“R.P. José Palacios, misionero del Urubamba, con indios Campas del mismo país (Perú).” [Perú?]: [s.n.], [ca. segunda mitad del siglo XIX, comienzos del siglo XX]
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di don François Knittel FSSPX
da La Tradizione Cattolica, Anno XXII – n° 1 (78) – 2011


«Cristiani e musulmani, abbiamo molte cose in comune, come credenti e come uomini. (…) Noi crediamo nello stesso Dio, l’unico Dio, il Dio vivente, il Dio che crea i mondi e porta le sue creature alla loro perfezione»[1]: così parlava il papa Giovanni Paolo II alla presenza dei giovani marocchini nell’agosto del In sostanza, egli riprendeva in quella occasione la sua dichiarazione alla comunità giudaica di Magonza sul tema del dialogo giudaico-cattolico: «Non si tratta soltanto (…), ma prima di tutto del dialogo tra le due religioni, che – con l’Islam – poterono donare al
mondo la fede nel Dio unico e ineffabile che ci parla, e lo vogliono servire a nome di tutto il mondo» [2].
Sembra, dunque, che, a sentire il Pontefice, Cristianesimo, Giudaismo ed Islamismo adorino lo stesso Dio!
Possiamo dedurne che tutte le religioni adorino lo stesso Dio? La pratica delle riunioni interreligiose per la pace, di cui la prima fu organizzata ad Assisi nell’ottobre del 1986, sembra accreditarne l’idea. Nessun dubbio che una tale dottrina, sostenuta da una pratica tanto esplicativa, di primo acchito appaia seducente ai nostri contemporanei. Ma resiste al semplice buon senso e alla fede cattolica? È quello che ci proponiamo di esaminare, prima di rispondere ad alcune obiezioni.

1. Il buon senso

Sull’onda del desiderio di unità e per porre un termine alla lotta senza fine tra la verità e gli errori, molti dei nostri contemporanei si son fatti un’idea della verità a loro misura. Nessuno potrebbe possedere la verità tutta intera. In effetti, ognuno sarebbe in possesso di un aspetto della verità.
Il che, nel dominio religioso, si traduce in questi termini: tutte le religioni ci parlano di Dio, ma da punti di vista diversi e complementari.

A) Negazione del principio di non contraddizione
Ora, ammettere questo significa abolire ogni comprensione e ogni discorso, poiché: o queste verità parziali non sono contraddittorie e si completano per fornirci una conoscenza più approfondita della realtà, o sono contraddittorie e, quindi, una delle due è falsa. Due affermazioni relative alla stessa cosa considerata da due punti di vista differenti, possono essere vere entrambe. Per contro, due affermazioni diametralmente opposte su una stessa cosa considerata da un unico punto di vista non potrebbero essere entrambe vere: una è certamente falsa.
Facciamo un esempio concreto.
Se io affermo che la mia auto è beige e il mio interlocutore sostiene che si tratta di una Clio, è possibilissimo che abbiamo entrambi ragione. Di contro, se io affermo che la mia auto è beige e il mio interlocutore sostiene che non lo è, uno di noi due ha sicuramente torto.

B) Le religioni in generale
Ora, cosa osserviamo tra le diverse religioni? Esse si contrappongono in maniera contraddittoria su dei punti essenziali delle rispettive dottrine. Il Padre Garrigou-Lagrange lo constatava molto semplicemente: «Tra le diverse religioni vi sono contrarietà e contraddizioni di vario tipo:
a) Quanto alle verità da credere: tra politeismo, panteismo, monoteismo; così in relazione alla divinità di Gesù Cristo, ammessa dal cristianesimo e rifiutata dal Giudaismo e dall’Islamismo; così anche sull’infallibilità della Chiesa riconosciuta dai cattolici e rifiutata dai protestanti.
b) Quanto ai precetti: la poligamia e il divorzio, che sono permessi in numerose religioni e proibiti in altre, non possono essere simultaneamente leciti e illeciti in circostanze identiche.
c) Quanto al culto: certi culti sono puri e onesti, altri sono intrinsecamente inumani e disonesti. È ingiurioso dire che Dio considererebbe con lo stesso tenore tutte le religioni, quella che insegna la verità e l’altra che insegna l’errore, quella che promette il bene e l’altra che promette il male. Dire questo significa dire che Dio sarebbe
indifferente al bene e al male, all’onestà e alla disonestà»[3].
Tutte le religioni hanno lo stesso Dio?
La semplice riflessione e il buon senso ci dicono che le religioni hanno dei dogmi fondamentali contraddittori e inconciliabili tra loro [4]. Esaminiamo la cosa più particolarmente per l’Islam e il Giudaismo.

