Volentieri offriamo ai nostri lettori questa nostra traduzione dell’ articolo Les complotistes dell’Abbé Jean-Michel Gleize FSSPX pubblicato originariamente sul Courrier de Rome (maggio 2020) e ripreso da La Porte Latine. L’Abbé Gleize è uno dei teologi di riferimento della Fraternità.


1. La pace ha una profonda affinità con l’unità. Perché la pace è la tranquillità dell’ordine e l’ordine è una forma di unità. Siamo in pace quando non siamo dispersi, dissipati, divisi, ma al contrario uniti e unificati nella nostra conoscenza e nel nostro amore. La confusione – l’opposto della pace – si verifica quando la nostra intelligenza dubita perché spinta da due considerazioni opposte o quando la nostra volontà è divisa tra due desideri opposti.

2. L’emergere del Coronavirus, di cui ci è stato tanto parlato, ha portato a misure restrittive e repressive senza precedenti in tutto il mondo. Sono state l’occasione di una recessione economica e finanziaria senza precedenti. E tutto ciò rivela quanto sia facile ora per i nostri leader mettere sotto controllo quasi l’intera popolazione mondiale.

3. Molte persone, per circa tre mesi, hanno condiviso i loro pensieri su questi eventi. Sarebbe forse troppo facile designarli come “complottisti” ed è anzi con slogan di questo tipo che si arriva a rinunciare al pensiero e ad avere un facile pretesto per rifiutare qualunque ragione. Gli slogan sono generalmente chiari e diretti, come qualsiasi cosa semplicistica. Al di là di questo ostracismo dello slogan, pensiamo un po’: cos’è un “complottista”?

4. In un certo senso lo siamo tutti più o meno, perché “ogni uomo desidera naturalmente sapere” dice Aristotele. Cerchiamo tutti spiegazioni e questo è inevitabile perché è profondamente radicato nella nostra natura umana: cerchiamo sempre di sapere “perché?”. E così facendo, cerchiamo di conoscere le cause. Perché proprio la conoscenza, la scienza, consiste nel conoscere le cause, nel cercare il “perché”. In questo senso, ovviamente ogni uomo è un complottista e per non esserlo bisognerebbe togliergli la natura umana!

5. Esistono tuttavia cause e cause. Distinguiamo tra causa e causa e distingueremo anche i diversi tipi di complottisti.

6. Certo, c’è sempre la causa prima in assoluto: Dio e la sua Provvidenza. È elevandoci a questa Causa delle cause che siamo veramente saggi e filosofi; più che filosofi: teologi. Tuttavia, questa causa, mentre spiega tutto, non spiega tutto! Ed è per questo che il nostro naturale desiderio di sapere fa fatica a soddisfarsi. Infatti, la Causa Prima è solo la prima e se spiega tutto, rappresenta una spiegazione comune per tutti gli effetti. Questi effetti possono essere spiegati anche per altri motivi, altre cause, molto specifiche. La malattia è consentita da Dio per la nostra santificazione, per darci l’opportunità di redimere i nostri peccati; ma è anche dovuta ai germi (e ce ne sono di tutti i tipi) o alle nostre deficienze immunitarie (e possono essere molto varie). La scienza – che non è che scienza – non sapienza, ma conoscenza specializzata e accademica, cerca questo tipo di spiegazioni e in una certa misura soddisfa il nostro desiderio di sapere. Questa misura è legittima, a condizione che le spiegazioni siano sufficientemente solide e provate. E a condizione che questa spiegazione per cause particolari, di ordine inferiore, rimanga subordinata alla spiegazione della Causa Prima, Causa delle cause: la scienza, che è la conoscenza delle cause create, non deve escludere la sapienza che è la conoscenza della Causa non creata. Se la nostra scienza è in linea con la nostra sapienza, allora siamo in ordine. E quindi siamo in pace perché siamo in quella tranquillità dell’ordine che è la pace, perché siamo in unità. Unità della nostra conoscenza adeguatamente gerarchizzata. Fino a qui i complottisti sono ancora persone oneste e pacifiche.

7. Le difficoltà iniziano quando la ricerca di cause particolari non ha tutti i mezzi per avere successo. È allora che si impantana e si disperde. Molti elementi ci sfuggono, il che significa che quelli che non ci sfuggono non sono sufficienti perché rimangono troppo parziali. E anche se riusciamo a conoscerli, sono fluttuanti, cambiano e alla fine ci sfuggono di nuovo. Il “perché?” continua a spingere altri “perché?”. E se non possiamo fermarci e stabilirci in una conoscenza ordinata, perdiamo la pace. Il buon senso è sempre sufficiente per renderci edotti del fatto che oltre alle spiegazioni troppo ovvie che ci vengono presentate da altri, ci sono probabilmente altre spiegazioni particolari che ignoriamo, e che esistono anche se le ignoriamo. E anche la sapienza è sempre sufficiente per dirci che tutte queste particolari spiegazioni che forse ignoreremo sempre sono nelle mani del Buon Dio. Ed è proprio quando la spiegazione per cause particolari rimane insufficiente o troppo parziale che il nostro desiderio di sapere deve essere soddisfatto con la Causa delle cause: essa spiega sempre tutto, anche se non ci spiega tutto, almeno per ora. La curiosità è una distorsione – una deviazione – dal nostro naturale desiderio di sapere: consiste nel voler conoscere spiegazioni particolari che ci restano inaccessibili e di cui forse non abbiamo bisogno. La scienza quindi rischia di farci dimenticare – o disprezzare – la sapienza.

8. Questa è la tentazione che ci attende in questi tempi di pandemia e contenimento. La tentazione di una conoscenza che non è sempre ordinata. Ci basti sapere che, se Dio decide di non impedire l’azione di tutti i demoni del globalismo, è perché Egli è Dio, cioè sufficientemente saggio da padroneggiare il gioco di tutte le cause particolari fino alla fine, anche se queste ci sfuggono.

9. I santi sono spesso “falsamente ingenui”, ed è per questo che tutti li amiamo. Questa “falsa ingenuità” è a volte – involontariamente – una lezione vivente. Una lezione vivente, lo siamo sempre tutti, e prima di tutto per noi stessi, quando siamo veramente ingenui. Ma la lezione è ancora più grande e più interessante da parte di coloro che sono “falsamente ingenui”. Seduto sullo sterco e con il corpo ricoperto di pustole, il sant’uomo Giobbe doveva meditare in anticipo sulla parola del Vangelo: “Non un tuo capello cadrà quaggiù senza il permesso del Padre Celeste“. È stato ingenuo? Ci si potrebbe chiedere, leggendo per la prima volta questa sacra storia, se non fosse stato piuttosto eroico. Ma con il senno di molte letture, e alla fine (si spera) di questa follia del Coronavirus, ci si può anche render conto che Giobbe non era complottista.


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