Sintesi della 619° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo a causa dell’epidemia di Coronavirus. preparata nella festa della Maternità di Maria (11 ottobre) e postata nella festa di Santa Teresa d’Avila (15 ottobre) . Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso).

La relativamente recente scomparsa di Giorgio Israel, acuto storico della scienza, matematico ed epistemologo (1), deceduto cinque anni orsono richiede certo un atteggiamento di rispetto, nonché la giusta valorizzazione del suo impegno assiduo come membro dell’ Academie Internazionale d’ histoire des sciences presso la Sapienza di Roma (fu autore di duecento articoli e trenta volumi), ma non esime di denunciare e sottoporre a disamina critica la sua concezione controversa dei rapporti tra cristianesimo e quella indefinita quanto smisurata idea che si è soliti contrasegnare come Occidente; desta non minore perplessità la sua interpretazione dei rapporti tra ebraismo e cristianesimo, tra Antico e Nuovo Testamento

Il rapporto sulla concezione di Giorgio Israel che ho portato a compimento pochi giorni orsono non intende affrontare la problematica matematica ed epistemologica, er quanto interessante, bensì la tematica antropologica, filosofica e teologica.

Come già accennato, non è qui luogo di addentrarmi nelle approfondire ricerche nel campo della matematica svolte da Giorgio Israel (2), il suo ruolo di critico della scienza, nondimeno, è notevole per le implicazioni nel campo della bioetica e della concezione generale del reale.

Giorgio Israel (soprattutto in ” Liberarsi dai demoni” edita per Marietti e in “La macchina vivente.Contro le visioni meccanicistiche dell’ uomo”, edita per Bollati Boringhieri, tra le opere più recenti) ha svolto una corrosiva critica allo scientismo come deterioramento della sana razionalità scientifica; lo scientismo è una superfetazione dell’idea di scienza e nella misura in cui lo “scienziato” si degrada a “scientista”, per Giorgio Israel, vi sono inevitabili e atroci conseguenze nel campo della morale e della bioetica.

Nell’ era post-moderna ” domina una visione nettamente utilitaristica della scienza, che individua come obiettivo primario la realizzazione tecnica e in cui l’innovazione tecnologica è vista come il mito assoluto”(3).

In questa ottica è perfino plausibile parlare di ” morte della scienza”. La scienza non deve fare a meno di poggiare su di un ideale contemplativo e conoscitivo, nonché su di un impalcatura concettuale, come hanno costantemente sostenuto Einstein e Von Neumann, pena l’involuzione in una visione puramente manipolativa e utilitaristica

Non vi è idea più infondata, ma anche gravida di nefaste conseguenze per la morale e per il mondo civile, di quella secondo cui il destino obbligato della scienza nel corso del XX secolo sarebbe il relativismo (4) , per cui il paradigma dell’ “interpretazione” avrebbe sostituito quello della conoscenza oggettiva, per dirla con Thomas Kuhn.

Al contrario, per Giorgio Israel, “lo scientismo” è strettamente alleato del relativismo, mentre la scienza deve necessariamente fondarsi su di un orizzonte di assoluto. Il progresso scientifico non avviene mai a detrimento della morale, della metafisica e della religione, come vogliono far credere gli scientisti. Nonostante l’involuzione in mero” scientismo”, “utilitarismo”, attitudine manipolaliva che la scienza ha subito nel XX, è pur sempre possibile, a giudizio del nostro autore, delineare un percorso di pensiero che comprende Galilei, Newton, Cartesio, Leibniz, Kant,Von Neumann, Einstein in cui la scienza non ha dimissionato dalla fede nel soprannaturale e dalla dimensione religiosa.

Einstein e Newton, lungi da essere spiriti irreligiosi, concepivano Dio come geniale “architetto dell’ universo”. Inoltre, Giorgio Israel rimarca costantemente nella già citata opera della maturità “Liberarsi dai demoni” la necessità di far tesoro della lezione dell’ husserliana opera “Krisis”; ripristinare il legame andato perduto, a causa del degrado scientista, fra le scienze positive e l’ideale di razionalità che permeava il Logos dei classici.

