Di Lorenzo Roselli

Normalmente, quando a proferire la parola Halloween è un cattolico, risulta difficile non sentire esecrazioni e recriminazioni ad essa associati.
In generale, molti cristiani vedono nella festa autunnale di Halloween nulla più che pericolose rimembranze di culti ancestrali, rielaborate in chiave cimiteriale. 
Altri le affibbiano direttamente attributi diabolici, ispirati magari da qualche remoto fatto di cronaca riguardante le Bestie di Satana.
Considerazioni di tal sorta (non del tutto infondate, ad onor del vero) si fondano in realtà sull’osservazione dell’Halloween figlio della cultura americanista (quello del “dolcetto e scherzetto” o dei party collegiali senza freno) e palesano una certa ignoranza di quella che è l’etiologia (oltre che l’etimologia) effettiva della festività presa in esame.
Il termine HALLOWEEN, tanto per cominciare, è la crasi di All Hallows Eve, “Veglia di Tutti i Santi in Middle English. 
Nel Cristianesimo celtico e anglosassone, All Hallows Eve era una festa liturgica a tutti gli effetti: consisteva in una lunga veglia notturna culminante con l’alba del 1° Novembre, Tutti i Santi, dove veniva enfatizzato il concetto di “distruzione della Morte” presentato in maniera esplicita nelle Lettere Paoline.
L’istituzione di una festività simile non era casuale: nelle intenzioni della Chiesa celtica, infatti, All Hallows Eve costituiva una solenne cerimonia cristiana da contrapporre a Samhain, la festa celtica che sanciva la fine dell’Estate (iniziata con Beltane) e l’inizio dell’anno nuovo.
Di per sé, la ricorrenza di Samhain rappresentava un ragguaglio sull’ultima giornata di raccolto prima del gelido inverno nord-europeo (indispensabile in un calendario poco preciso come quello celtico), ma spesso e volentieri degenerava, convertendosi in un’occasione propizia per darsi a sbronze e orge.
Certamente, vi era un sostrato religioso che favoriva una sorta di “euforia generale” nel giorno di Samhain. Il Druidismo lo descriveva infatti come il giorno che non esiste, in cui il Caos penetra lo scudo di Skathach (il nostro mondo) e permette agli spiriti dei morti di manifestarsi, alle creature della notte di imporsi su quelle del giorno… un invito generale a vivere come non ci fosse un domani, in altri termini. Il significato mistico di Samhain era quindi evidente: il sopraggiungere dell’inverno come conseguenza del trionfo della Morte sulla Vita e la necessità di rassegnarsi all’esito di tale scontro ciclico.
All Hallows Eve si configurava allora come il capovolgimento di tale immagine:  non più gli spiriti della notte  a gloriarsi della disfatta della Vita  ma i santi, garanti e testimoni della Fede cristiana nei secoli, a rammentare che la Nera Signora è ormai sconfitta e per sempre. I monaci irlandesi (veri autori dell’evangelizzazione celtica ed anglo-sassone) non costrinsero i convertiti ad abbandonare del tutto l’atmosfera euforica che il Samhain portava tra le persone, ma di rimodellarla. 
Ad All Hallows Eve la Morte non veniva più celebrata, ma derisa, esorcizzata. Gli stessi spiriti maligni che prima venivano accolti, erano adesso allontanati e per farlo si ricorreva ad immagini sacre, ma anche a cose che potessero spaventare a loro volta gli spiriti, come rape incise e riempite da candele. Nel corso del VII e dell’VIII sec. All Hallows Eve ebbe una significativa diffusione in tutta la Gran Bretagna e forse fu anche questo a convincere Papa Gregorio IV ad istituire la solennità di Ognissanti proprio il primo giorno di novembre, nell’840. 
A concludere la felice storia della Notte dei Santi fu, come intuibile, l’affermarsi dell’Anglicanesimo. Con la destituzione dell’ultimo re cattolico d’Inghilterra, Giacomo II Stuart,  ad opera del protestante Guglielmo III d’Orange, l’accento anti-cattolico della Chiesa d’Inghilterra crebbe ancor di più, con un parziale avvicinamento a posizioni teologiche di impianto calvinista. Da qui l’avversione totale al culto dei santi, l’abbattimento delle chiese, la depredazione dei santuari, l’inevitabile scomparsa della tradizione di All Hallows Eve.
Nel folklore scozzese soprattutto, alcuni suoi aspetti caratteristici (come l’incisione di ortaggi e il riempimento di questi con una candela, donare pane dolce in cambio di una preghiera per il caro defunto) rimasero però fortemente impressi e, se geograficamente circoscritti nel mondo britannico, ebbero invece una diffusione capillare nelle colonie americane, in cui la popolazione di origine scozzese era ampiamente diffusa. Così, la notte che era stata di Tutti i Santi divenne la notte delle streghe e dello svago piccolo-borghese statunitense, con zucche a posto di rape e dolcetti e scherzetti anziché pane e preghiere.
Anni di globalizzazione e americanismo ci portano qui, all’Halloween delle gozzoviglie, dei festini all night long, dell’eccesso e forse persino del morboso.

Sarà melodrammatico, ma risulta difficile non pensare a quei poveri monaci irlandesi che più di mille anni fa riuscirono a trasformare una giornata di ebbrezza e lascivia, in una di preghiera e divertimento sano. 
Perché il sottoscritto ad Halloween non è mai riuscito a vederci una festa pagana, diabolica o, semplicemente, stupida e commerciale. 
Piuttosto, una festa cristiana strappata via alla Chiesa con la violenza e secolarizzata con il denaro, che, forse, è giunto il momento di riprenderci.

Fonte: Campari e De Maistre; foto da qui, fonte originale.