Sintesi della 620° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo a causa dell’epidemia di Coronavirus. preparata e postata nella feria della XX settimana dopo la Pentecoste (22 ottobre) e anniversario dell’attentato terroristico contro la caserma Serristori del 1867. Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso).

A novanta anni dall’ appello(1) di Don Luigi Sturzo, in occasione della costituzione del Partito Popolare, mi propongo in questo rapporto di riesumare e richiamare in vita il suo pensiero, cominciando proprio dall’ analisi di questo appello che in sintesi suonava così :

-il richiamo a un ” sistema di valori trascendenti” che allora potessero orientare la politica e l’ economia, al contempo trascenderle

– il richiamo a una ” ragione morale” permeante la vita politica, civile ed economica

– la necessità di una presa di coscienza della debacle che imperversava nel partito stesso dei cattolici, generata dalla corruzione morale della vita pubblica; sicché i politici cattolici stessi avevano finito in ultima analisi per perdere di vista un sistema valoriale a fondamento del proprio operato,assorbito tout court nell’ aspetto tecnico e pragmatico.

Non sarebbe bastato un ” governo tecnico” per risolvere le problematiche stesse dell’ economia, sicché Don Luigi Sturzo invitava allora nel suo appello governanti e cittadini a permeare di ” senso etico” il proprio operato.

Una sorta di propaganda ” Mani Pulite” ante-litteram?

 Lo sviluppo successivo dell’ analisi della concezione politica del Nostro ( vieppiù delineatasi come laicista e catto-liberale, basata quindi sulla radicale separazione tra temporale e spirituale, sulla soppressione di ogni traccia di ” integrismo”, sicché sullo sfondo non rimaneva che una vaga ” ispirazione cattolica”) porterà facilmente a comprendere il carattere farisaico, pseudo puritano o problematicamente puritano di questo appello. Nella visione del cattolico-liberale esiste una irrisolta conflittualità tra il piano teorico e quello dell’ agire pratico: infatti egli, pur continuando a pronunciare formalmente l’ ossequio al Magistero ecclesiastico, finisce per contraddirlo nella pratica; il cattolicesimo liberale, ad esempio, aspira ad una progressiva autonomia della sfera temporale da quella spirituale, a non tenere conto granché del vincolo di ubbidienza alla gerarchia ecclesiastica; ancora, tende a enucleare un nucleo positivo di “verità” nella Rivoluzione francese, sovversiva dell’ autorità temporale e spirituale, con la sua farisaica e contradditoria triade “libertà uguaglianza fraternità”.

Questa mi sembra la direttrice della concezione politica di don Luigi Sturzo; i valori trascendenti che pure egli raccomanda come orizzonte dell’ operato del politico cattolico sono destinati a tramontare in questo crescente sodalizio tra ” visione di ispirazione cattolica” e laicismo; la ” ragione morale” cui il sacerdote si appella tende a svincolarsi dalla legge divina e a rimanere costretta nei limiti di un illuminismo puramente kantiano

La disamina ora procederà, analizzando il progressivo distanziamento della concezione di Don Sturzo dalla Rerum Novarum di papa Leone XIII (da cui pur diceva di essersi ispirato, in occasione della costituzione del PP nel 1929) e il problema dell’ influenza di “Umanesimo Integrale”, opera matura di Jacques Maritain (che tutte le correnti democristiane hanno preso come riferimento, in misura maggiore o minore). Jacques Maritain non frequento’ assiduamente Luigi Sturzo, si incontrarono qualche volta e il filosofo francese disse di apprezzarne la visione politica e lo sforzo di pratica incidenza nella società (2).

Per quanto ne sappiamo, nei suoi scritti, Don Sturzo fa solo fugace allusione all’ opera ” Umanesimo Integrale”, non vi si sofferma , quasi che la sua intenzione fosse quella di accoglierne la visione politica in modo aproblematico.

Almeno all’ inizio, è possibile rintracciare nell’ opera di Don Sturzo tutti i contenuti specifici che permeano l’ ideale maritainiano della Nuova Cristianità: la pluralità delle famiglie spirituali e politiche,il ” primato della persona”, la laicità della politica, l’autonomia della sfera temporale da quella spirituale, il valore incondizionato della democrazia, la ” Trascendenza” del cristianesimo rispetto a qualsiasi civiltà storica e l’ azione costante e provvidenziale di fattori soprannaturali nella storia (3).

Per quanto riguarda la” trascendenza” del cristianesimo rispetto a ogni civiltà storica, è un motivo costante del cattolicesimo progressista (figura ad esempio anche nel personalismo mouneriano). Esso polemizza contro la cosiddetta ” religione chiusa”(4) , avendo segnatamente come bersaglio l’ “integrismo medievale”.