Corrosiva critica da parte di Giorgio Israel all’onnipervasiva invadenza dello scientismo nel dominio dell’ etica e alla conseguente affermazione del pensiero debole post-moderno: eutanasia, aborto, manipolazione genetica, utero in affitto, attacco del progressismo liberal-radicalchic alla famiglia tradizionale.

Di notevole rilievo è altresì la critica mossa dal nostro autore allo gnosticismo che ha permeato i totalitarismi del Novecento, di segno collettivista e nazionalsocialista: l’insofferenza verso il reale, quasi che ” tutto ciò che esiste meritasse di morire”(5), l’anelito a ricostruire a fundamentis una società ideale fondata sulle purghe nei confronti degli oppositori e sull’ eugenetica (soppressione dei ” nemici del popolo’ da parte del collettivismo sovietico e dei non appartenenti alla razza ariana da parte del nazionalsocialismo).la tecnica eugenetica non è che una applicazione aberrante dell’ aspirazione manipolativa della tecnoscienza ,o meglio, dello scientismo contemporaneo.

In forza di questa legittima (occorre prenderne atto) polemica nei confronti del pensiero debole e della secolarizzazione, segnatamente di quel “relativismo radicale che nega ogni spazio all’ etica, alla morale e alla religione nella vita pubblica”, Giorgio Israel ha saputo accattivarsi la stima e il consenso di moltissimi cattolici, per lo più lettori del Foglio e appartenenti all’ elettorato di centro-destra. Non collima forse questa assidua apologia di valori forti a fondamento della vita pubblica con il tradizionale magistero ecclesiastico? Non è forse degno di apprezzamento il fatto che in ” Liberarsi dai demoni” Giorgio Israel si faccia portavoce dell’idea di recuperare e restaurare il ” senso della Trascendenza” in una civiltà senza anima e onnipervasa dalla tecnoscienza?

A giudizio di chi scrive, è sufficiente una spregiudicata analisi della problematicità delle posizioni assunte da Giorgio Israel su non poche questioni teologiche e storico-culturali per smontare l’ entusiasmo di molti teocons spesso in buona fede…per rilevare che non è sufficiente arrestarsi a un vago richiamo al s”enso della Trascendenza”, che pur Giorgio Israel non omette, per oltrepassare decisamente la temperie progressista radicalchic e la dissoluzione morale e teologica, fenomeni dilaganti nell’ era postconciliare.

Su molte problematiche, il rapporto tra Giudaismo e Cristianesimo, tra cristianità e Occidentalismo, sulla funzione ricoperta nella storia dal Tribunale della Sacra Inquisizione, sul rapporto tra cristianesimo e illuminismo e altre, la visione di Giorgio Israel è a dir poco discutibile.

Precipua preoccupazione di Giorgio Israel è la salvaguardia di un’ idea, per se stessa generica e sconfinata, l’idea di Occidente, al cui primato come campione di massima civilizzazione non sarebbe lecito opporsi, pena attirare su di sé l’accusa di essere totalitari, oscurantisti e in ogni caso affetti dall’ ” odio verso se stessi”.

L’ Occidente, almeno dall’ analisi di “Liberarsi dai demoni”, si presenta da subito come un contenitore smisurato in cui è lecito far rientrare, un po’ alla rinfusa, pensiero classico, cultura “giudaico- cristiana”, Rinascimento,  protestantesimo, Illuminismo, Rivoluzione amaricana (benefica per il fatto di aver post al centro della politica e della cultura la Persona con i suoi diritti inalienabili, a differenza della Rivoluzione francese, sovversiva, oppressiva dei diritti individuali per il fatto di aver affermato il primato giacobino della “volontà della maggioranza”.

Rapporto tra cristianesimo e giudaismo

In un articolo uscito sulla rivista online Effedieffe, l’ottimo Luigi Copertino riporta un giudizio di Giorgio Israel su di una citazione di Benedetto XVI che è la seguente:” il congedo dei cristiani dall” A.T avrebbe la conseguenza di dissolvere lo stesso cristianesimo”.

