Il nuovo nuovo-messale della CEI corredato dalle tavole di Mimmo Palladino
[foto da diocesi.torino.it]


Riprendiamo dal blog messainlatino.it alcuni passi di un saggio del 1955 del card. Celso Costantini, noto cultore e produttore d’arte, sulla degenerazione dell’arte sacra e dell’arte in generale.

Nato in Friuli il 3 aprile 1876, dopo gli studi filosofici, fu ordinato sacerdote nel 1899. Nel 1918 fu nominato vicario generale della diocesi di Concordia, nel 1920 amministratore apostolico di Fiume. Il 22 luglio 1921 fu eletto vescovo titolare di Gerapoli di Frigia. Nominato il 12 agosto 1922 primo delegato apostolico in Cina ed elevato arcivescovo titolare di Teodosiopoli di Arcadia il 9 settembre, l’8 novembre giunse a Hong Kong e il 29 dicembre a Pechino. Nel 1924 promosse il primo Concilio Plenario di Cina. Grazie alla sua opera, il 28 ottobre 1926, Pio XI consacrò i primi sei vescovi cinesi. Bene fondata la cristianità cinese, nel 1935 fu richiamato a Roma per assumere le funzioni di Segretario di Propaganda Fide. Nel 1953 Pio XII lo annoverò fra i Cardinali e l’anno successivo lo nominò Cancelliere di Santa Romana Chiesa. Morì, durante la sede vacante del 1958, il 17 ottobre.


[foto da associazionecardinalecostantini.it]


I – Horresco referens

Mi duole di deturpare le nitide e serene pagine di questa Rivista con la riproduzione, almeno parziale e sommaria, degli orrori iconografici di certa presunta arte modernista. Ma è pur necessario di documentare gli aspetti di questa nuovissima eresia iconografica, perché non si dica che io parlo quasi aerem verberans – come chi batte l’aria (I Cor., 9, 26). Ne ho trattato nel fascicolo II dì “Fede e Arte” del febbraio 1954, sotto il titolo “Signore, ho amato il decoro della tua Casa”. Ma la deformazione delle sacre immagini continua ad imperversare al modo stesso con cui ricalci­trarono ostinatamente le antiche eresie.
È per questo che pare necessario e anche urgente di riprendere la frusta con cui N. S. Gesù Cristo ha cacciato i profanatori del tempio.

