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di Mons. Marcel Lefebvre

Vorrei adesso tratteggiare qualche episodio di cui sono stato testimone durante la mia esistenza, per mostrare la capitale importanza che la Messa cattolica ha nella nostra vita, nella vita di un sacerdote, in quella di un vescovo e della Chiesa.
Domine, dilexi decorem domus tuæ et locum habitationis gloriæ tuæ (Sal 26,8). È il versetto che il sacerdote recita quando si lava le mani all’altare: «Sì, Signore, ho amato lo splendore del Tuo tempio, ho amato la gloria della Tua abitazione».
Dopo l’ordinazione sacerdotale partii missionario per il Gabon, in Africa, e là cominciai ad “imparare” veramente ciò che era la Messa. Certamente conoscevo già questo grande mistero della nostra fede, ma non ne avevo compreso tutto il valore, l’efficacia e la profondità. Tutto questo lo vissi davvero giorno per giorno e anno per anno in Africa, dove trascorsi la mia vita missionaria, prima insegnando nel seminario, poi nella savana, in mezzo agli indigeni.
E là ho visto, sì, ho visto ciò che poteva la grazia della Santa Messa nelle anime sante di certi nostri catecumeni. Quelle anime pagane, trasformate dalla grazia del battesimo, dall’assistenza alla Messa e dalla Santa Eucaristia, comprendevano il mistero del sacrificio della croce e si univano a Nostro Signore Gesù Cristo; nella sofferenza della Sua Croce, offrivano i loro sacrifici e i loro patimenti con Gesù, vivendo cristianamente.
Potrei citare molti casi. Si tratta di uomini che la grazia della Messa ha come resuscitato. Uomini che assistevano ogni giorno alla Messa, si comunicavano con fervore e che sono diventati un modello per gli altri; senza contare gli innumerevoli uomini che, già cristiani ma in modo tiepido, sono stati trasformati dalla grazia attraverso la Santa Messa.
Ho potuto vedere interi villaggi di pagani convertiti al cattolicesimo trasformarsi non solo spiritualmente e soprannaturalmente, ma anche fisicamente, socialmente, economicamente, politicamente; trasformarsi, perché quelle persone, da pagane che erano, diventavano coscienti della necessità di compiere il loro dovere malgrado le prove e i sacrifici, di mantenere i loro impegni e in particolare gli obblighi del matrimonio.
Allora il villaggio si trasformava poco alla volta sotto l’influenza della grazia e del Santo Sacrificio della Messa; e tutti quei villaggi volevano avere la propria cappella e la visita del sacerdote. La visita del missionario! Come era attesa con impazienza per poter assistere alla Santa Messa, potersi confessare e fare la comunione… Alcune anime sceglievano di consacrarsi totalmente a Dio; dei religiosi, delle religiose e dei sacerdoti si offrivano a Lui. Ecco i frutti della Santa Messa.
Perché tutto questo? Bisogna, per capirlo, che studiamo un po’ il motivo profondo di questa trasformazione: il sacrificio.
La nozione di sacrificio è una nozione profondamente cristiana e profondamente cattolica. La nostra vita non può fare a meno del sacrificio, da quando Nostro Signore Gesù Cristo, Dio stesso, ha voluto prendere un corpo come il nostro e dirci: «Seguitemi.
Prendete la vostra croce e seguitemi, se volete essere salvati», e ci ha dato l’esempio della Sua morte in croce e ha sparso il Suo sangue. Oseremmo noi, Sue povere creature, peccatori che siamo, non seguire Nostro Signore sulla via del Suo sacrificio e della Sua croce?
Questo è tutto il mistero della civiltà cristiana, della civiltà cattolica: la comprensione del sacrificio nella propria vita,
nella vita quotidiana, e intelligenza della sofferenza cristiana; non considerare più la sofferenza come un male, come un dolore insopportabile, ma condividere le proprie pene e malattie con le sofferenze di Gesù, guardando la croce, assistendo alla Santa Messa, che è la continuazione della passione di Nostro Signore sul Calvario.
Comprendere la sofferenza: allora la sofferenza diventa una gioia, diventa un tesoro perché queste sofferenze, unite a quelle di Gesù, unite a quelle di tutti i martiri, di tutti i santi, di tutti i fedeli che soffrono nel mondo, unite alla croce di Nostro Signore, diventano un tesoro inesprimibile, un tesoro ineffabile, diventano di una efficacia straordinaria per la conversione delle anime di chi ci circonda e per la salvezza della nostra. Tante anime sante, veramente cristiane, hanno perfino desiderato di soffrire, per potersi unire ancora di più alla croce di Nostro Signore. Questa è la civiltà Cristiana.
Beati quelli che soffrono per la santità, beati i poveri, beati i miti, beati i misericordiosi, beati i pacifici. Questo è l’insegnamento della croce; questo ci insegna Gesù dalla Sua croce.
La civiltà cristiana, penetrata in questi paesi ancora recentemente pagani, li ha trasformati, li ha spinti a volersi dare governanti cristiani. L’ho constatato io stesso conoscendo alcuni dirigenti di questi paesi cattolici. Il popolo cristiano desiderava avere capi cristiani affinché sottomettessero anche il loro governo e tutte le leggi del paese a quello di Gesù Cristo, ai Suoi comandamenti.
Se in quel momento l’Occidente, che si spaccia per cattolico, avesse realmente adempiuto al suo ruolo di potenza cristiana, avrebbe sostenuto in ben altro modo questi paesi nella loro fede; se lo avesse fatto, l’Africa non sarebbe quella che è ora. La colpa di ciò non è degli africani, ma piuttosto dei paesi colonizzatori che non seppero incoraggiare la fede cristiana che si radicava nei popoli africani, per conservare ed esercitare un’influenza fraterna che li avrebbe aiutati a mantenere questa fede.
Se gettiamo ora uno sguardo alla storia, ciò che vi ho detto si svolse già nei primi secoli dopo Costantino, nei nostri stessi paesi. Noi ci siamo convertiti, i nostri antenati e i capi delle nazioni si sono convertiti offrendo, per secoli interi, i loro paesi a Nostro Signore Gesù Cristo e, sottomettendoli alla croce di Gesù, hanno voluto che la Madonna ne fosse la regina.
Possiamo leggere gli scritti ammirabili di sant’Edoardo III, re d’Inghilterra; di san Luigi IX, re di Francia; di sant’Enrico
II, re di Germania; di santa Elisabetta d’Ungheria e di tutti i santi che hanno retto i nostri paesi cattolici e hanno fatto la cristianità.
Quanta fede, allora, nella Santa Messa! San Luigi IX serviva due Messe ogni giorno e quando, in viaggio, sentiva la campana annunciante la consacrazione, smontava da cavallo o scendeva dalla carrozza per inginocchiarsi in adorazione. Ecco cos’era la civiltà cristiana. Ahimé, ne siamo ben lontani!
I nemici della Chiesa – a cominciare dal nemico di ogni bene, il demonio – sanno quanto grande sia il potere della Messa ed è per questo che è contro di essa che unificano le loro forze: ieri come oggi, in Africa come nel resto del mondo.

da La Tradizione Cattolica Anno XXIII – n°4 (85) – 2012