Mattia Preti, Cristo en gloria con santos, 1660-61, Museo del Prado, Madrid
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da La Tradizione Cattolica Anno XXVI – n°2 (95) – 2015
di don Gabriele D’Avino FSSPX

QUI la prima parte

La santità dei princìpi e dei membri nella società fondata da Gesù Cristo
Non basta dimostrare che in una società ci siano materialmente dei principi che Dio ha voluto come veicoli di santità; bisognerà che questi principi si inseriscano nel quadro di una predicazione, di un insegnamento, di una giurisdizione che corrispondano all’autentica istituzione divina.
Così, non per forza una società è santa perché in essa si amministrano validamente dei sacramenti. Stiamo cercando, infatti, quale sia la vera Chiesa di Cristo attraverso la nota di santità, e per definizione i sacramenti sono fonte di santità soltanto nel quadro della società che li possiede legittimamente, cioè la vera Chiesa di Cristo (infatti l’efficacia dei sacramenti non è una cosa visibile ma oggetto di Fede, e la vera Fede è predicata soltanto nella vera Chiesa di Cristo); quindi bisognerà prima sapere quale sia la vera Chiesa per poter affermare la «santità” di un sacramento; se prendiamo come punto di partenza la presenza appunto dei sacramenti in una società, avremo fatto una petizione di principio e non avremo dimostrato nulla.
Stessa cosa dicasi per la Sacra Scrittura: senza dubbio essa è ispirata da Dio, ma non lo è in quanto “lettera morta”, bensì in quanto il suo significato è compreso in conformità all’intenzione del suo autore [3]. In altre parole: non è la presenza della Bibbia come patrimonio di una società a dimostrarne la santità; al contrario, la Bibbia con la sua corretta interpretazione è fonte di santità se e solo se (e nella misura in cui) la vera Chiesa di Cristo ne attesta, con l’autorità magisteriale datale dal suo Fondatore, la conformità alla Parola di Dio, l’ispirazione, l’inerranza.
Tale è il sofisma della nuova ecclesiologia del Vaticano II che, in Lumen Gentium n° 8, parla di «elementi di santificazione» al di fuori dei limiti visibili della Chiesa militante, a proposito appunto della Sacra Scrittura e di alcuni sacramenti. Il sofisma consiste nel fatto di partire dall’esistenza di alcuni riti sacramentali e dei libri sacri per dedurne la bontà anche solo parziale di una setta religiosa, senza preoccuparsi di considerare quale sia il quadro di tali riti e quale l’autorità di detti libri.
Veri princìpi di santità, dunque, sono quelli che, nel quadro di una predicazione costante ed universale, sotto la guida di un’autorità direttamente voluta da Dio, attraverso un insieme di strutture sociali e di regole morali, permette l’ottenimento di quell’unione a Dio necessaria per giungere alla vita eterna. Tali princìpi sono una dottrina conforme e superiore alla (ma mai contro la) ragione umana, una morale che realmente perfezioni l’uomo naturalmente e soprannaturalmente; tutti gli altri mezzi che permettano all’uomo, singolarmente e nella società soprannaturale, di mostrare anche all’esterno i segni di tale perfezione, attraverso una vita edificante e docile agli insegnamenti divini.
Ora, non c’è dubbio che la Chiesa di Cristo possiede tale santità di princìpi, e l’argomento è semplice: la Chiesa fu fondata da Gesù Cristo per portare gli uomini alla vita eterna, e dunque è necessario ammettere che (data l’infallibilità di Dio) essa possieda i mezzi per giungere a tale fine, cioè appunto i princìpi che conducano alla vita eterna; se essi mancassero, la Chiesa sarebbe incapace di raggiungere il suo scopo e la sua fondazione sarebbe inutile.
A ben vedere, la santità dei membri della Chiesa di Cristo deriva naturalmente da quella dei princìpi, come una conseguenza necessaria. In primo luogo abbiamo degli indizi nella Sacra Scrittura che attestano il raggiungimento di uno scopo così nobile; ad esempio, il passaggio dell’Epistola agli Efesini, in cui San Paolo afferma: «Come Cristo amò la Chiesa e diede se stesso per lei al fine di santificarla, […] per far comparire Egli stesso davanti a sé gloriosa la Chiesa, affinché sia senza macchia, senza ruga o altra cosa siffatta, ma anzi santa e immacolata [4]». Ecco dunque che, secondo la testimonianza della Scrittura, nella Chiesa ci sono degli individui che raggiungono il fine della salvezza eterna tramite una purezza di vita (significata metaforicamente dall’assenza di macchie o rughe).
In secondo luogo, un argomento teologico basato sul passaggio di San Matteo che riporta le parole di Nostro Signore: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo [5]»; espressioni del genere nella Sacra Scrittura, a dire del Card. Billot, indicano sempre la riuscita di un’impresa e il raggiungimento di un fine [6]. Se dunque Gesù ha voluto promettere la sua continua assistenza alla Chiesa, è fuor di dubbio che, almeno in alcuni dei suoi membri, lo scopo voluto sia stato raggiunto.
Questi due elementi, dunque, la santità dei principi e quella dei membri, costituiscono una nota positiva di visibilità della Chiesa, poiché sono riscontrabili dalla retta ragione: il semplice buon senso ci fa infatti distinguere non tanto una dottrina vera da una falsa, ma almeno una dottrina che porta l’uomo ad una vera perfezione, naturale e soprannaturale: pensiamo a ciò che concerne il perdono dei peccati, la punizione per le iniquità, il premio per i giusti; similmente dicasi per la morale. La santità dei membri, non quanto all’unione interiore a Dio (puramente invisibile) ma quella eroica e straordinaria che brilla all’esterno è anch’essa un fatto constatabile alla ragione e ai sensi.
Questi due elementi, inoltre, sono proprietà della Chiesa di Cristo perché Cristo solo, nell’ordine presente delle cose, è fonte di vera santità e ogni perfezione passa attraverso di Lui.
Infine, questi due elementi costituiscono un miracolo morale che dimostra l’intervento di Dio su una società rendendola «credibile», poiché solo un intervento divino può spiegare l’esercizio di virtù eroiche in conformità di una predicazione che superino (entrambe dico, virtù e predicazione) le forze e le capacità della natura creata.
Se dunque la nota di santità appartiene in proprio alla Chiesa di Cristo e a nessun’altra, resta da dimostrare che l’unica vera Chiesa fondata dal Cristo è la Chiesa Cattolica Romana, poiché quest’ultima sola possiede tale nota.

Continua …


NOTE

  1. Ibidem, pag. 222, n° 254.
  2. Ef. 5, 25-27.
  3. Mt. 28, 20.
  4. L. Billot, «L’Église, sa divine institution et ses notes», Courrier de Rome, Paris 2011, pag. 270, n° 264.