Sintesi della 626° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo a causa dell’epidemia di Coronavirus, preparata nella festa di Sant’Elisabetta d’Ungheria e postata nel giorno di San Felice di Valois. Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso).

L’ itinerario teologico-storico di Felicite’ Lamennais (1782-1854) palesa il carattere aporetico che investe la linea di pensiero del tradizionalismo francese ultramontano, di cui in ogni caso non si devono passare sotto silenzio la geniale intuizione del carattere diabolico della Rivoluzione francese, scaturita dalla filosofia illuminista, per la sua opera di sovversione dell’autorità divina e umana e la fondata critica del soggettivismo moderno filosofico ( cartesianesimo) e teologico ( protestantesimo).

“Gli studiosi convengono per lo più nel riconoscere nel Bretone un cambiamento di direzione nello sviluppo del suo pensiero: da tradizionalista a liberale,ad assertore dei principi democratici; e fra il primo e il secondo uomo, quasi operatrice della trasmutazione, quella tendenza ad assorbire entro l’idea cattolica le capacità operative proprie delle moderne ideologie politiche e che lo porterà, in seguito, a farsi apostolo di una nuova fede sociale”(1).

Una volta passato al “cattolicesimo liberale” e successivamente a quello democratico nella concezione del Lamennais il magistero cattolico si è ridotto a una mera cornice, essendo il suo processo di pensiero approdato a pura fede sociale di sapore immanentista, probabilmente panteista, non dissimile da quella mazziniana e teilhardiana.

Pure nella prima fase del suo percorso filosofico e teologico Lamennais aveva portato a compimento i motivi tradizionalisti dell’ ultramontanismo, in una declinazione talmente dogmatica e assoluta, da superare per intransigenza anche Joseph de Maistre(2).

Quali i motivi dello smarrimento della pecorella? Questa svolta in senso progressista e democratico del cattolicesimo lamenessiano sembra dar manforte alla tesi di Augusto del Noce secondo cui la forma dell’ ultramontanismo è destinata a rovesciarsi necessariamente nel progressismo cattolico (3). Ci ritornerò in maniera più approfondita nel corso della trattazione su questa tesi del compianto filosofo torinese, rispettandola ma dissentendone.

A mio avviso la deleteria svolta progressista di Felicite Lamennais andrebbe altrimenti spiegata; l’entusiasmo roboante ed effervescen​te d partenza per la tradizione cattolica, non scevro da intransigenza dogmatica, a poco a poco è svaporato, in quanto si è involuto su un binario morto, non essendo corroborato da ragioni solide.

La difesa dell’istituzione ecclesiastica si è ridotta a mero strumento di conservazione sociale, fideismo e passione romantica non possono essere fondamenti solidi ed esclusivi per un apologetica della tradizione cattolica, occorre che la ragione naturale entri in gioco per dare supporto e assenso alla Fede. Il fideismo lamenessiano è crollato come un castello di sabbia. La fede stessa ha finito nell’opera lamenessiana per perdere la capacità di ” fecondare lo spirito” e per “emarginare l’apporto del tradizionale contenuto dogmatico”(4).

Nella sua prima fase di pensiero ispirata al tradizionalismo ultramontano, come già anticipato, Lamennais ripercorre e svolge conseguentemente i motivi della filosofia tradizionalista, già presenti in De Maistre, De Bonald e Chateaubriand.

L’assoluto primato della ” ragione generale” sulla ” ragione individuale: la prima, in quanto compenetrata dalla ragione divina è garanzia di ordine e stabilità sociale, la seconda è fomite di demoniaca e anarchica sovversione ( la sovversione scaturita dalla Rivoluzione francese, scoppiata quando ancora il teologo bretone era fanciullo). La “ragione generale” dunque ha legittima pretesa di “posizione assoluta e perentoria”

La critica dell’ individualismo sociale e dell’ atomismo è necessaria, in quanto soltanto” nel nesso con il genere umano l’ uomo ritrova la sua consistenza e la sua ragione d’essere” (5). Una corrosiva critica dunque all’ astratta e cosmopolita ” ragione illuminista”, oppressiva delle identità culturali e storiche. La comunità ha assoluta priorità sull’ individuo e, nella misura in cui l’ individuo cerca una regola di certezza al di fuori della comunità, inevitabilmente è preda del dubbio che comporta il crollo delle credenze acquisite

Diventa ulteriormente necessaria la polemica contro il soggettivismo razionalista di matrice cartesiana; comportando esso il sovversivo capovolgimento dalla società teocentrica, fondata sul primato della ragione divina, a quella antropocentrica, che pone in primo piano la natura del pensiero umano, misura di tutto il reale (6)

L’ Illuminismo a ragione viene considerato il secolo più malato, nella misura in cui non solo si è ” appassionato all’ errore”, ma ha trascurato tout court la verità (7). Contro l’individualista filosofia illuminista, il Lamennais afferma che la religione è necessaria per garantire ordine e innesto spirituale in seno alla società stessa.

