Il 1° ottobre ricorre la festa di san Remigio a ricordo della traslazione del suo corpo in questo giorno del 1049. Il santo vescovo infatti volò al cielo il 13 gennaio del 553. A lui si deve il battesimo, nel Natale del 496, di Clodoveo e dei Franchi, popolo di cui era sovrano, come ci racconta l’abbè Rohrbacker.

Joseph Blanc, Battesimo di Clodoveo, 1881 circa, Panthéon, Parigi
[foto da scuolaecclesiamater.org]


Nel tempo medesimo questa Chiesa riceveva un altra consolazione, vedendo entrar nel suo seno per non uscirne mai più, la prima nazione cristiana dell’Occidente, quella nazione che dopo quattordici secoli di rivoluzioni d’ogni specie è tuttora la sua consolazione e la sua gloria. Intendiamo parlare della conversione di Clodoveo, re de Franchi, primo atto di cui ebbe a congratularsi papa Anastasio a nome della Chiesa cattolica.
La regina Clotilde non rimaneva dall’esortare il re a lasciar gl’idoli e a riconoscere il vero Dio, ma non poté persuaderlo, riserbato essendo questo trionfo ad una battaglia. Gli Alemanni, la più feroce tribù della Germania, che s’erano stanziati nelle attuali provincie dell’Alsalzia e della Lorena, assaltarono nel 496 i Franchi Ripuari possessori del territorio di Colonia e alleati di Clodoveo. Il re de Franchi Sali mosse tosto contro gli assalitori e una gran battaglia ebbe luogo nelle pianure di Tolbiac, oggidì di Zulpich, nel paese di Giuliers. Clodoveo ebbe da prima ricorso ai suoi dèi, ma essendo stato ferito in un ginocchio il suo alleato Sigeberto, re dei Franchi di Colonia, si dieder questi alla fuga e già anche i suoi cominciavano a piegare e disordinarsi sicché gli Alemanni si tenean certi della vittoria. In tanto estremo, ricordatosi Clodoveo delle lezioni di Clotilde, alzò le mani al cielo ed esclamò: “O Gesù Cristo, tu cui Clotilde afferma esser figliuolo di Dio vivente, se come dicesi porgi aiuto agli sfortunati e dai la vittoria a chi spera in te, imploro istantemente la tua assistenza; se mi fai trionfare de’ miei nemici, crederò in te e mi farò battezzare in tuo nome. Ho invocato i miei dèi, ma dacché non soccorrono chi gli adora è chiaro non aver essi potere nessuno; ti invoco dunque e bramo credere in te solo che tu mi liberi dai miei nemici”. Non avea ancora finita quest’invocazione che gli Alemanni cominciarono a voltar le spalle e fuggire, e poco dopo vedendo ucciso il proprio re, si arresero a Clodoveo dicendo: Cessa dal far morire il popolo noi siamo nelle tue mani. E Clodoveo diè fine al combattere, riunì i due popoli e se ne ritornò in pace (Greg Tour., l. 2 n. 30).
Fedele al suo voto d’abbracciare la religione cristiana, si affrettò a farvisi ammaestrare anche strada facendo affine di disporsi più sollecitamente al battesimo. A tale scopo nel passar dal Toul prese seco un santo prete di nome Vedast o Vaast che quivi viveva nel ritiro e in gran reputazione di virtù. Questo sant’uomo lo confermò nella fede più coi suoi miracoli che colle sue lezioni, perché passando insiem col re a traverso il paese dei Vouzi, giunto sul ponte del fiume Aisne vi fu un cieco che gridò: O uomo di Dio, abbi pietà di me non ti chiedo né oro né argento, ma rendimi la vista”; e l’uomo di Dio, sentendosi ispirato dall’alto, non solo per la salute di quell’infelice ma anche di tutto il popolo presente, si pose ad orare e fece il segno della croce sugli occhi del cieco dicendo: “Signore Gesù, tu che sei la vera luce, tu che apristi gli occhi al cieco nato, aprili anche a questo perché il popolo presente conosca esser tu il solo Dio che fai prodigi in cielo ed in terra”; e il cieco riebbe subito la vista. Per serbar la memoria di quel miracolo fu in quel punto edificata una chiesa (Acta Sanctorum, 6 Febb.).
Frattanto la regina avea segretamente chiamato San Remigio, il quale finì di far conoscere al re il vero Dio creatore del cielo e della terra e la vanità degl’idoli, de’quali egli medesimo avea provata l’impotenza.
“Padre santissimo, dissegli Clodoveo, io ti ascolterò volentieri, ma mi rimane una difficoltà: il popolo che mi segue non vorrà lasciare i suoi dèi; io gli parlerò secondo i tuoi ammaestramenti”. Raunò dunque i suoi Franchi, ma prima ch’ei principiasse a parlare, tutti ispirati da Dio gridarono a una voce: “Signore noi rinneghiamo gli dèi mortali e siamo pronti a seguire il Dio immortale predicato da Remigio”. Il vescovo al colmo del contento preparò allora l’occorrente pel battesimo del re e dei Franchi ed aiutato da Vaast continuò ad ammaestrarli facendo loro osservare secondo i canoni qualche giorno di digiuno e di penitenza. Intanto molti vescovi trasferironsi a Reims per quella solennità, ch’ebbe luogo nel dì di Natale del 496.
