>>> Oportet Ilum Regnare <<<

Una nuova recensione a cura di Luca Fumagalli

Aveva ragione G. K. Chesterton quando scriveva che «chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto». Difatti quella modernità che dopo decenni di rivoluzioni si è ritrovata sola e impaurita in mezzo alle rovine, in tempo zero si è fabbricata nuovi idoli da adorare, un sudicio surrogato di quella religione che si beava di aver finalmente abbattuto. Nulla di nuovo, del resto: semplicemente è la storia del Vitello d’oro che si ripete.

Nell’olimpo del politeismo post-cristiano lo Stato ha sempre goduto di un posto di riguardo. Ma la cosiddetta “statolatria” è doppiamente pericolosa perché, alla lunga, finisce inevitabilmente per sostituire l’uomo a Dio. Questo valse tanto per i fatti “risorgimentali” quanto per le vicende politiche italiane subito dopo il Concordato del 1929 e per altri casi ancora, fino a giungere alla scomunica che colpì gli autori delle vessazioni anticattoliche sotto il governo peronista.

Va notato che la “statolatria” di stampo nazionalista, rispetto al comunismo ateo, rappresentò una minaccia di portata minore ma, con altrettanta serenità, va riconosciuto che questa minaccia non fu insignificante. Anzi, come tutti i pericoli meno manifesti, finì per colpire in forme diverse e più imprevedibili. Tant’è che ancora oggi è purtroppo diffusa un’idea deviata e liberalissima dei rapporti tra Stato e Chiesa – basti pensare agli errori opposti, ma al fondo identici, del nazionalismo esasperato o della “legalità” ossessiva – che produce danni incalcolabili al Bene comune.

Questo significa, ad esempio, che fascismo e peronismo furono senza meriti? No, ne ebbero eccome. Significa però che questi approcci ebbero evidentissimi limiti, spesso taciuti da chi dovrebbe sottolinearli.

Da queste riflessioni sparse ha origine il volume Oportet Illum Regnare (Edizioni Radio Spada, 2016), suddiviso in tre parti: nella prima l’amico Andrea Giacobazzi riflette sui fatti argentini dei primi anni Cinquanta, mentre nella seconda il carissimo Piergiorgio Seveso intrattiene il lettore sul fil rouge che unisce l’anticattolicesimo risorgimentale alle sbandate anticattoliche del fascismo. In ultimo, in appendice è riproposta la raccolta “Date a Dio” del 1930, apparsa a puntate su «L’Osservatore Romano» come facile confutazione delle confuse asserzioni di Mario Missiroli che aveva cercato di ingraziarsi la parte più laica del Regime con un libro teso a rettificare in senso restrittivo la portata del Concordato.

Oportet Illum Regnare è quindi un libro affascinante, intelligente e, soprattutto, mai banale. Merce rara di questi tempi…

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