Forzando ulteriormente la citazione, Israel pensa di poter assorbire la portata escatologica del cristianesimo nell’ Antico Testamento, quasi che il Cristianesimo fosse già configurato e racchiuso nell’ Antico Testamento stesso.

Il rapporto tra cristianesimo e ebraismo sarebbe costitutivo del cristianesimo stesso, il idiscorso di Ratisbona avrebbe indicato nella sintesi​ tra spiritualismo ebraico-cristiano e razionalismo ellenico la radice della civiltà europea(6).

Invece, tra cristianesimo e Islam sussisterebbe la semplice dimensione del “dialogo” e questo varrebbe nel rapporto tra cristianesimo e tutte le altre confessioni non monoteiste. 

Concediamo ampiamente che Benedetto XVI , accettando la discutibile definizione conciliare dei ” giudei fratelli maggiori dei cristiani” non abbia fatto del proprio meglio per evitare l’ interpretazione forzata di Giorgio Israel.

Ad ogni modo, come rimarca Luigi Copertino, la Chiesa mai ha messo in discussione che la radice del cristianesimo sia l’ Antico Testamento ( non certo il Talmud, né la Cabala spuria, che in effetti sono concezioni palesemente anticristiane e in contrasto con lo stesso A.T).

Nondimeno, il magistero ecclesiastico, almeno preconciliare, rimarca che con l’Avvento del Cristo l’ Antica Alleanza ha esaurito la propria valenza salvifica e che gli Ebrei sono sulla strada errata nella misura in cui non hanno riconosciuto in Cristo Re il Salvatore; lo rimarranno finché non si convertiranno e finché rimarranno avvitati nel proprio etnocentrismo ed esclusivismo culturale, cui il Nuovo Testamento ha contrapposto una visione universalista.

Giorgio Israel dunque compie un fraintendimento plateale nella misura in cui omette la chiave di lettura dell’ Antico Testamento come semplice tappa del cammino che culmina nell’ Avvento escatologico di Cristo Re e Redentore.

Luigi Copertino destituisce di fondamento la superficiale interpretazione dei rapporti tra ebraismo e cristianesimo offertaci da Israel.

In primo luogo il cristianesimo non può in ogni caso assorbirsi nell’ etnocentrica cultura ebraica, men che meno nel Talmud o nella Cabalauria, sorti esplicitamente in contraddizione rispetto alla religione di Cristo Re.

In secondo luogo, l’integrazione della filosofia ellenica nel cristianesimo non è affatto un'”operazione estranea” alla Fede di Abramo, anzi Socrate, Platone, Aristotele possono essere considerati alla stregua di ” profeti pagani” che, accanto ai profeti dell’ Antico Testamento, agiscono provvidenzialmente per l’ Avvento di Cristo.

La nozione di “Occidente” in Giorgio Israel

Invano si potrebbe rintracciare nell’ opera “Liberarsi dai demoni” un discorso sulla Santa Trinità; Giorgio Israel non accenna mai alla Trinità, né alla concezione di Dio come viene intesa dalla tomista”philosophia perennis”, Persona, Volontà buona e Provvidenza.

Egli d’altronde non potrebbe farlo, dal momento che il cristianesimo viene tout court prefigurato e configurato nell’ Antica Alleanza, per cui il nostro autore non è nella possibilità di oltrepassare una vaga nozione di ” spiritualismo giudaico-cristiano o di “Trascendenza” come antidoto allo scientismo e alla secolarizzazione.