C) L’Islam
Che pensa l’Islam di alcuni punti fondamentali della Fede cattolica?
• La Trinità: «Sono certamente miscredenti quelli che dicono: “In verità Dio è il terzo di tre”. Mentre non c’è Dio all’infuori del Dio Unico!» [5]; «Non dite “Tre”, smettete! Sarà meglio per voi. Invero Allah è un Dio unico. Non si addice alla sua gloria avere un figlio» [6].
• L’Incarnazione: «In verità, per Dio Gesù è simile ad Adamo che Egli creò dalla polvere, poi disse: “Sii” ed egli fu» [7]. «Dicono: “Allah Si è preso un figlio”. Avete detto qualcosa di mostruoso. Manca poco che si spacchino i cieli, si apra la terra e cadano a pezzi le montagne, perché attribuiscono un figlio al Compassionevole. Non si addice al Compassionevole, prenderSi un figlio» [8].
• La Crocifissione e la Redenzione: «dissero: “Abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Dio!” Invece non l’hanno né ucciso né crocifisso, ma così parve loro. Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso ma Allah lo ha elevato fino a Sé» [9].
Ecco delle dottrine ben in contraddizione con la Fede cattolica.
Come potrebbero condurci all’adorazione dello stesso Dio? Il Prof. Roger Arnaldez lo sottolinea quando, parlando del monoteismo scrive: «Sotto il nome di monoteismo è frammisto di tutto. Che vi sia un solo Dio sono in molti a crederlo. La questione fondamentale, in genere dimenticata perché ci si convinca che l’unicità copra tutto, è di sapere chi è questo Dio unico. Allora il monoteismo esplode e si riduce ad una etichetta sotto cui si annovera qualsiasi cosa. Pensiamo ad un uomo convinto che quel tal menhir, quella tale pietra diritta, sia il Dio unico, e che lui gli rivolga delle preghiere. Con quale diritto ci rifiuteremmo di riconoscere che costui è un monoteista? E che dire dei deisti? I teologi cristiani li hanno sempre considerati dei nemici, e tuttavia essi credono in un Dio unico: Voltaire era monoteista. Ma, si dirà, egli ha attaccato l’insegnamento cristiano: anche il Corano, che nega i tre misteri essenziali del cristianesimo: la Trinità, l’Incarnazione e la Redenzione» [10].
Parlando più specificamente dell’Islam, lo stesso autore prosegue: «È evidente che se Dio è unico e non trino, è falso affermare la Trinità; ma, inversamente, se Dio è uno e trino, è falso affermare che è uno e non trino. È dunque logicamente inammissibile che il Dio uno e trino sia identico al dio uno e non trino. Ora, il Corano attacca la Trinità. Il dio uno che attacca la Trinità non potrebbe dunque confondersi col Dio uno che è trino» [11].
Occorre dunque concludere che ciò che crede l’Islam non è identico a ciò che crede la Fede cattolica. Oggettivamente, i cattolici non hanno lo stesso Dio dei musulmani.