L’empietà generata dall’ illuminismo è comun denominatore di atei, deisti e eretici (ove il riferimento evidente è ai protestanti). I primi disprezzano la religione, considerandola alla stregua di un ” instrumentum regni” per dominare il volgo; i secondi ammettono la necessità di una religione naturale, ma nondimeno respingono la Rivelazione e gli ultimi ammettono la Rivelazione, ma ritengono soltanto pochi articoli fondamentali di essa (7). 

Sul periodo ultramontano- tradizionalista del Bretone ebbe notevole influsso il fratello Jean Marie Robert, che fu sacerdote nel 1804 e che collaborò con Felicitè alla composizione di ” Reflections sur l’ ètat de l’ eglise en France pendant le dix huitieme siecle et sue la situation actuelle” (1808), una dura requisitoria contro le usurpazioni di Napoleone Bonaparte nei confronti del clero; lo stesso Bonaparte censurò l’ opera, impedendone la divulgazione. La posizione ultramontana e antinapoleonica si consolida nell’ opera in tre volumi ” Tradition de l’ è glise sur l’ institution des eveques ( 1814). Nel 1816 sara’ ordinato prete e nell’anno successivo uscì l’ opera  senza dubbio più famosa del Lamennais: “Essai sur l’ indifference en matiere de religion”, la vera e propria Summa del cattolicesimo ultramontano lamenessiano ( in quattro volumi).

Dal punto di vista conoscitivo, Lamennais valorizza la facoltà del ” senso comune” o ” consenso universale” come facoltà teoretica per eccellenza, in polemica con il soggettivismo razionalista; dal punto di vista teologico, l’ opera denuncia l’ opera dell’ illuminismo come secolo massimamente perverso, per la sua propaganda di sovversione della ragione comune, dell’ autorità politica e divina.

“De la religion consideree dans ses rapports avec l’ ordre poltique et civil”(1825-26) appartiene ancora al periodo tradizionalista: in essa il Lamennais pronuncia livorosa critica contro il gallicanesimo, la cui essenza è il tradimento della lezione di Jeanne d’ Arc: la politica gallicana ha segnato precisamente la svolta per cui i sovrani francesi, anziché continuare a porre la politica al servizio della Regalità sociale di Cristo, hanno subordinato la Chiesa allo Stato.

Tutti i problemi della Francia in materia di religione derivano, a giudizio del Bretone, dal fatto che la politica ha perso la propria ispirazione al cattolicesimo ultramontano, cioè universale.

La svolta della concezione politica del Bretone nella direzione del cattolicesimo liberale avvenne con ogni probabilità nel 1829 e fu segnata dall’ opera ” Des progres de la Revolution e de la guerre contre l’ Èglise”, si consolidò l’ anno successivo nell’opera ” Avenir”, cui collaborarono anche i suoi amici Lacordaire e Mantalambert (9), partigiani di un cattolicesimo liberale. In un primo momento Lamennais crede possibile conciliare il liberalismo con l’ orizzonte dell’ ultramontanismo poi finisce progressivamente per abbandonare il cattolicesimo ultramontano, di fatto inconciliabile con le posizioni cattolico- liberali.Papa Gregorio XVI condannò nell’ arco di due anni il “cattolicesimo liberale” con due encicliche: ” Mirari Vos ( 1832) e ” Singulari nos”(1834), senza menzionare esplicitamente Felicite Lamennais ( che pure nell’ opera ” Avenir” aveva dato impulso decisivo alla visione cattolico- liberale, defendendone i capisaldi: libertà di stampa, di religione, separazione tra Stato e Chiesa). È molto probabile comunque che il pontefice avesse tratto principalmente riferimento dall’ opera del Lamennais, ” Avenir”, per formulare sua condanna.

A partire dagli anni 30′ del XIX secolo, la visione teologica politica del Bretone inverte radicalmente la polarità dal cattolicesimo tradizionale a quello liberale.

Da indefesso polemista contro l’ opera sovversiva della Rivoluzione dell’ 89′ alla piena accettazione della triade “libertà uguaglianza fraternità”, valori della modernità che l’ opera ” Avenir” riteneva inquadrabili nel cattolicesimo.

Da convinto partigiano del primato della ragione comunitaria ad assertore della legittimità della ricerca personale e del libero esame.

Da stigmatizzatore implacabile dell’ indifferentismo religioso nell’ opera ” Essai” a difensore della libertà di pensiero e del latitudinarismo.

Da avversario del gallicanesimo, della ragione di stato, nonché assertore del primato della universale monarchia del Papa Re ad antimonarchico e fautore della necessità di una separazione tra Stato e Chiesa, sfera temporale e sfera spirituale ( posizioni espresse sia in “Avenir” che in ” Paroles d’ un croyant”, opera del 1834, da cui si desume che sia dubbia la stessa appartenenza del Lamennais alla fede cattolica).

L’ultima fase del pensiero del Bretone, quella cristiana democratica, evidenzia la malsana contraddizione che divora l’ animo del ” cattolico- liberale- democratico: la dicotomia tra la teorica affermazione della necessità dell’ ubbidienza al Magistero ecclesiastico e una prassi che invece finisce per accogliere la libertà di esame e di pensiero, per cui il Magistero cattolico stesso rimane, nel cattolicesimo liberale democratico, una cornice, un puro sfondo incapace di incidenza pratica. 