Detto “spiritualismo giudaico-cristiano” ,di cui Rinascimento e razionalismo illuminista raccolgono i frutti e l’ eredità, sarebbe il luogo del trionfo dell’ Occidente con la ” O” maiuscola con tutti i suoi ingredienti: liberalesimo e libero mercato, democrazia e anelito alla civilizzazione e ” integrazione” dei ” popoli barbari”, chiusi in una visione primitiva e autocratica. A giudizio di Giorgio Israel, contro il trionfo dell’ idea salvifica di “Occidente” si ergerebbero ” nemici interni” e ” nemici esterni”; tra i primi il nostro annovera i nostalgici dei ” totalitarismi palingenetici” del 900′, e piu’ in generale tutti coloro che provano ” odio verso se stessi”, riducendo la storia dell’ Occidente a una sommatoria di crimini e vessazioni verso i popoli del Terzo Mondo.

Tra i secondi vengono annoverati i “popoli islamici”( Giorgio Israel sottoscrive pienamente la tesi di Samuel Huntington sullo ” scontro di civiltà” tra Occidente e Islam) e buona parte delle civiltà euroasiatiche (7).

La nozione stessa di ” Occidente” sconfinato messa a punto da Giorgio Israel è, a giudizio di chi scrive problematica: occorre infatti discernere tra l’ Occidente cristiano Latino, sintesi felice tra classicità greca- romana, filosofia cristiana Patristica e Scolastica r l’Occidente atlanticocentrico i cui ingredienti sono il soggettivismo radicale di matrice calvinista e l’empirismo classico scozzese come fondamento dell’ individualismo e del mercatismo incondizionato.

Contesto che il razionalismo moderno e l’ illuminismo possano continuare in maniera non conflittuale il patrimonio filosofico classico- medievale senza soluzione di continuità, dal momento che l’ illuminismo, in esplicita rotta di collisione con la filosofia cristiana, ha sostituito alla visione teocentrica quella antropocentrica e anticomunitaria.

Chi scrive infine non concorda con Giorgio Israel, quando egli afferma che il fenomeno coloniale debba sottrarsi a qualsiasi polemica e spunto critico. Sia coloro che riducono il colonialismo europeo a una sommatoria di massacri e vessazioni, sia coloro che lo esaltano acriticamente sono meritevoli di essere confutati; la colonizzazione anglosassone e ,purtroppo in molti casi, quella belga, francese e portoghese non ha risparmiato i popoli indigeni colonizzati da eccidi, nondimeno il necessario giudizio equilibrato deve condurre a riconoscere la meravigliosa opera missionaria della colonizzazione spagnola patrocinata dal Ferdinando il Cattolico e dalla pia Regina Isabella di Castiglia(8).

Rivoluzione americana e rivoluzione francese

Giorgio Israel riconosce che i rivoluzionari giacobini avessero preso in notevole considerazione il modello dei costituzionalisti americani; nondimeno, egli offre della rivoluzione francese del 1789 e di quella americana dell’ 1776 due valutazioni ben differenti.

La prima ha gettato le fondamenta della crescente invasione della sfera pubblica nella vita individuale, ha posto in essere la nozione di volontà della maggioranza a fondamento della legislazione politica, premessa del totalitarismo; permeata dall’ aspirazione palingenetica ( noi diremmo “gnostica”, termine che Giorgio Israel non utilizza nella sua opera”Liberarsi dai demoni”) a decostruire la società reale, per rifondarne una futura ideale in cui l’individuo si trovasse costretto a rinunciare alla libertà presente, previa la promessa di una libertà futura maggiore.

La rivoluzione francese ha negato all’ individuo il diritto di curarsi da sé ,autodeterminarsi da sé, si è rivelata insomma profondamente illiberale.

La rivoluzione americana invece si è rivelata benefica, avendo gettato le basi di tutte le fondamentali conquiste moderne dell’ Occidente che devono costituire “punto di non ritorno”.

Sempre secondo Giorgio Israel, il pragmatismo americano sarebbe civilizzatore e benefico, a tal guisa, da contrapporre diametralmente al pragmatismo scientista del totalitarismo nazista e sovietico, forieri di eccidi e aberranti epurazioni di natura eugenetica.

Giorgio Israel è convinto, un po’ come tutti i pensatori politici teocons, che , a differenza della Rivoluzione francese, guidata da una giacobina canea di mangiapreti e persecutori della religione, la costituzione americana avesse una profonda ispirazione religiosa, un sostanziale richiamo alla Bibbia e al senso della Trascendenza.