D) Il Giudaismo
Che pensare adesso del Giudaismo? È vero che il Giudaismo del Vecchio Testamento ha preparato il mondo all’avvento di Cristo. Ed è per questo che Dio ha preservato il popolo giudaico dal politeismo [12] e l’ha mantenuto nel monoteismo [13]. Ma il Vangelo ci rivelerà che in questo Dio unico si trova una ricchezza insospettata: la Trinità delle persone. Il mistero della Trinità è lo sviluppo e il compimento voluto da Dio del mistero della Sua unicità. Si deve dunque dire che il Dio-Uno del Vecchio Testamento e il Dio-Trinità del Nuovo Testamento sono identici.
«Senza dubbio si obietterà che il Dio che si è rivelato ai Figli di Israele non s’è fatto conoscere come trino. È esatto, ma questo non impedisce che Egli sia il Dio dei cristiani, innanzi tutto perché la Bibbia, a differenza del Corano, non insegna, e non a caso, che Dio non è trino, poi perché la rivelazione biblica, per una pedagogia biblica facile da rilevare, conduce direttamente al suo compimento nella rivelazione cristiana»[14].
Il dio che pregano oggi i giudei, lui, è un dio uno, ma è soprattutto antitrinitario. In effetti, se il dogma cattolico definisce il mistero della Trinità come «il mistero di un solo Dio in tre persone uguali e distinte», i giudei potrebbero definire la loro dottrina su Dio: «il mistero di un solo Dio in una sola persona». Allora? Una o tre persone? In realtà queste due dottrine sono inconciliabili.
L’opposizione tra il Cattolicesimo e il Giudaismo si cristallizza soprattutto attorno alla persona di Nostro Signore Gesù Cristo. Egli è il Figlio di Dio, e Dio Lui stesso? Sì, rispondono i cattolici. No, ribattono i giudei. Allora? È Dio o non è Dio? Bisogna scegliere: queste due affermazioni non potrebbero essere contemporaneamente vere [15]. Questa opposizione a riguardo di Nostro Signore Gesù Cristo è nota come tale agli stessi giudei. Ecco quello che scriveva, nel 1962, Albert Memmi, un giudeo tunisino: «Si rendono conto oggi, i cristiani, di che cosa può significare per un giudeo il nome di Gesù, loro Dio? Per un giudeo che non ha mai cessato di credere e di praticare la sua religione, il cristianesimo è la più grande usurpazione teologica e metafisica della sua storia, è una blasfemia, uno scandalo spirituale ed una sovversione. Per tutti i giudei, fossero anche atei, il nome di Gesù è il simbolo di una minaccia, di questa grande minaccia che pesa sulle loro teste da secoli e che rischia sempre di sfociare in catastrofe senza che essi sappiano né il perché né il come prevenirla. Questo nome fa parte dell’accusa assurda e delirante, eppure di una crudeltà efficace, che rende loro la vita sociale appena respirabile. Questo nome, infine, ha finito con l’essere uno dei segni, uno dei nomi dell’immenso apparato che li circonda, li condanna e li esclude. Che i miei amici cristiani mi perdonino, perché essi mi comprendano meglio e per impiegare il linguaggio loro proprio, io direi che per i giudei il loro Dio è un po’ il diavolo, se il diavolo, come essi affermano, è il simbolo e la sommatoria del male sulla terra, iniquo e onnipotente, incomprensibile e ostinato nello schiacciare gli umani
smarriti…»[16].
La reazione della madre di Edith Stein dopo la conversione della figlia al Cattolicesimo è parecchio significativa
dell’attitudine dei giudei di oggi nei confronti di Gesù Cristo: «Io non ho niente contro di lui… È possibile che sia stato un uomo buono… Ma perché si è fatto simile a Dio?»[17].
Questa negazione della divinità di Cristo è il cemento che unisce i giudei odierni tra loro e con quelli che fecero condannare a morte il Messia: «È chiaro, per tutti i lettori dei Vangeli, che Gesù è stato condannato dal Sinedrio per un motivo religioso: l’accusa di blasfemia. Un uomo che si presenta come il Messia e il Figlio di Dio, senza esserlo realmente, è un bestemmiatore degno di morte. Ora, le generazioni posteriori dei giudei negano che Gesù sia il Messia e il Figlio di Dio. Per questa negazione esse sottoscrivono logicamente e in linea di principio il giudizio che ha motivato la condanna di Gesù da parte del Sinedrio, anche se nei fatti esse non pronunciano alcuna sentenza di morte e, molto spesso, non vi pensano neanche» [18].
Da quanto detto fin qui, bisogna concludere che il Dio che adorano i cattolici e quello a cui rendono omaggio i giudei contemporanei non sono identici.

