Pio IX e alcuni membri della corte nel 1862.
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da fsspx.news


L’articolo precedente ricordava l’indipendenza spirituale del Papa dallo Stato, insegnata dal Magistero. Questa indipendenza spirituale determina un’indipendenza temporale: andremo a vedere come.

Il principio fondamentale che sta alla base di questa indipendenza nell’ordine temporale è questo: la Chiesa ha un diritto sovrano in tutto ciò che riguarda l’indipendenza temporale del Papa.

Gli oppositori dell’indipendenza temporale

Dalla scomparsa dello Stato Pontificio non sono mancate le voci per contestare questa indipendenza temporale. Ancora oggi alcuni vorrebbero che la rappresentanza della Santa Sede alle Nazioni Unite sparisse, ad esempio, per il motivo che il Vaticano non è uno Stato nel senso pieno del termine.
Quindi, secondo questi oppositori, la Chiesa, in termini di potere pubblico e sociale, non ha altri diritti se non quelli riconosciuti dalle società attuali. In particolare, non ha alcun diritto su questioni puramente temporali.
Ora, tutto ciò che riguarda l’indipendenza temporale attribuita al Romano Pontefice, appartiene, secondo il diritto delle società moderne, ad un ordine di cose puramente temporale o politico. Di conseguenza, la Chiesa non può pretendere nulla da sola, ma dipende dal beneplacito degli altri Stati.

L’insegnamento della Santa Sede

Secondo il Magistero, non solo l’indipendenza del Papa considerata di per sé, ma anche i mezzi che la Chiesa ritiene necessari per il mantenimento e la difesa di questa indipendenza, ricadono immediatamente sotto la sola autorità della Chiesa.
Ciò deriva da questa verità: la Chiesa fondata da Nostro Signore come società perfetta possiede, di diritto, il potere completo su tutto ciò che appartiene al fine soprannaturale; ma anche su ciò che ha una certa connessione con questo fine.
Leone XIII insegna nell’Enciclica Immortale Dei che: “Pertanto tutto ciò che nelle cose umane abbia in qualche modo a che fare col sacro, tutto ciò che riguardi la salvezza delle anime o il culto di Dio, che sia tale per sua natura o che tale appaia per il fine a cui si riferisce, tutto ciò cade sotto l’autorità e il giudizio della Chiesa” (DzS 3168).
Ora, come insegnano i documenti papali, ciò che concerne l’indipendenza temporale del Papa e i mezzi per garantirla in modo sufficiente per il bene spirituale dei fedeli, rientra senza dubbio nell’autorità spirituale della Chiesa.
Pio IX dichiarò che era sua responsabilità “difendere il principato civile della Santa Sede, insieme ai diritti e ai possedimenti di Santa Romana Chiesa; per la libertà di questa stessa sede che è tutt’uno con la libertà e l’utilità di tutta la Chiesa.” [1]
Seguendo il suo predecessore, Leone XIII spiega che: “Quando si tratta del Dominio temporale della Sede Apostolica, si tratta altresì del bene e della salvezza di tutta l’umana famiglia. Quindi Noi, per ragione dell’ufficio che Ci impegna a difendere i diritti di Santa Chiesa, non possiamo affatto dispensarci dal rinnovare e confermare con questa Nostra lettera tutte le dichiarazioni e le proteste che il Nostro Predecessore Pio IX di santa memoria fece ripetutamente, sia contro l’occupazione del Principato civile, sia contro la violazione dei diritti della Chiesa Romana.” [2]
Papa Leone XIII risponde quindi a un’obiezione: “Le pretese pontificie non sono dettate dallo spirito di ambizione, né dall’avidità della grandezza terrena. In verità, è la grande causa della libertà e dell’indipendenza della Chiesa che ora è in subbuglio.[3]”
È vero che questa causa eminentemente spirituale include un elemento temporale consistente nel possesso dell’autorità civile. Ma, secondo l’espressione di Pio IX, questo elemento assume un carattere spirituale “in forza della sua sacra destinazione e dello strettissimo vincolo che lo lega ai più alti interessi della Società Cristiana.”[4]
Non è difficile comprendere che i beni temporali necessari all’esistenza della Chiesa, o indispensabili al culto divino, partecipano in qualche modo alla natura dei beni spirituali; quindi, sono dominio esclusivo della Chiesa. Lo stesso vale per il principato civile del Romano Pontefice, per gli altissimi fini soprannaturali ai quali è ordinato il suo possesso.

Una bella illustrazione del cardinal Pie

Così lo spiega il cardinal Pie in questo bel brano: “E non stupiamoci se parliamo di sacrilegio in connessione con la spoliazione della natura temporale della Chiesa. Il Figlio di Dio fatto uomo poteva essere colpito dai suoi carnefici solo nella sua natura umana, nel suo corpo materiale; e i carnefici, facendo a pezzi la sua carne mortale, hanno tuttavia commesso il sacrilegio supremo che si chiama deicidio.
“La Chiesa, sulla Terra, è continuazione della persona di Gesù Cristo. Invulnerabile nella sua essenza puramente spirituale, è attraverso il suo lato umano e temporale che può essere specialmente attaccata; e quelli che la attaccano suquesto fronte non sono meno colpevoli di lesa religione divina. La sposa del Verbo fatto carne ha il diritto di occupare e conservare, su questo globo terrestre, il posto materiale necessario e favorevole alla sua azione divina sugli uomini, cioè sulle anime unite ai corpi, sugli individui che vivono nella società e in una nazione.
“Se è vero che Dio, riservandosi il Cielo, ha dato la terra ai figli degli uomini, non è decaduto dal diritto di possedere ciò senza cui la sua religione e il suo culto, o non esisterebbero, o non esisterebbero con tutti gli sviluppi desiderabili…
“Infine, il divino Salvatore ha fondato la sua Chiesa sull’unità; gli ha dato una costituzione monarchica. Al di sopra di tutti i sacerdoti e i vescovi, al di sopra dei successori degli apostoli, c’è per diritto divino un successore di Pietro, pontefice e pastore di tutta la Chiesa. Questo potere spirituale, che viene esercitato su tutti gli uomini e su tutti gli imperi, richiede una situazione speciale. L’onore, l’imparzialità, l’indipendenza di questa autorità suprema e universale richiedono che sia libera da ogni possibile pressione, da ogni dominio estraneo…”
“Il Sommo Pontificato trova in questa regale indipendenza, da più di mille anni, il pegno della sua libertà e della sua dignità per il buon governo della Chiesa universale, per la corretta rappresentazione di tutti i sacri interessi di cui è responsabile, lo abbiamo detto con Bossuet, e ve lo ripetiamo oggi in unione con l’enciclica di Pio IX e con la dottrina di tutto l’episcopato cattolico: ogni mano profana che si intrometta a modificarla, a secolarizzarla, si rende colpevole di sacrilegio. [5]”.


(Fonte: Dublanchy РFSSPX.Actualit̩s)


[1] Allocuzione concistoriale del 20 aprile 1849, a Gaeta.
[2] Enciclica Inscrutabili del 21 aprile 1878.
[3] Discorso del 27 settembre 1888 ai pellegrini del clero italiano.
[4] Lettera apostolica Cum catholica del 26 marzo 1860.
[5] Mandement du 26 janvier 1860, Œuvres, 2e édit. Poitiers, 1866, t. III, p. 556 sq.