Non ci lasceremo commuovere da questa istanza di salvaguardare la ” purezza” del Regno dello spirituale; è vero che le verità rivelate appartengono all’ orizzonte dell’ eterno, che nessuna realizzazione di disegno politico e temporale può esaurire, nemmeno la civitas christiana medievale che pure ne è l’ espressione massima. Nondimeno, il progressismo cattolico, sub specie della preoccupazione di salvaguardare la purezza dello spirituale trascendente da ogni contaminazione politica e terrena, mira in realtà al guadagno di una totale divaricazione della sfera ecclesiale da quella temporale e in ultima analisi a sopprimere ogni traccia di ” integrismo medievale”.

È vero che nella visione politica di don Sturzo figurano tutti i contenuti specifici presenti in Humanisme integral, nondimeno l’ ideale della Nuova Cristianità maritainiana non è meramente sovrapponibile alla visione sturziana, che si spinge ben oltre nella direttrice del cattolicesimo progressista.

In Humanisme integral, il modello di cristianità medievale non è più permeante il piano temporale, ma resta pur sempre da tenere in considerazione come ” analogon”. Invece don Sturzo non sembra apprezzare il termine stesso di Nuova Cristianità, è più deciso di Maritain a espungere dalla propria visione ogni retaggio di medievalismo….e la dizione ” società cristiana” richiama pur sempre alla civiltà medievale, in cui lo stato era concepito come una comunità animata e vivificata dallo spirito cristiano, avendo questo modello politico al vertice il Papato con la sua azione unificatrice (5).

Per don Sturzo occorre liberarsi dalle evocazioni medievali del termine ” Nuova Cristianità” e costruire un partito politico puramente laicista e aconfessionale ( il Partito Popolare!) in cui tutti gli uomini di ” buona volontà”, credenti o atei che siano, contribuiscano a realizzare la ” moralità pubblica” nelle istituzioni. A questo progetto non si richiede, secondo la visione di don Sturzo, l’appartenenza alla confessione cattolica, né l’ ossequio al Magistero ecclesiastico; vi può concorrere una pluralità di famiglie spirituali in modo ecumenico, liberali, socialisti,cattolici, protestanti. Orientati da una moralità tutta terrena, kantiana, illuminista​.

Gli scritti di Don Luigi Sturzo si estendono in un arco di tempo di circa trenta anni e spesso la sua concezione politica viene articolata in due periodi, il primo che va dal 1919 (anno della fondazione del PP) al 1926 ( anno che fu segnato dalla piena affermazione del regime fascista, con la promulgazione delle cosiddette ” leggi fascistissime”) e quello successivo alla Seconda guerra Mondiale. Più dettagliatamente, egli partì per l’ esilio nel 1924 : il giorno della sua partenza da Roma fu il 25 ottobre di quello stesso anno, cui segui una breve sosta a Torino e infine l’ approdo a Londra. L’esilio fu trascorso in una sorta di spola tra l’ Inghilterra e l’ America e sarebbe durato ben ventidue anni.

Ben prima del 1924, la concezione politica di Don Luigi Sturzo, parimenti a quella dei suoi amici e seguaci, il Donati e il Fedeli, si caratterizzò per un acceso antifascismo, più in generale una livorosa polemica verso i totalitarismi di segno rovesciato, quello nazifascista e quello collettivista. A giudizio del Nostro, la cifra dei totalitarismi del Novecento era la ” statolatria”, ovvero l’ onnipervasiva ingerenza dello stato nella sfera privata

Nei suoi scritti politici, sin dai natali del PP, egli insisteva sulla necessità di ” rifare un partito cattolico”, rivendicando la priorità della dimensione culturale ( su quella ideologica) quale veicolo principale della ” cristianizzazione” delle istituzioni. Rifiuto dunque di una integrale ideologizzazione del messaggio cristiano; nondimeno, questa istanza stessa di cristianizzazione del temporale veniva certamente invalidata da un programma culturale che si svincolava dalla ubbidienza al Magistero, per promuovere un laicista dialogo ecumenico tra ” famiglie spirituali” di differente provenienza ideologica.

La vaga ” ispirazione cattolica” che rimaneva sullo sfondo del programma del PP e che formalmente veniva ricordata con costanza era certo labile fondamento. Il PP si caratterizzava come un partito ” cattolico_ liberale” di centro che ” guardava a sinistra” e, per dirla con Don Dario Composta, era definito da un ” modello ideale progressista e aconfessionale (6). Seguendo la lezione dello storico cattolico progressista Pietro Scoppola, don Luigi Sturzo si era convinto che lo stesso modello di Humanisme integral fosse destinato al tramonto, avviluppato come era in una filosofia della storia dogmatica.La visione culturale-ideologica sturziana tendeva a emanciparsi dalla filosofia della storia stessa per guadagnare un maggior pragmatismo ( situazioni sociali di volta in volta differenti non potevano comportare risposte preconfezionate).