E) Conoscenza di Dio: totale o inesistente
Per concludere, torniamo al convincimento odierno che vuole che tutte le religioni ci parlino di Dio, ma da punti di vista diversi e complementari. La questione che si pone è di sapere se è possibile avere una conoscenza parziale di Dio. Non è possibile, insegna san Tommaso, poiché errare parzialmente nella conoscenza di una realtà così semplice come Dio significa non conoscerLo affatto: «Se essi [i pagani] avevano una certa conoscenza speculativa di Dio, questa era mischiata a numerosi errori: alcuni Lo privavano della Sua provvidenza su tutte le cose, altri ne facevano l’anima del mondo, altri ancora adoravano simultaneamente altre divinità. È per questo che si dice che essi ignoravano Dio. Se le realtà composte possono essere parzialmente conosciute e parzialmente ignorate, le cose semplici sono semplicemente ignorate nel momento in cui non sono conosciute totalmente. Dunque, se certuni si sbagliano, anche su poche cose, nella conoscenza di Dio, si dice che essi Lo ignorano totalmente»[19].
Coloro che ignorano chi è Dio, non lo conoscono, né possono adorarLo. Ne consegue che l’opinione secondo la quale tutte le religioni adorano lo stesso Dio è irricevibile, anche solo dal punto di vista del buon senso condiviso da tutti gli uomini. Di più: per dei cattolici tale opinione è una blasfemia, poiché essa equivale a considerare Cristo come un impostore e i suoi insegnamenti come tante menzogne.

2. La fede cattolica

Per rivolgerci a dei cattolici, occorre cambiare il modo di argomentare. Perché la nostra argomentazione porti i suoi frutti, essa deve appoggiarsi su dei principi comuni: la sola ragione nelle discussioni con i pagani, il Vecchio Testamento nelle dispute con i giudei, la Bibbia nella sua totalità se parliamo con degli eretici, degli scismatici o dei cattolici [20]. Ora, cosa leggono i cattolici nel Nuovo Testamento? Tutto l’insegnamento di Cristo insiste sulla necessità di passare per Lui per accedere al Padre.
La conoscenza di Gesù Cristo e l’obbedienza ai suoi precetti non sono cose facoltative: ma indispensabili. I testi seguenti non hanno bisogno di commenti. «Io sono la via, la verità e la vita» [21]. «Io sono la porta» [22]. «Io sono il buon pastore»[23]. «Io sono la luce del mondo»[24]. «Chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna […]. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’Unigenito Figlio di Dio»[25]. «Se infatti non credete che io sono, morirete nei vostri peccati» [26]. «Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che l’ha mandato» [27]. «Chi non è con me è contro di me» [28]. «Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» [29]. «Chiunque nega il Figlio non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre» [30].
Alla lettura di questi testi, i cattolici come possono ancora credere che tutte le religioni adorino lo stesso Dio, quando, eccetto il Cattolicesimo, tutte le religioni rifiutano di passare per il solo mediatore gradito a Dio: Gesù Cristo? Quale perdita della Fede in questi «cattolici» che non credono più alle parole di Cristo!