L’eresia iconografica
L’eresia così viene definita, limitando la considera­zione soltanto all’aspetto oggettivo (l’aspetto soggettivo appartiene alla morale): “Una dottrina che contraddice direttamente a una verità rivelata da Dio e come tale proposta dalla Chiesa ai fedeli. In questa definizione si rivelano due note essenziali dell’eresia : a) l’opposizione a una verità rivelata; b) l’opposizione alla definizione del Magistero ecclesiastico”. (Parente, Piolanti, Garofalo: Dizionario di Teologia dommatica. Studium, pag. 86).L’attentato di Leone Isaurico e di altri imperatori bizantini contro il culto delle sacre immagini fu detto l’eresia iconoclasta, che rimase famosa nella storia eccle­siastica.
Oggidì non si nega, teoricamente, il culto delle sacre immagini, ma, sotto un certo aspetto, si fa praticamente qualcosa di peggio: cioè si degrada il culto; si nega con la eresia figurativa la divinità di Cristo e della sua Chiesa.
Alcuni Religiosi e molti artisti sono certo in buona fede, e conviene illuminarli, dissipando il feticismo della modernità. Ma alcuni artisti, iscritti ai partiti avversari alla religione o atei, hanno spiegato una sottile e perfida offensiva contro la religione, parallelamente all’offensiva che si conduce con certa stampa, rendendo spregevole e ripugnante l’iconografia sacra e quindi il culto cristiano. Sono note le caricature blasfeme diffuse nella Russia e nella Cina.
Sappiamo bene che, secondo le teorie di Marx, Engels, Lenin ecc., la religione è una superstizione antiscientifica, è l’oppio dei popoli, perciò si deve combattere con ogni mezzo a fine di instaurare la dittatura del popolo. Per questi corifei del materialismo anche l’arte è legata alla lotta di classe e deve prendere parte contro la cosiddetta arte borghese e specialmente contro l’arte religiosa. L’arte comunista pare che si affermi dove comincia lo sfacelo dell’arte borghese e specialmente lo sfacelo dell’arte cristiana.
Lo scultore P. Canonica mi dice: “Dio ha dato agli artisti il dono di capire e riprodurre la bellezza. Ora invece si deturpa la bellezza creata da Dio. Siamo in presenza dell’anticristo, che trascina tanti artisti, consapevoli o no, a disonorare l’arte della Chiesa. (…) Bisogna reagire senza stan­chezza contro l’opera dell’anticristo, che entra nelle Chiese, camuffandosi coi paramenti sacri per ingannare i fedeli. Non si tratta solo d’arte, ma si tratta della difesa della religione, e ciò riguarda voi sacerdoti”.
Sì, abbiamo il diritto e il dovere di reagire, appog­giandoci al Magistero della Chiesa. E mi si voglia per­donare se insisto su alcuni principi e documenti citati nell’articolo di “Fede e Arte” del febbraio 1954.Si ritorna, in arte, anche all’eresia del manicheismo risalente al II secolo dopo Cristo e rifiorente nella setta dei Catari del secolo XII. Si sa che il manicheismo predicava il dualismo tra la materia e lo spirito, tra la luce e le tenebre, tra il bene e il male, tra Dio e satana.
Ora alcuni artisti, invece che risalire a Dio, fonte del bene e della bellezza per rifletterne un raggio sulle creature, depravano la natura e specialmente la figura umana rendendola abietta e odiosa, peggio ancora, questi nuovi manichei gettano il fango della loro eresia satanica sulle adorabili immagini di Cristo, della Vergine e dei Santi.
Molti artisti operano probabilmente senza una consa­pevole conoscenza dell’eresia manichea. Ma, praticamente, sono attanagliati nelle spire di quella eresia. Ciò che i manichei predicavano con le parole e gli scritti, questi tardi epigoni lo fanno con un orrido catechismo figura­tivo. Quae autem conventio Christi ad Belial? – Quale intesa fra Cristo e Belial? (II Cor., 6-14). Certe maschere diaboliche richiamano al pensiero ciò che scriveva Minucio Felice circa un secolo dopo Cristo: “Gli spiriti impuri, i demoni si nascondono sot­to le statue e le immagini consacrate e per la loro ema­nazione producono l’impressione che una divinità male­fica è presente” (Octavius XXVII).Cari artisti, è tempo di riscuotersi. I Religiosi, che conoscono bene la teologia e il manicheismo, stiano in guardia contro il ripullulare di una eresia condannata dalla Chiesa e specialmente da Innocenzo III. Se l’igno­ranza può scusare molti artisti, difficilmente può scusare quei Religiosi, che sono patrocinatori della rinascita, in arte, del manicheismo.
Nella Professione di Fede è detto: “Firmiter assero imagines Christi ac Deiparae semper Virginis aliorumque Sanctorum habendas et retinendas esse atque eis debitum honorem ac venerationem imper­tiendam”.


Lo stesso Cardinale nel 1956 scriveva su Vita e pensiero: “Quando si dà la testa di gorilla al Crocifisso, si nega la sua divinità e si ripete la bestemmia di Sirmio. Quando si degrada la rappresentazione della Vergine con immagini deformi e ripugnanti, quando si raffigurano i santi con teste di scimuniti o di degenerati, si nega non solo il carattere venerabile di questi soggetti, ma si insulta il culto cattolico esattamente come si fa con la bestemmia”
Un esempio di queste bestemmie ed eresie figurative:

Tavole dal Lezionario DOMENICALE E FESTIVO – ANNO B – Ufficio liturgico  nazionale
Una delle tavole del Lezionario CEI del 2007
[foto da UFFICIO LITURGICO NAZIONALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA]