di Giuliano Zoroddu

I primi padri della Compagnia di Gesù, adempiendo il voto che l’Arcivescovo Turritano Salvatore Alepus aveva formulato allo stesso sant’Ignazio, arrivarono in Sardegna nel 1559 e si stabilirono a Sassari. Da qui si diffusero per tutto il Regno, beneficandolo grandemente fintanto che fu loro concesso. E non mancarono i Sardi che fecero onore alla Compagnia. Fra costoro il venerabile padre Giovanni Antonio Solinas.
Nato ad Oliena, centro del Nuorese allora facente parte della Arcidiocesi di Cagliari, il 15 febbraio 1643, dopo gli studi nel paese natale, fu mandato a Cagliari per lo studio delle scienze maggiori. Studente di grammatica presso il locale Collegio della Compagnia di Gesù, a questa volle unirsi come Novizio il 13 giugno 1663.
Le alte vette ascetiche e la notevole capacità nelle lettere del giovane rimasero impresse talmente nei ricordi di chi lo conobbe che asserirono “di non essersi mai accorti che dal Noviziato fino a quando, già teologo, partì dalla sua Provincia, avesse violato la benché minima nostra regola” [1].
Dopo aver insegnato la grammatica ad Oristano, fece ritorno a Cagliari per proseguire gli studi teologici. Maturava però sempre più in lui il desiderio di partire per il Nuovo Mondo per convertire gli infedeli, il che gli fu infine concesso nel 1672 dal Generale de Oliva.
Il 27 maggio 1673, prima di salpare per il Paraguay, fu ordinato sacerdote a Siviglia. L’anno seguente giunse nell’anelata terra di missione.
Dopo cinque anni di ulteriore preparazione al ministero apostolico, perfezionato lo spirito e apprese le lingue dei nativi, iniziò subito con gran fervore ed amore a curare le anime degli Indios: prediche, confessioni, assistenza materiale. Non mancarono neppure i miracoli: devotissimo al santo Patriarca Ignazio, con l’applicazione di una sua effigie guarì da un morbo contagioso diciassette bambini nella reduccìon di Ytapuà. Allo stesso modo guarì nella reduccìon di Santa Ana una puerpera ridotta in fin di vita, applicandole un anello che aveva ricevuto da Roma e che era stato a Roma in un dito della Taumaturga Mano di san Francesco Saverio, per il quale il padre Solinas nutriva una singolare venerazione.
Lo zelo del missionario non fu tuttavia dimentico degli Spagnoli che dimoravano in quelle terre. Relazionando al padre Diego Francisco de Altamirano, provinciale del Perù, a riguardo della missione di Currentes, il padre Pedro Jimenez così scriveva a proposito del suo compagno Giovanni Antonio Solinas: “Il Padre Juan Antonio ha lavorato e sta lavorando gloriosamente nel confessionale e nel pulpito … Si serva, Vostra Reverenza, di ringraziare il Padre Solinas per il gran lavoro, lo zelo e l’applicazione con cui si è occupato di tutto … Io in verità lo venero come un grande figlio della Compagnia, e come tale è instancabile nell’esercizio della salvezza delle anime” [2].
Nel 1680 partecipò come cappellano alla guerra fra Spagnoli e Portoghesi per il possesso della terraferma prospicente le isole di San Gabriel. Il Nostro fu destinato alla assistenza degli Indios Guaranì che in numero di tremila militavano sotto le insegne del Re Cattolico. Al di là degli schieramenti esercitò, assieme agli altri cappellani, il suo dovere sacerdotale, assistendo anche a costo della vita i feriti sul campo, per assicurare loro gli estremi sacramenti.
Giunse infine per il Padre il momento per dimostrare pienamente l’ardore per la conversione dei Gentili. Nel 1683 infatti destinato all’evangelizzazione del Chaco: “Il Padre Diego Ruiz e io siamo contentissimi e desiderosissimi di convertire tutto questo Chaco” [3] scriveva ai superiori il 27 giugno.
I successi presso i Tobas, i Mocobìes e i Mataguayes facevano ben sperare a riguardo dell’adesione di quegli infedeli al Vangelo, ma “nel miglior momento in cui l’impresa della Santa Fede poteva promettere maggiori progressi, l’inferno si oppose con le sue macchinazioni e interruppe inizi così felici, incitando gli stregoni perché macchinassero la morte dei due Missionari restati a San Rafael [i.e. i padri Solinas e Ortiz]”[4].
Gli oscuri disegni furono portati a compimento la mattina del 27 ottobre. I padri Solinas ed Ortiz che si erano mossi per andare incontro al padre Ruiz di ritorno da Salta. celebrata la messa, furono circondarti da un centinaio di Tobas e Mocobìes. Questi con inumana violenza li assalirono con dardi e asce e li torturano a morte. I corpi furono martoriati e i barbari incrudelirono mozzando la testa ai cadaveri per portarle in trionfo e mangiandone le carni. Altri diciotto cristiani, molti dei quali Indios, caddero ugualmente nell’imboscata.
Il corpo del padre Solinas fu traslato a Salta e onorevolmente seppellito nel locale Collegio della Compagnia.
Contemporaneamente nel convento dei Cappuccini di Bitti fra’ Salvatore il Silenziario, nativo di Oliena, stimato per santo, riceveva da Dio la visione de martirio del compaesano gesuita. Contravvenendo alle regole dell’Ordine quanto alla sua costante pratica, ruppe il silenzio in refettorio: “Mando le congratulazioni al mio compaesano padre Giovanni Antonio Solinas, della Compagnia di Gesù, che in questo momento soffre il più crudele martirio per mano dei selvaggi dell’America meridionale. Or ora è stato preso da un’orda di antropofagi, ne hanno squartato l’addome e il petto, ne han strappato il cuore e il fegato per inghiottirli quanto più caldi e sanguigni. In questo momento chi ne succhia gli occhi e il cervello e chi con lama affilata ne taglia le orecchie e le guance. Ora gli si mozza la testa e ringhiosi ne addentano la pelle e si disputano il cranio per farne una tazza da bere. Finalmente dal suo corpo squartato ognuno strappa un pezzo di carne, chi tira a sé una gamba, chi un braccio per sfamarsi”. Il tutto trova conferma nelle carte conservate nell’Archivio provinciale dei Cappuccini di Cagliari.
Così veniva propalata la gloria e la corona del Martire, ancora oggi coltivata in attesa che venga riconosciuta ufficialmente dalla Santa Chiesa.
La vita del padre Solinas fu narrata da Francesco Xarque nella Storia delle Missioni del Paraguay e dal padre Maccioni sj nel libro Las siete estrellas de la mano de Jesús su cui è basata questo breve articolo. L’ultima pubblicazione relativa al martire sardo è del 1997: “Martiri senza altare” del canonico Salvatore Bussu.


Raffigurazione padre Giovanni Antonio Solinas sj dal Dizionario biografico degli uomini illustri di Sardegna di Pasquale Tola (Torino, 1837-1838)


[1] A MACCIONI, Las siete estrellas de la mano de Jesús, Córdoba, 1732. CUEC, Cagliari, 2008, p. 425
[2] Ivi, p. 457-458
[3] Ivi,p. 469
[4] Ivi,p. 475