3. Obiezioni

Ma, si dirà, non si potrebbero considerare le false religioni come dei punti d’appoggio atti a far passare
progressivamente dalle verità parziali alla verità totale?
Certo, tutti gli errori contengono sempre una parte di verità, ma stiamo attenti all’illusione che ci segnalava il Padre Garrigou-Lagrange, OP: «In una dottrina globalmente falsa la verità non è l’anima della dottrina, ma la schiava dell’errore» [31]. Cosa che il professore di filosofia Louis Jugnet sviluppava così: «I teologi cattolici non vogliono per niente negare che vi siano delle verità nel protestantesimo, nel Giudaismo, nel brahmanesimo, ma la questione che si pone è tutt’altra. Si tratta di sapere se nelle dottrine condannate queste verità sono, se così si può dire, a loro agio, in libertà, a casa loro. Ora, noi pensiamo che queste verità hanno solo un ruolo parziale, frammentario, incompleto, che sono costrette entro degli errori flagranti che le distorcono e ne falsano la vera portata, in modo tale che ciò che domina in una falsa dottrina, ciò per cui essa rischia di essere propriamente disastrosa, è lo spirito di errore e di negazione. Esempi: il Giudaismo e l’Islamismo insistono sempre sull’unità di Dio (che è una verità), ma essi lo fanno intenzionalmente, in maniera unilaterale, tanto da escludere il dogma della Trinità. Lutero, insiste sul fatto che è la grazia sola che giustifica, e, in termini elementari, questa formula è vera, ma in Lutero questo esclude l’economia cattolica dei sacramenti, etc. Lo stesso vale per Kant: egli riconosce che la conoscenza è attiva, ma concepisce questa attività come cieca e ingannevole, nient’affatto attinente all’Essere. Marx coglie il ruolo molte volte misconosciuto dell’economia, ma gli conferisce una portata esclusiva e inaccettabile, etc. Non tutto è falso nei vari aspetti delle dottrine, ma il loro spirito ammorba tutto. Se queste verità parziali sono ricevibili e assimilabili, questo è possibile a condizione che vengano avulse da tali false dottrine (ecco perché è importante innanzi tutto la critica dell’errore) e in qualche modo ‘battezzate’, ripensate in tutt’altra prospettiva» [32].
Ma non sarebbe meglio lasciare i non cattolici nell’ignoranza invincibile?
Questo basterebbe per la loro salvezza, visto che tale ignoranza è supposta non colpevole. Ma se essi conoscono la vera religione e la rifiutano, il loro rifiuto è colpevole e li condurrà alla dannazione.
Si tratta di un calcolo molto poco soprannaturale e per nulla rispettoso dello spirito umano, creato per conoscere e amare Dio. Significa anche dimenticare che il limite tra l’ignoranza invincibile e l’ignoranza colpevole, per un dato uomo, è il segreto di Dio. Come giocare su un tale azzardo la salvezza eterna degli altri?
Infine, questo significa passare sotto silenzio il consiglio pressante rivolto dal Papa Pio XII a coloro che non sono ancora membri visibili della Chiesa: egli diceva che bisogna cercare di aiutarli a «uscire da uno stato in cui nessuno può essere sicuro della sua salvezza eterna; poiché, anche se per un certo desiderio e anelito inconscio essi si trovano ordinati al Corpo Mistico del Redentore, sono tuttavia privi di tanti grandi aiuti e favori celesti di cui solo nella Chiesa cattolica possono usufruire» [33].

Conclusione

Lasciar credere ai cattolici e a tutti quelli che non lo sono, che adoriamo tutti lo stesso Dio è dunque un errore,
contrario alla ragione e alla fede cattolica.
È una mancanza di carità nei confronti degli sviati che sono fermi nell’errore. È una mancanza di carità verso i cattolici che vengono messi a rischio di perdere la fede cattolica. Che fare allora?
«La dottrina cattolica ci insegna che il primo dovere della carità non sta nella tolleranza delle convinzioni errate, per quanto sincere possano essere, né nell’indifferenza teorica o pratica per l’errore in cui vediamo cadere i nostri fratelli… Se Gesù è stato buono con gli sviati e i peccatori, Egli non ha rispettato i loro erronei convincimenti, per quanto apparissero sinceri: Egli ha amato tutti per istruirli, convertirli e salvarli» [34].


