José García Hidalgo, San Pedro de Alcántara confesando a Santa Teresa, segunda mitad del siglo XVII, Museo del Prado, Madrid
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San Pietro d’Alcantara (1499-1562) fu splendido riformatore dei Minori Osservanti alla cui guida fu eletto in giovane età. Entrò a parte anche della riforma dell’ordine Carmelitano e fu confessore della santa Madre Teresa. Viene naturale quindi riprendere il ritratto che la stessa Santa, nella sua autobiografia (Vita, cap. XVII) fa di questo Pacomio redivivo che col suo romitaggio, le sue penitenze e le sue virtù oppose in Spagna e in tutta la Chiesa il petto alle dissolutezze del protestantesimo.


Oh! qual perfetto imitatore di quel divin Modello ci ha Dio testé rapito chiamando alla gloria il benedetto Fra’ Pietro d’Alcantara! Il mondo si va dicendo non è più capace di tanta perfezione i temperamenti son ora più deboli né più son già i tempi d’una volta. Or era pur del presente secolo codesto sant’uomo e il suo maschio fervore pareggiava nondimeno quello degli antichi tempi, e però teneasi il mondo sotto a piè. E benché non si vada a piè scalzi né si faccia cosi aspra penitenza com’egli, molte cose vi sono in cui, secondochè soventi ho detto, noi possiamo praticare il disprezzo del mondo e le quali il Signore ci fa tosto conoscere quando in noi scorge coraggio. Ed oh! quanto grande deve averlo concesso Iddio a questo santo che dico, per fare quarantasett’anni di quella così austera penitenza che tutti sanno. Eccone alcune particolarità, cui godemi l’animo di poter riferire e della cui esattezza posso far fede. Dalla stessa sua bocca le riseppi insieme ad un altra persona da cui poco si guardava. Quanto a me, se le ho sapute lo debbo all’affezione che mi portava. Nostro Signore gliel’avea posta in cuore affinché prendesse le mie difese e m’incoraggiasse in un tempo in cui il suo appoggio tanto m’era necessario, come s’è visto e si vedrà ancora dal mio racconto. Or bene ci disse come per ispazio di quarant’anni, salvo il vero, non avea dormito più tra notte e dì d’un ora e mezzo, e ci soggiungeva che di tutte le sue mortificazioni quella che più gli era costata ne principii era stata codesta di vincere il sonno e per tal effetto stava sempre o in ginocchioni o in piedi. Quel po’ di riposo che concedeva alla natura lo prendeva seduto con la testa appoggiata ad un cavicchio che a tal fine teneva piantato nel muro; prenderlo a giacere, avesse pur voluto, non poteva perché la sua cella, come si sa, non era lunga più di quattro piedi e mezzo. In tutti questi quarant’anni non si pose mai in testa il cappuccio, per sole o pioggia che facesse. Nulla mai portò ai piedi e indosso, senz’altro a carne, non più d’una vesticciuola di rozzo bigello, e questa ancora più stretta che fosse possibile, e sopra un mantello del medesimo panno. Diceami che nei gran freddi se lo levava e lasciava la porta e la finestrina della stanzuccia aperte: richiudevale poi e rimettevasi il povero mantelluccio e questa era, ci diceva egli, la sua maniera di contentare il corpo perché riposasse più riparato. Il suo mangiare per ordinario era ogni tre dì una volta; e come io ne mostravo maraviglia, mi disse ch’era cosa possibilissima per chiunque vi si fosse avvezzato. Un suo compagno mi raccontò come gli accadeva talvolta di star otto giorni senza mangiare. Il che doveva avvenire, penso io, stando egli in orazione perché aveva gran rapimenti ed impeti d’amor di Dio, come ne fui una volta testimonio io medesima. La sua povertà era estrema e tale la mortificazione fin dalla sua gioventù che mi confessò confidentemente essergli avvenuto di star tre anni in una casa del suo Ordine senza conoscere alcuno dei religiosi fuorché al suono della voce, poiché mai non alzava gli occhi cosicché non avrebbe potuto andare nei luoghi ove lo chiamava la regola se non avesse seguito gli altri frati. E lo stesso gli avveniva nelle strade. Molti anni eran già che non affisava donne in volto, ma mi confessò che all’età a cui era giunto già era per lui lo stesso il vederle o non le vedere: ben è vero che già era molto vecchio quando lo venni a conoscere e talmente era estenuato il suo corpo che non sembrava formato che di radiconi d’albero risecchi. Ciò non pertanto con tenor di vita si austero, affabilissimo era e sebbene di poche parole, e rado non interrogato parlasse, i suoi detti condiva sempre di sapor singolare, uom che fu di bellissimo ingegno. Riferirei molte altre particolarità di lui se non temessi, Padre mio, che il digredire più lungamente non mi avesse ad attirare da voi qualche rimprovero; né d’un tal timore interamente ero sgombra nello scriver testé il poco che ne ho detto. Aggiungerò dunque solamente che questo sant’uomo è morto come era vissuto, esortando ed animando i suoi fratelli. Quando vide che il suo termine s’approssimava, recitò il Salmo: “Laetatus sum in his quae dieta sunt mihi“, e, postosi inginocchioni, spirò.
Volle il Signore nella sua bontà che da quel giorno in poi m’abbia egli assistita ancor più che non già in vita: ne ho ricevuto utilissimi consigli in varie contingenze. L’ho visto molte volte tutto risplendente di gloria. Nella prima di tali apparizioni mi disse: “O felice penitenza che mi ha meritato una gloria sì grande!”, e molte altre cose. Un anno innanzi alla sua morte trovandosi da me lontano mi apparve e seppi dal Signore che tra breve doveva esserci tolto. Ne lo avvertii, scrivendogli nel luogo ove trovavasi, distante alcune leghe di qua. Nel momento che rese l’ultimo spirito si mostrò a me e mi disse che andava a riposarsi. Senza dar piena fede a tal visione ne feci parte tuttavia ad alcune persone e di li a otto giorni ci venne la notizia che era morto, o direm meglio, che avea cominciato a vivere eternamente. Eccolo dunque il termine di una vita sì austera: un eternità di gloria. Da che ritrovasi in cielo sembrami che mi consoli assai più che non quando era in terra. Nostro Signore mi disse un giorno che non gli si domanderebbe cosa in nome di questo suo fedel servitore ch Egli non la concedesse. L’ho spesso pregato di presentare al Signore le mie domande e sempre le vidi esaudite. Lode. lode senza fine a questo Dio di bontà! Amen.