiesa e del magistero ecclesiastico. Se gli organizzatori e patrocinatori delle “correzioni filiali” possono essere definiti i “lotofagi” del ventunesimo secolo, questi avventurieri delle deposizione “facile”di Bergoglio (per sostituirlo magari con figliastro di Wojtyla o di Ratzinger) ricordano più da vicino Giovanni Catalan Belmonte (magistralmente e crudelmente) interpretato da Alberto Sordi) che tra un passaggio al Jackie Bar e l’altro, andava allo “Scisma Lefebvre” in qualche salotto decadente (quello veramente decadente) dell’aristocrazia nera romana. Più che “gestire l’opposizione”, questo significa “parcheggiare l’opposizione”.

RS: Se vuoi, marzullianamente, puoi farti una domanda e darti una risposta.

PGS: Cara Radio Spada, non sono avvezzo alle “domande a piacere” (per quanto assai gradite in ambiente universitario). Auguro al libro le migliori fortune, grande diffusione, risposte critiche, confutazioni motivate e ringrazio l’Autore di aver scelto di pubblicarlo con noi.

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