Chi scrive osserva che la rivoluzione francese è stata ispirata dallo spirito massonico sovversivo dei ” club parigini”, invece l’americana “Dichiarazione dei diritti e dei doveri del cittadino”, pur apparendo profondamente religiosa, è permeata da un fondo di esoterismo e di sincretismo massonico in salsa non rivoluzionaria ma conservatrice.

Non bisogna esagerare la valenza spirituale della prima costituzione americana, come sono inclini a fare i pensatori teocons.

Come insegnava la Massoneria scozzese di rito antico accettato, nell’ ottica costituzionale americana, il cattolicesimo poteva essere “tollerato”, a condizione che i cattolici conservassero le proprie convinzioni nel foro della coscienza interiore, non esternandole pubblicamente e non attribuendo ad esse la cifra di verità assolute metatemporali.

Come già ho dichiarato nell’ esordio della mia conferenza, Giorgio Israel merita sicuramente attestato di stima per l’ impegno profuso nell’ ambito dell’ epistemologia e della filosofia della matematica; ma il suo spiritualismo giudaico-cristiano, secondo cui “l’utopismo messianico ebraico e anti-idoladrico sarebbe entrato così profondamente nella cultura dell’ Occidente da stabilire un legame indissolubile con esso” non può costituire la via maestra di una concreta redenzione dal nichilismo e dalle lusinghe dell’ Anticristo.

Il cristianesimo-giudaico che tanto affascina gli affezionati lettori del Foglio è una contraddizione ad adjectum, nella misura in cui la Nuova Alleanza ha di fatto esautorato quella abramitica di valenza salvifica. Non posso inoltre passare sotto silenzio che Giorgio Israel ha riproposto i luoghi comuni triti e ritriti contro il Tribunale della Sacra Inquisizione e contro, in linea generale, le “persecuzioni” della Chiesa Cattolica nel corso della storia(9), contribuendo ad alimentare ulteriormente, come se ce ne fosse bisogno, questa Leggenda Nera, permeata da pregiudizi ideologici e da giudizi storiografici affrettati, scevri di contestualizzazione. 

Cari amici della Comunità Antagonista Padana e di Radio Spada buona lettura

Note

(1) Ira le opere di epistemiologia e filosofia matematica è doveroso segnalare “Modelli Matematici ( la prima pubblicazione nel 1986, la seconda nel 2002), “Il mondo come gioco” (1995), “La visione matematica”(1996),”Pensare in matematica”(2012)

(2) L’ indirizzo epistemiologico di Giorgio Israel è nettamente polemico verso l’ involuzione del positivismo nel rozzo dogmatismo deterministico

(3) Cfr. “Liberarsi dai demoni”, Marietti, Milano, 2006, pag.43_46

(4) ibidem

(5) Sul carattere determinante dell’ approccio scientifico ai fini delle stragi naziste e dell’ universo concentrazionario sovietico cfr Giorgio Israel, Liberarsi dai demoni, cit, pag.82

(6) Luigi Copertino, Effedieffe, 1 giugno 2009

(7) Cfr.Giorgio Israel, Liberarsi dai demoni, cit, pag.111_112 qui Israel polemizza decisamente con il politologo americano-palestinese Eduard Said, secondo cui l’ identità occidentale, sottoforma di eurocentrismo prima e di americanismo poi, si sarebbe affermata non per valori propri, ma ” negativamente”, come contrapposizione razzista e imperialista ai popoli islamici a partire dal retroterra culturale illuminista

(8) Sulla decostruzione della Leggenda nera della colonizzazione spagnola, invito alla lettura dell’ opera di Jean Dumont, ” Il Vangelo nelle Americhe”, edita per Effedieffe

(9) Sull’argomento è d’uopo menzionare almeno l’opera ” revisionista” di Jean Baptiste Giraud, con prefazione di Vittorio Messori