L’opera del 34′, Paroles d’ un croyant”, esprime un democraticismo nel cui orizzonte il cristianesimo viene miseramente ridotto a fede sociale nel progresso e l’opera catechetica al disbrigo di faccende puramente sociali, con sostanziale perdita del richiamo all’ idea di Trascendenza

Il singolare destino del Lamennais è stato quello di sviluppare conseguentemente​i motivi del tradizionalismo cattolico ( sino agli anni 30′) sino a una posizione integrale pura e di essere stato al contempo uno dei capiscuola del cattolicesimo liberale moderno che in Italia ha esercitato notevole influsso sul Lambruschini e sul Capponi. Si potrebbe considerare il teologo bretone uno spirito dibattuto da una sorta di doppia estasi, ora verso l’ integrismo ora verso il liberalismo. 

Secondo la tesi di Augusto del Noce (10) il ” caso Lamennais”deve essere ricondotto allo svolgimento necessario della forma dell’ integrismo cattolico destinato a rovesciarsi nel progressismo. L’ integrista condivide, pur con valutazione di segno opposto, con il progressista cattolico il carattere necessario del trascendimento storico che procede al superamento della tradizione. In questa ottica, Lamennais sarebbe un integrista cattolico impossibilitato a restaurare un ” mito”, perciò stesso avrebbe abbandonato la posizione tradizionalista- ultramontana per passare nei ranghi dei cattolici liberali. A mio avviso, invece, il rovesciamento dell’ integrismo cattolico nel progressismo cattolico non ha carattere di necessità, ma è dovuto a scelta personale, all’ inaridirsi dell’ originaria passione per la difesa della tradizione cattolica, al subentrare dell’ infondata convinzione che il progresso storico sia sempre e necessariamente foriero di virtù.

La Misericordia verso il Peccatore non mi ha esentato dal denunciare, nemmeno in questo caso l’errore, l’accecamento, la deviazione dalla retta via.

Con la svolta cattolico liberale degli anni 30, è tracimata tutta la confusione, il dubbio interiore (11) che da sempre hanno divorato Felicitè Lamennais; un dubbio lacerante, pure tenuto a freno apparentemente durante la prima fase di apologia del cattolicesimo ultramontano, tanto roboante quanto non supportata da solido fondamento argomentativo.

Riteniamo il grano che sopravvive sino agli anni trenta appassionata apologia dell’ universale funzione del Papa Re) e scartiamo il loglio successivo.

Cari amici di Radio Spada e della C.a.p, buona lettura!

(1) cfr. Gianfreda Marconi, Prospettive e problemi di una filosofia tradizionalista, Marzorati, Milano, 1983, pag.119 l’ opera della dottoressa Marconi è pregevole per il quadro generale dell’ ultramontanismo francese che offre, anche se la disamina per quanto riguarda la visione teologica del teologo bretone si arresta al periodo ultramontano e non prende dunque in considerazione l evoluzione successiva

(2) cfr. Gianfreda Marconi, Prospettive e problemi, cit., Ibidem

(3) Augusto del Noce, I cattolici e il progressismo, Leonardo, Milano, 1994,p.31

(4) Gianfreda Marconi, Prospettive e problemi, cit.pag 141

(5) Gianfreda Marconi, Prospettive e problemi cit.,pag.126

(6) Gianfreda Marconi, Prospettive e problemi cit.pag.131″ Tutta la controversia del Lamennais contro Cartesio insiste sulla non legittimità del criterio della chiarezza e della distinzione dedotto come sviluppo coerente del cogito e della vanità di fare della ragione la misura di tutte le cose”. La polemica anticartesiana è veramente virulenta nella ” Defense”

(7) Lamennais, Essai sur l’ indifference en matiere de religion, in Oeuvres Completes, Parigi, 1844, Essai I, introduction,pag. 9

(8) Essai,I, pag.49_50

(9) Charles de Montalembert (1810-1870) prese parte alla Seconda Repubblica nata dalla rivoluzione del 48′, nonché al corpo legislativo del Secondo Impero, fu cattolico liberale e monarchico costituzionale. Henri Dominique Lacordaire (1802-1861) fu giornalista e politico cattolico liberale-

(10) Osserviamo che il trapasso dall’ integrismo al progressismo cattolico che si è verificato per il Lamennais, non è avvenuto nella concezione di altri teologi dell’ integralismo cattolico francese: Cretineau Joli, l’ abbe’ Barruel, Mons, Jouin, Mons. Delassus

(11) Va osservato che anche nella prima fase tradizionalista- ultramontana vi sono chiari e scuri nella visione teologica del Lamennais, segnatamente la presenza della deviazione occasionalista del Malebranche; che comporta non tanto l’azione illuminatrice divina ai fini della conoscenza come intendeva Sant’ Agostino, quanto piuttosto l’ontologica visione dell’ Essere Divino stesso