Vorrei ora analizzare in sintesi la visione politico- economica di don Luigi Sturzo. Il lungo esilio in America e in Inghilterra avevano prodotto in lui un notevole influsso della cultura anglosassone, nonché un accento protestanteggiante della sua concezione di pastorale; a tal guisa, don Luigi Sturzo tendeva a parlare raramente della dimensione ecclesiologica e dell’ “istituzione Chiesa” nei suoi scritti politici.

Quel disegno di ” cristianizzazione” delle istituzioni di cui parlavo pocanzi doveva essere affidato al senso di responsabilità dell’ individuo, guidato da un soggettivo “erlebnis” cristiano, più che non dai dettami del Magistero ecclesiastico.

Thatcheriano ante litteram, dal punto di vista della visione economica, Don Luigi Sturzo rappresentava l’ ala estrema del cattolicesimo liberale. Sempre denunciò il carattere statolatrico e statalista dei totalitarismi sacrali novecenteschi; affermava, da avversario del welfare state, che fosse benefica per l’ economia la riduzione dello stato sociale e che fosse il più possibile garantito l’esercizio della libera concorrenza. Don Luigi Sturzo proclamava non solo la drastica riduzione dello statalismo elefantiaco, della burocrazia statale, ma una crescente riduzione dell’ influenza della società. L’individuo, a suo giudizio, aveva assoluta priorità sulla società.

Diceva costantemente di ispirarsi al Magistero di papa Leone XIII e ai principi di solidarietà, sussidiarietà, distribuzione universale dei beni della terra, centralità della Persona, ruolo portante della Famiglia e della Scuola. Tuttavia nella declinazione liberale-liberista di don Luigi Sturzo la dottrina sociale di Leone XIII non era concepita come terza alternativa al liberismo e al socialismo, perché egli inclinava decisamente verso il polo del liberismo, verso la salvaguardia della ” sacra” sfera della responsabilità e dell’ iniziativa individuale. 

Sui legami tra don Luigi Sturzo e l’ alta finanza plutocratica ( precisamente con il ramo iperliberista diretto da Enrico Cuccia) non mi posso qui soffermare per ragioni di sintesi espositiva, comunque rimando a un articolo illuminante che don Curzio Nitoglia vi ha dedicato sulla rivista Sodalitium e che il dottor Andrea Carancini ha segnalato sul suo blog (7).

Nel laicista PP fondato nel 1929 da don Luigi Sturzo vi sono in nuce le avvisaglie della dissoluzione conciliare. L’ossequio al Magistero ecclesiastico è stato tranquillamente e passivamente messo da parte, il PP sturziano recepisce un moralismo kantiano_ illuminista, un soggettivismo etico di matrice protestante, un eretico dialogo modernista tra una pluralità di ” famiglie spirituali”, alcuni degli ingredienti che preparano la svolta sovversiva conciliare 

Cari amici della C.A.P e di Radio Spada, buona lettura.

Portae inferi non praevalebunt

Note

(1) è d’ uopo rimarcare il carattere ” razionalista puritano” di questo proclama che  on invoca il soccorso della Grazia Santificante per far fronte al problema della corruzione pubblica ( che pure è giusto combattere). Dacchè sussiste la ferita del peccato originale, è utopica la pretesa perfettista di costituire una costituzione politica ” puritana”. La corruzione pubblica stessa discende dal peccato originale e la stessa pretesa di sapore pelagiano di don Luigi Sturzo di fare affidamento sul senso di responsabilità degli uomini di buona volontà, senza invocare la Grazia Santificante, suona farisaica

(2) cfr. G.Boissard, Actes su Congres sul tema ” Luigi Sturzo teorico dello stato e della società nelle sue opere dell’ esilio” (Palermo 28_30 novembre 1985) ed. Massimo,Milano

(3) G.Boissard,Actes su Congres, cit..

(4) il riferimento è segnatamente alla distinzione operata da Henri Bergson tra ” religione aperta” e ” religione chiusa” nella sua opera natura” Le due sorgenti della morale e della religione”

(5) cfr. Grazie.Boissard, Actes su Congres, cit..

(6) cfr. D. Composta, Questione Cattolica e Questione democristiana, Cedam, Padova,1987, po’.25_26

(7) cfr. Curzio Nitoglia, ” Raffaele Mattioli ed Enrico Cuccia: il potere dell’ Alta Finanza” in Sodalitium, 51, luglio 2000, p.38

Enrico Cuccia, presente di Mediobanca aveva trovato non solo in Alcide de Gasperi e nel cardinale Spellman, ma anche i Don Luigi Sturzo un autorevole alleato per imporre la propria visione iperliberista, mirata alla svendita del patrimonio nazionale pubblico a potentati esteri e quindi per combattere la visione sovranista e keynesiano del politico democristiano Enrico Mattei