Parate furon le strade dall’abitazione del re fino alla chiesa ,addobbata anch’essa e illuminata da ceri odorosi e pieno il battistero di preziosi odori. Mosse la processione con in fronte i santi evangeli e la croce e cantando inni e litanie, San Remigio tenea il re per mano; la regina venia dietro colle due principesse sorelle di Clodoveo e con più di tremila uomini del suo esercito, la massima parte ufiziali guadagnati dal suo esempio a Gesù Cristo. In mezzo a quella pompa il re disse al vescovo: “Padre mio è questo il regno di Gesù Cristo che mi hai promesso?”. “No, risposegli, non è questo che il principio del sentiero che vi conduce”.
Arrivato al battistero domandò il battesimo ed il santo vescovo gli disse: “Piega, o Sicambro, umilmente la testa: dai alle fiamme ciò che adorasti e adora ciò che abbruciasti” e fattagli quindi confessar la fede della Trinità, lo battezzò e l’unse col santo crisma.
I tremila ufiziali o soldati che l’accompagnavano, non contando le donne e i fanciulli, furon battezzati nel tempo stesso dai vescovi e dagli altri ministri. Delle due principesse sorelle di Clodoveo, Alboffeda e Lantide, la prima ricevé il battesimo e la seconda che già era cristiana, ma che professava l’arianesimo, fu riconciliata coll’unzione del santo crisma.
Non volendo Clodoveo che la gioia di sì gloriosa festa fosse turbata dalle lacrime degli afflitti, fece riporre in libertà tutti i prigioni e grandi liberalità andò compartendo alle chiese. Per otto giorni portò la veste bianca dei neofiti e perché San Remigio che continuava intanto ad ammaestrarlo leggevagli un giorno la passione di Gesù Cristo, uscì a sclamare improvviso: “Oh se fossi stato là coi miei Franchi lo avrei ben io vendicato” (Fredeg Epit c 21 Greg Tour l 2 n 31 Vita S Remig Acta Sanctorum 1 Ottob).
E quel detto annunziava sin d’allora la spada cristiana di Carlo Martello, di Carlomagno, di Goffredo e di Tancredi. La principessa Alboffeda nel renunziare alle sue idee, renunziò pure ai piaceri e alle grandezze del secolo e consacrò la sua verginità a Dio il quale poco dopo a sé la chiamò. Clodoveo sensibilmente afflitto di quella morte ebbe da San Remigio una lettera di consolazione nella quale dicevagli: “Teco assai mi condolgo della morte della tua sorella Alboffeda di gloriosa memoria, ma la sua santa vita coronata da una santa morte, recarci debbono non picciol conforto. Gesù Cristo le ha fatto la grazia di ricevere la benedizione delle vergini non si conviene il piangere colei che fu consacrata al Signore ed ha conseguita in cielo la corona alle vergini riserbata. Allontana dunque, o signor mio, dal tuo cuore ogni tristezza; pensa che hai un regno da governare coll’aiuto di Dio: tu sei il capo dei popoli e a te è commesso il lor reggimento” (Labbe, t. 4 col. 1268).
La notizia della conversione di Clodoveo, diffuse la gioia per tutto il mondo cristiano e papa Anastasio ne fu tanto più lieto in quanto che sperò di trovare in quel principe un potente protettore della Chiesa. Ed infatti era Clodoveo il solo sovrano veramente cattolico, ché l’imperatore Anastasio era in balia degli eutichiani, da lui protetti, e Teodorico re degli Ostrogoti in Italia, Alarico re dei Visigoti nella Spagna, e nell’Aquitania Gundebaldo re dei Borgognoni nella Gallia e Trasmondo re del Vandali in Africa professavano tutti l’arianesimo. Scrisse dunque il papa a Clodoveo in questi termini: “Ci rallegriamo, gloriosissimo figliuolo, che l’avvenimento tuo alla cristiana fede siasi incontrato coll’avvenimento nostro al pontificato. E come infatti non potrebbe la cattedra di San Pietro esultar di contento al vedere la pienezza delle nazioni accorrere a lei e riempirsi nel corso dei secoli la rete cui egli qual pescatore d’uomini e custode delle celesti porte fu comandato di gittare? Questo ufficio piacque a noi d’adempire colla tua per via del prete Eumerio a fin che tu conoscendo la gioia ond’è compreso il padre tuo, venga crescendo in opere sante e ponga il colmo alla consolazione nostra e sii nostra corona, e la Chiesa tua gioisca de’ progressi d’un tanto re da essa partorito a Dio. Glorioso ed illustre figlio, sii tu adunque il conforto della madre tua siigli colonna di bronzo a suo sostegno. Perciocché la carità di molto si vien raffreddando e per l’astuzia de’malvagi la navicella nostra da furiosa procella è sbattuta. Ma contuttociò noi speriamo contro ogni speranza e rendiamo lode al Signore perché ti abbia strappato alla podestà delle tenebre affin di dare alla sua Chiesa nella persona di sì gran principe un protettor capace di farle scudo contro tutti i suoi nemici. Degnisi ancora l’onnipotente Iddio continuare su di te e sul regno tuo la celeste sua protezione. Comandi egli ai suoi angeli di vegliar su di te in tutte le tue vie e ti conceda vittoria di tutti i nemici che intorno ti stanno” (Labbe t. 4 col. 1282)



R.F. Rohrbacker, Storia universale della Chiesa cattolica, Firenze, 1859, pp. 593-595.
Testo raccolto da Giuliano Zoroddu