[1] Giovanni Paolo II, Incontro con i giovani musulmani nello stadio di Casablanca, 19 agosto 1985.
[2] Giovanni Paolo II, Incontro con la comunità ebraica di Magonza, 17 novembre 1980.
[3] «Adest inter diversas religiones contrarietas et contradictio multipliciter: a) quoad veritates credendas, inter polytheismum, pantheismum, monotheismum; item prout admittitur in christianismo divinitas Jesu Christi quæ rejicitur a judaismo et Islamismo; item prout agnoscitur infallibilitas Ecclesiæ catholicæ aut e contra rejicitur a protestantibus. — b) quoad præcepta, polygamia et divortium, quæ in multis religionibus permittuntur, et in aliis prohibentur, non possunt esse simul licita et illicita in iisdem circumstantiis. — c) quoad cultum, alii cultus sunt puri et honesti, alii vero secundum se inhumani et libidinosi. — Injuriosum est Deo dicere, Deum æquo animo respicere omnes religiones, quarum una verum, altera falsum edocet, quarum una bonum, altera malum promovet. Hoc est dicere, Deum indifferenter se habere ad verum et falsum, ad honestum et inhonestum.» (Reginald Garrigou- Lagrange op,De Revelatione, Gabalda, Paris, 1921, t. 2, p. 437).
[4] Cfr Courrier de Rome-sì sì no no, n° 326, giugno 1992, pp. 1-7.
[5] Corano, Sura 5, versetto 73.
[6] Corano, Sura 4, versetto 171.
[7] Corano, Sura 3, versetto 59.
[8] Corano, Sura 19, versetti 88-92.
[9] Corano, Sura 4, versetti 157-158.
[10] Roger Arnaldez, Réflexion sur le Dieu du Coran du point de vue de la logique formelle, in Annie Laurent e col., Vivre avec l’Islam?, Ed. Saint Paul, Versailles, 1997, p. 130-131.
[11] Ibidem, p.132.
[12] Religione con più dèi.
[13] Religione con un solo dio.
[14] Roger Arnaldez, ibidem, p. 132.
[15] Cfr. «Courrier de Rome-sì sì no no», n° 319, novembre 1991, pp. 1-5.
[16] Albert Memmi, Portrait d’un juif, 1962, citato in Mons. Lefebvre, Le mystère de Jésus, Fideliter, Eguelshardt, 1995, p. 42 e più ampiamente in Léon de Poncins, Le Judaïsme et le Vatican, cap. 12.
[17] Joachim Bouflet, Edith Stein, philosophe crucifiée, Presses de la Renaissance, Paris, 1998, p. 208.
[18] Ansgar Santogrossi, L’Evangile prêché à Israël, Clovis, Etampes, 2002, p. 48.
[19] «Sed si quid speculativa cognitione de Deo cognoscebant, hoc erat cum admixtione multorum errorum, dum quidam subtraherent omnium rerum providentiam ; quidam diceret eum esse animam mundi ; quidam simul cum eo multos alios deos colerent. Unde dicuntur Deum ignorare. Licet enim in compositis possit partim sciri et partim ignorari; in simplicibus tamen dum non attinguntur totaliter, ignorantur. Unde etsi in minimo errent circa Dei cognitionem, dicuntur eum totaliter ignorare» (Super Joannem, c. 17, lect. 6, n° 2265).
[20] «Quidam eorum, ut mahumetistæ et pagani, non convenient nobiscum in auctoritate alicujus Scripturæ, per quam possint convinci, sicut contra judæos disputare possumus per Vetus Testamentum, contra hæreticos per Novum. Hi vero neutrum recipiunt» (C.G., I, 2, n° 11).
[21] Gv 14, 6
[22] Gv 10, 7
[23] Gv 10, 14
[24] Gv 8, 12
[25] Gv 3, 16-18
[26] Gv 8, 24
[27] Gv. 5, 23
[28] Mt 12, 30
[29] At 4, 12
[30] 1 Gv 2, 23
[31] «In doctrina simpliciter falsa, veritas non est ut anima doctrinæ, sed serva erroris» (R. GarigouLagrange, op, De Revelatione, Gabalda, Paris, 1921, II, p. 436).
[32] Citato in «Courrier de Rome-sì sì no no», n° 283, giugno 1988, p. 8.
[33] Enciclica «Mystici corporis» (29 giugno 1943).
[34] S. Pio X, Enciclica «Notre charge apostolique»(25 agosto 1910).