Chiacchierata, anzi: intervista col Guelfo Rosa.

RS: Vogliamo andare oltre la solita chiacchierata? Facciamo una cosa a tutto campo?

GR: Va bene, allora facciamo l’intervista.

RS: Bene, da dove partiamo?

GR: Oggi credo si possa partire da un fatto che – almeno per me – è sempre più chiaro: siamo in una strana quiete prima della tempesta.

RS: In che senso?

GR: Nel senso che molti equilibri che oggi paiono stare in piedi in un certo tempo muteranno e determineranno impatti radicali. Pensiamo alle presidenziali USA: fra pochi giorni si vota e chiunque vincerà sarà protagonista di un cambiamento importante.

RS: Anche se si confermasse Trump?

GR: Senza dubbio: il secondo mandato è il “mandato della libertà”, essendo necessariamente l’ultimo. E questo vale ancor di più per una personalità eccentrica come The Donald. Dunque sia che vinca Sleepy Joe sia che vinca il ciuffo arancione si andrà verso scenari decisamente diversi dagli attuali.

RS: E l’Italia?

GR: La situazione politica italiana è un’immensa bolla di sapone pronta a esplodere, seppur non nell’immediato. Le bolle di sapone sembrano perfette, stabili, si muovono lentamente ma basta un soffio e… puff! Qui da noi il partito di maggiornaza relativa in Parlamento è quasi evaporato nel Paese reale, l’orda giustizial-populista oggi è nei gangli del potere ma è fragile, divisa, vista da fuori è pure patetica. Su Radio Spada in tempi non particolarmente sospetti si era preconizzata questa involuzione (tra l’altro qui e qui). Vero che siamo nel Paese del Gattopardo ma anche i gattopardi possono finire spelacchiati. Poi ricordatevi che fra non troppo tempo si vota per il nuovo Capo dello Stato.

RS: La situazione ecclesiastica è pure più intricata.

GR: Anche qui siamo alla super-bolla di sapone. Il bergoglismo è finito (e su Radio Spada lo si diceva da tempo: qui) ma non è finito Bergoglio, ci sarà dunque una complessa fase di “ultimo impero”. La cosa che più conta però è un’altra.

RS: E quale sarebbe?

GR: Semplice: è che non è finito Ratzinger. Questa immensa bolla ha due globi, due teste, nel ruolo (speriamo involontario) di poliziotto buono e poliziotto cattivo. La narrazione di questo equilibrio tra le due versioni del neomodernismo (lenta: Benedetto XVI; veloce: Francesco) fa comodo a molti. Serve agli illusi volontari per continuare a sognare che ci sia un guardiano della Tradizione imprigionato nella torre del Vaticano. E serve agli scalpitanti rivoluzionari per avere la legittimazione sostanziale dell’ex Papa ancora vivente (vedere tra l’altro qui). Questa situazione è il terreno ideale per il caos che si sta sviluppando. Tutto si regge su un fragilissimo equivoco: la falsa idea che la rivoluzione nella Chiesa sia iniziata l’altroieri (2013). Appena qualcosa si sposterà vedremo botti significativi. Lo spazio del mondo di mezzo pseudoconservaote calerà notevolmente. Ricordatevi: conta più il dopo-Ratzinger che il dopo-Bergoglio. “Il mio Papa è Benedetto” vale fino a che questo dualismo si sostiene. Ovviamente augurando a Benedetto di rigettare i suoi stessi errori e di campare 1000 anni.

RS: Sicuramente nel mondo del cosiddetto anti-bergoglismo la confusione è grande.

GR: Enorme. Il processo di tracollo del vaticansecondismo inevitabilmente sta portando a ogni genere di stramberia: autodidatti che si atteggiano a Dottori della Chiesa, profeti improvvisati, mistici un tanto al chilo, ex uomini di apparato che si riscoprono insorti neovandeani (in alcuni casi ben vengano), placidi conservatori a cui iniziano ad andar stette le pantofole, venditori di fumo, giocolieri, pazzi veri e propri. La cosa che più colpisce è questa: siamo di fronte a un oceano di monadi autoreferenziali, mal coordinate o addirituttora estemporanee, quando non effimere.

RS: Quando, prima che Bergoglio arrivasse, accennavamo ai problemi del vaticansecondismo i pazzi sembravamo noi.

GR: Vero, ora però quelli che han visto le cose per tempo devono evitare due errori. E in questo Radio Spada ha una posizione privilegiata.

RS: Quali?

GR: I due opposti estremi, a mio avviso, da evitare sono: farsi tavolgere dall’onda di stramberie suddette e arroccarsi in un autocompiaciuto isolamento, che nel “tradizionalismo” stesso ha prodotto alcuni esiti autodistruttivi ormai tristemente noti.

RS: Che fare dunque?

GR: Includere, dando più spazio alla formazione che all’informazione. C’è bisogno più di idee chiare che di notizie. Il lavoro dell’Associazione in questo senso ha prodotto materiali importanti, solo per citare gli ultimi: Breve Apologia del Cristianesimo – Contro gli increduli dei nostri giorni; La Destra* necessaria – Manifesto reazionario per il XXI secolo; 80 miracoli che han fatto la storia – Segni indelebili della veracità della Chiesa in 20 secoli; Storia d’Italia;Processo al liberismo in quattro saggi; I Papi da San Pietro a Pio IX. Esempi e sintesi di fatti storici; Storia universale della Chiesa – La Chiesa nascente. Persecuzione e trionfo; Cristo vita dell’anima;Deporre il Papa? – Riflessioni su Sede Romana e crisi nella Chiesa. Dare strumenti è fondamentale.

RS: Una parola sul Covid?

GR: Altra variabile non da poco nel quadro esplosivo che stiamo dipingendo. Badate però: l’aspetto piscologico – spesso trascurato – è in realtà di rilievo primario. La pandemia ha fatto sbroccare molti. Un fatto che, in questa strana situazione di quiete prima della tempesta, non può essere ignorato.


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